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Nella splendida cornice dell’Hotel Villa Bartolomea, vicino a Verona, continua l’epopea del celebre ristorante stellato

Che emozione arrivare fin qui, nel silenzio della Transpolesana, la superstrada che collega Verona a Rovigo, per respirare l’atmosfera di sempre, con Francesco (Carlo) Tamani che ti accoglie, quasi appollaiato a fianco della reception del maestoso hotel che ospita la “nuova” Ambasciata, oggi all’interno di Villa Bartolomea. Non siamo lontani da Isola Rizza, dove Giancarlo Perbellini fece le sue prime mosse, a conferma dell’alto valore gastronomico di un territorio peraltro non troppo conosciuto daI gourmand contemporanei. Certo, Quistello manca, laggiù nella campagna mantovana, terra di zucche e di Lambrusco, di argini e di cucina fluviale: impresso nella memoria, quel luogo resta un ricordo, il mito di sempre, con quella location “teatrale” in cui gustare piatti della tradizione e in cui godere di Carlo che “innaffia” i tappeti con schizzi estemporanei di prezioso Champagne. Per vent’anni
e passa, a ogni Vinitaly, quella tappa era d’obbligo, con il fiume Secchia a pochi
metri, uscita Pegognaga della Modena-Brennero, verso il due stelle Michelin
allora più iconico fra tutti.

La figura grandiosa (in tutti i sensi) di Romano Tamani, lo chef patron della mitica Ambasciata, oggi come allora, governa la cucina di un luogo fuori dal tempo. Qui a Villa Bartolomea, hotel e spa a quattro stelle immerso nel verde, grazie a un imprenditore attento e appassionato sono rinati i fasti della vecchia Ambasciata che, diciamolo, oggi è addirittura migliorata rispetto alla precedente location: è splendida la cucina a vista, di fronte alla sala principale, coi pavimenti in marmo ricoperti da tappeti pregiati (nello stile di sempre), con una mise en place fatta di porcellane, cristalli e ceramiche inglesi d’autore. La riproduzione di un dipinto di Giulio Romano fa da sfondo ai sapori della grande cucina di Romano Tamani: settantotto anni di passione, cuore, energia. Non un momento di disattenzione, non una distrazione, una leggerezza: la sua presenza ai fuochi della cucina è incessante. Lo chef Michele Pasetto (un numero uno) e il sous chef Luca Soffiati (bravo e preciso) sono sempre attenti alla direzione del maestro, eseguendone le indicazioni alla perfezione. Il risultato è eccellente: la cucina di Romano si esprime secondo le aspettative, addirittura superandole, nei fantastici Tortelli di zucca con crema di zucca e parmigiano reggiano di Quistello, nel Risotto alla Mantovana con piccione all’Amarone riserva Giulietta, nei mitici Tortellini in brodo di cappone e coda di bue, con sedano carote e cipolla, per proseguire con la Anatra muta croccante al forno, ristretto allo Sherry, patate arrosto. Un piatto stellare che, in onore alla materia prima e alla cura della cottura, merita grandi riconoscimenti. E che dire del Fegato d’oca fresco in padella al Recioto di Anselmi, con i frutti di bosco? La sala, gestita in modo eccellente da Carlo, è validamente supportata da Gioia Beltrame, sommelier, il cui sorriso è allineato alla atmosfera solenne ma a suo modo informale che caratterizza il servizio. Un ristorante come l’Ambasciata regala valore aggiunto alla splendida ospitalità, grazie anche alla ricca carta dei vini, le cui selezioni di Champagne sono proverbiali e, per restare sul territorio, i cui rossi veneti fanno trasalire per potenza e struttura: in questa occasione abbiamo degustato un Amarone 2010 Riserva, della cantina Buglioni: fragrante, gradevole, intenso.

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