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Gianluca Gorini e il suo abbinamento cibo-birra: un connubio che può regalare ancora tante soddisfazioni

A San Piero in Bagno (FC), piccolo comune nel cuore dell’Appennino tra Romagna e Toscana, un giovane ma già “navigato” chef sta creando una perfetta commistione fra la tipica accoglienza romagnola e una cucina gourmet votata alla contemporaneità. Stiamo parlando di Gianluca Gorini, eclettico patron dell’omonimo ristorante da Gorini, insignito della celebre Stella Michelin.

Abbiamo deciso di intervistarlo anche per avere un autorevole parere riguardo un abbinamento abbastanza insolito per un ristorante gourmet: quello tra cibo e birra.

Come è nata l’idea di aprire un locale tutto tuo e quali fattori ti hanno portato a questo nome?

“Il mio sogno, fin da bambino, è sempre stato quello di aprire un ristorante e mi ritengo fortunato in quanto non credo sia così scontato avere le idee chiare sul proprio futuro già in tenera età.

Per quel che riguarda il nome del locale ho deciso di proseguire la storia della mia famiglia che gestiva un ristorante a cui aveva dato il proprio nome; credo che questa sia una caratteristica tipicamente italiana, legata alla tradizione gastronomica del Bel paese. Rispecchia, inoltre, anche il nostro modo di fare ristorazione, esprimendoci in maniera contemporanea senza però dimenticare le radici e la nostra identità, coccolando il cliente a 360 gradi con sorrisi, attenzioni, gentilezza e con una buona cucina”.

Qual è la sua personale sfida come ristoratore?

“La vera sfida di un ristoratore non è quella di portare il cliente per una volta al proprio locale ma deve essere quella di farlo tornare in maniera ciclica, costante, perché solo così un ristorante ha la possibilità di progettare e di guardare al futuro con serenità.

Altro mio grande obiettivo è quello di raccontare la nostra cultura con un linguaggio nuovo, personale, attraverso tecniche, conoscenze e possibilità che trent’anni fa non esistevano”.

Sappiamo che nel menu è presente un piatto abbinato ad una birra; cosa ne pensi e cosa ti ha spinto verso questo connubio?

“Io credo che oggi uno chef debba avere la capacità di non limitarsi, l’abbinamento con la birra non è di per sé una cosa così strana, è un modo per dare una sfumatura diversa a livello di gusto ma anche di prospettiva: viviamo in un’epoca in cui abbiamo la possibilità di avere tutto per cui dobbiamo essere in grado di maneggiare ogni cosa se vogliamo dare un tocco moderno a quello che facciamo.

Per quel che mi riguarda, l’abbinamento cibo-birra è nato perché un certo piatto richiedeva determinate caratteristiche che ho ritrovato nella birra.

Uno degli abbinamenti tra cibo e birra che proponiamo vede protagonista il carciofo, un prodotto storicamente di difficile connubio con il vino. La bevanda luppolata ci ha invece permesso di trovare una completezza ed una corretta dimensione per il carciofo che noi aromatizziamo con una polvere al tè matcha per un gusto ancora più tannico. Siamo quindi riusciti a trovare quel giusto punto di freschezza e di acidità perfette per completare il piatto”.

Quale tipologia di birra è solito usare per questa preparazione?

“Solitamente usiamo una IPA con note leggermente vegetali, luppolate e tostate”.

Qual è la strada da percorrere per far capire agli italiani che la birra può essere accostata anche ad una ristorazione gourmet?

“Bisogna stimolare nelle persone la voglia di arricchire il proprio bagaglio culturale. Io penso che chi frequenti il nostro locale sia comunque predisposto ed aperto a questo tipo di esperienze poiché ci siamo costruiti una forte credibilità fatta di conoscenze, lavoro e professionalità; per la clientela risulta quindi più semplice lasciarsi guidare dalle nostre proposte”.

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