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Qual è la situazione nel settore alimentare 

In occasione dell’8 marzo Festa della Donna quest’anno è quanto mai importante parlare di parità di genere e occupazione al femminile. I dati riportano una situazione italiana abbastanza drammatica. Secondo le ultime rilevazioni sull’occupazione registrate dall’Istat, nello scorso mese di dicembre 101 mila persone non hanno più un lavoro, e tra queste 99 mila sono le donne. Un dato che conferma quanto la pandemia abbia reso ancor più grande il problema della disparità di genere. Proprio in questi giorni di cambiamenti di colorazione in gran parte dell’Italia il tema sta tornando prepotentemente sotto gli occhi di tutti. A queste evidenze si aggiunge che solo il 6% delle donne in Italia è presente nei consigli di amministrazione. Il nostro paese inoltre è al 76esimo posto su 153 paesi analizzati per parità retributiva, secondo i dati del Global Gender Gap Report 2020.

Il Governo Draghi e la parità di genere

È in questo contesto che si è insediato il nuovo Governo Draghi. E almeno nelle parole ha riportato alla ribalta il tema scottante della parità di genere, del gap salariale e della presenza delle donne ai vertici, della politica così come delle aziende. Lo stesso Draghi nel suo discorso al Senato ha dichiarato che: “L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo. Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro».

Qual è la situazione nel food

Anche il mondo del food, come molti settori, si trova a dover fronteggiare questa problematica con situazioni diverse a seconda della realtà e del settore.

Nelle multinazionali il lavoro sulla parità di genere è iniziato da svariati anni, e risultati importanti sono comunque stati raggiunti. È il caso ad esempio di Mondelez, multinazionale americana che detiene marchi come Oreo, Ritz, Milka, Philadelphia, dove oggi il 44% della leadership è donna, così come lo sono i direttori degli stabilimenti. Attualmente l’azienda sta lavorando molto anche sulla promozione di una cultura dell’inclusione. Un lavoro che parte da training specifici per riconoscere le opportunità e le possibilità indipendentemente dai pregiudizi e dai bias, in modo da aiutare le persone ad abbracciare la diversity e l’inclusion, fonte di arricchimento sia come persone che come azienda.

Al fianco di queste multinazionali ci sono poi realtà dove l’occupazione femminile raggiunge il 90%. È il caso di Cirfood che rappresenta un caso esemplificativo che caratterizza tutto il settore della ristorazione collettiva. La peculiarità di Cirfood è di annoverare oltre il 40% di donne tra management, middle management e leadership.

La festa della donna ci ricorda che sul fronte opposto, ci sono realtà dove l’occupazione è storicamente in maggioranza maschile. Ne è un esempio la grande distribuzione, soprattutto alimentare, oggi tra i fanalini di coda nell’arrivare alla gender equality. In questa lentezza c’è sicuramente un fattore storico ed un fattore psicologico: la presenza maschile è ancora molto forte, secondo Rossella Brenna AD di Unes Supermercati, soprattutto nelle vendite. Questo perché si pensa ancora che sia necessaria la forza fisica e la presenza continuativa all’interno del punto vendita, elementi entrambi apparentemente in contrasto con la sfera femminile (sia per prestanza fisica che per l’esigenza di coniugare gestione della famiglia e lavoro).

Come supportare le donne sul lavoro

Le donne ai vertici nel mondo food, sia di grandi multinazionali o realtà a conduzione familiare, concordano sul fatto che occorra evitare che le donne si trovino di fronte alla scelta tra famiglia e carriera. E per fare questo è necessario lavorare sia sul fronte del supporto (con flessibilità di orario laddove applicabile, sostegno per asili, scuole, sgravi fiscali per i collaboratori familiari) sia sul fronte della cultura, per suddividere meglio il carico di lavoro nella famiglia.

A ciò si aggiunge anche la necessità di fornire formazione alle giovani donne, per creare quella rete di quadri e dirigenti femminili che formino un vero e proprio piano di successione ai vertici.

Al fianco delle aziende, in questo senso, si schierano numerose associazioni, come Valore D o Lead Network che lavorano proprio per sostenere le imprese su diversi fronti tra cui formare le donne per entrare nei consigli di amministrazione, creando una pipeline al femminile pronta a salire alle posizioni apicali delle aziende stesse.

Un lavoro di formazione e di educazione che va fatto non solo sulle donne ma anche sugli uomini, che dovrebbero imparare dalle donne l’empatia, l’ascolto e la gentilezza, doti oggi riconosciute come fondamentali per essere un buon leader. Un argomento che dovrebbe essere affrontato più spesso e non solo in occasione della Festa della Donna.

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