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Il ristorante romano apre in via della Frezza 64-66

Nel centro storico di Roma, inizia la terza avventura dell’amato attore romano Claudio Amendola: Frezza, cucina de coccio. Nel 1990 il primo locale, nel 2010 un’osteria a Valmontone per poi approdare nel 2022 nel cuore di Roma.

Dall’amore per la città eterna e per la buona cucina, ha inaugurato il ristorante Frezza, prendendo il nome dall’omonima via situata alla fine di via del Corso, a due passi da piazza del Popolo. Un nome che si pensa diventerà un brand da esportare.Come è nata l’idea di Frezza?

Claudio forte del suo senso di appartenenza e di riconoscenza verso la propria città natale e tutto il suo popolo, ha visto più che naturale dedicare questa nuova apertura ai romani.

Il menù è emerso da una consulenza dello chef Davide Cianetti e la cucina è stata affidata allo chef Gianluca Passi. La pizza romana invece al pizzaiolo Marco Merola, già noto per il suo locale a Centocelle e la sala al restaurant manager Riccardo Bonanni.

Sia la cucina sia la pizza rappresentato un inno alla romanità, alla tradizione e all’abbondanza. Un’offerta gastronomica e culinaria genuina, di cuore, con materie prime di una volta. Un po’ a ricordare il pranzo della domenica a casa della nonna.

Anche la carta dei vini curata da Riccardo mette al primo posto il Lazio, senza però disattendere le richieste della clientela internazionale mantenendo un’offerta ampia. Simpatica la drink list anch’essa legata ai nomi dei luoghi di riferimento di Roma (come Pantheon, Piazza Navona, Tempio di Vesta..etc), andando un po’ a sgrassare una cucina che nel complesso risulta carica.

Il menù di Frezza

Già dagli antipasti si delinea l’identità del locale. Fritti come il supplì (come lo facevano le nonne romane, con una panatura sottile e con il macinato visibile nel sugo, ovviamente filante), la mozzarella in carrozza, la polpetta di bollito (con un sentore bello spinto di cipolla), il fiore di zucca (anche se la pastella non ha soddisfatto le aspettative). Una sorpresa le bombe salate, una pizza fritta ripiena (quella più gustosa con un sugo di coda alla vaccinara). Presenti anche le bruschette e i taglieri di salumi e formaggi.  

I primi ovviamente sono la cacio e pepe (con i tonnarelli), l’amatriciana (con i rigatoni), la carbonara (con uno spaghetto fresco) e la puttanesca (con le linguine). Tutti piatti esaltati dalla presentazione nelle terrine di terracotta (a sottolineare la “cucina de coccio”). Le materie prime sono di un buon livello anche se per puntare ad una cucina popolare d’osteria i piatti risultano un po’ grossolani. L’osteria rustica ci piace ma la cottura del guanciale ancora deve essere portata a puntino. Per i romani il guanciale è tutto. Ma la materia c’è, va solo affinata la tecnica.

La pizza rigorosamente romana è stata impeccabile. Croccante, sfiziosa e gustosa. Un impasto sottile steso a mano realizzato con farine macinate a pietra. Nel menu sono suddivise in rosse, bianche e d’autore.

Per i secondi c’è tutto il repertorio. Spaziano dalle polpettine al sugo, agli involtini alla romana , al pollo alla cacciatora, alla coda alla vaccinara, ai broccoletti e salsiccia fino al baccalà alla romana. Il tutto accompagnato da verdure di stagione del territorio.

Tra i dolci l’introvabile zuppa inglese, i dolci della nonna, le crostate fatte in casa e ovviamente le ciambelline al vino. 

Il locale

Il ristorante a due passi da via del Corso è suddiviso in due sale, per un totale di 150 mq e 50 posti interni, a cui si andranno ad aggiungere quelli esterni. Gli ingressi sono due, uno per sala. Uno su via della Frezza e l’altro su via delle Colonnette. Bancone del bar nella prima sala e cucina e forno a gas a vista nella seconda.

L’ambiente ricorda una trattoria romana di Trastevere, un clima disteso e informale, con cocci colorati a rendere il tutto dinamico e giocoso. I tavoli sono in marmo, le panche in legno e i muri ornati da targhe che richiamano qualche piatto della tradizione.

Aperti pranzo e cena tranne il lunedì.

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