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Eugin, l’ossessione per il ginepro

Eugenio Belli racconta a So Wine So Food il percorso che lo ha portato alla passione per la distillazione e gli ha fatto intraprendere una strada destinata a rivelarsi un vero e proprio successo, quella di Eugin. 

Quali sono stati i primi passi di Eugin?

“I primi tentativi con il mio alambicco sono partiti dagli oli essenziali, salvo accorgermi subito dopo che per fare quantitativi anche minimi di oli servono enormi quantitativi di erbe.

Decido così di dirottare la mia attenzione verso i distillati alcolici: premettendo che non sono mai stato un forte bevitore, ma semmai un bevitore di cose buone. Non avevo però delle conoscenze tecniche sull’origine dei diversi tipi di distillati, per cui ho iniziato a cercare un po’ di informazioni al riguardo. Andando un po’ anche per esclusione rispetto agli altri distillati, quello che mi ha colpito del gini e che in realtà è l’aspetto che continua a divertirmi del mio lavoro, è che, al netto di alcuni paletti normativi e organolettici, il gine è un distillato che consente veramente di utilizzare qualsiasi tipo di ingrediente, purché di qualità.

Dal fare i primi test (imbevibili, ovviamente) al decidere di trasformare questo hobby in una professione ci sono voluti altri tre anni e la spinta definitiva di una persona a me del tutto sconosciuta che però ha avuto modo di assaggiare uno dei miei primi test apprezzandolo molto. A quel punto mi sono detto: beh, non ho famiglia, non ho bollette, né mutui a carico: se non provo ora, non proverò mai più. E così nel 2017 è partita la macchina che mi ha portato nel novembre 2018 a distillare la prima bottiglia ufficiale“.

Cosa caratterizza la vostra produzione?

 

“Rispetto alla maggior parte dei prodotti, Eugin rappresenta una linea di gin legata a prodotti stagionali. Qui emerge il mio amore per la cucina e, pensando che ai fornelli ormai si dà per scontato l’utilizzo di ingredienti stagionali, mi sono chiesto perché in distillazione nessuno lo ha mai fatto? La risposta, almeno per quel che mi riguarda, credo sia di carattere pratico. La condizione vincolante per poter fare le versioni stagionali è che si riesca a raccogliere o a coltivare gli ingredienti di ciascuna versione.


Il che significa tanto lavoro e tanto tempo in più. In secondo luogo significa che per rimanere credibili i quantitativi di queste versioni sono e rimarranno inevitabilmente limitati.

Un’altra cosa che poi mi fa molto piacere è che chi degusta i nostri gin riesce sempre a trovare (al di là delle caratteristiche di ciascuna ricetta) un filo conduttore organolettico, strettamente legato alla mia quasi ossessione per il ginepro e al suo utilizzo migliore possibile”.

 

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