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Tre giovani artisti racconta cosa succede quando la musica elettronica incontra il cibo

Ricerca, passione, e voglia di emozionare sono tre ingredienti fondamentali per la perfetta riuscita di un concerto da assaporare in tutti i sensi. A raccontarlo i ragazzi di Food Ensemble, progetto artistico che unisce cucina e musica elettronica.

Com’è questo progetto?

“Dalla voglia di sperimentare e combinare  insieme due arti che amiamo profondamente. Il processo creativo che ci ha portato a creare una musica fatta con il cibo ha radici nella ricerca, quella continua necessità di scoperta che accompagna ogni artista. Siamo partiti utilizzando strumenti di cucina come elementi musicali, ma abbiamo presto capito che mancava il cibo, l’atto stesso di consumare la nostra musica da parte del pubblico. Così, abbiamo giocato con i sensi creando Il primo concerto che puoi mangiare”.

Cucina e musica elettronica: due mondi distanti anni luce fra loro, eppure voi siete riusciti a creare qualcosa di unico. Quando avete capito che avrebbe funzionato?

“Non c’è stato un vero e proprio momento. Siamo partiti scommettendo e poi abbiamo iniziato a osservare le risposte del nostro pubblico. Lentamente la nostra performance e tutta la nostra produzione artistica si sono evolute fino a diventare ciò che oggi è: un’esperienza che coinvolge i sensi”.

Qual è il messaggio che volete trasmettere?

“Prima di tutto vogliamo coinvolgere, vogliamo che i nostri ospiti vivano un’esperienza nuova e inaspettata. Immagina di sentire un suono che riconosci, che ti riporta alla mente un cibo. Questo suono diventa musica e questa musica diventa un sapore, e quando lo assaggi è nuovo, diverso persino da quello che ti aspettavi”.

Avete un piatto preferito che ogni volta vi suscita grandi emozioni e nuovi beat?

“Mangiamo in continuazione e assaggiamo le creazioni degli altri chef con curiosità e in cerca di ispirazioni. Non c’è un piatto specifico. Possiamo parlare, invece, di una sensazione che quando torna ci fa sussultare: la sorpresa. Ogni volta che sentiamo un sapore nuovo, un accostamento inedito ci emozioniamo”.

C’è una cucina più musicabile?

“Ogni ingrediente può diventare musica, ogni suono può essere interpretato e trasformato in melodia”.

Avete anche collaborato con lo Chef Davide Oldani: com’è stato lavorare al suo fianco?

“Lavorare con Davide è un’ispirazione continua e un’emozione unica. Uno chef rigoroso e al contempo aperto alla sperimentazione. Si è divertito insieme a noi e ha valorizzato al massimo questa proposta artistica. Insieme abbiamo raccontato Il suono della Pasta. A breve il progetto avrà un seguito, diciamo inedito!”.

Nuove collaborazioni con altri noti chef?

“Non possiamo svelare nulla, possiamo solo dire che nei prossimi mesi ci saranno molte sorprese”.



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