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Emidio Pepe, dieci annate che parlano di un visionario che ha creduto nella sua terra

Venerdì 20 maggio mi sono ritrovato in una degustazione di dieci annate della storica azienda abruzzese. A guidare i nostri sorsi sono stati Sofia Pepe, figlia di Emidio Pepe, e Giampiero Pulcini, un divulgatore indipendente del settore.

Lo sfondo della degustazione è stata l’atmosfera di Pastorie, un ristorante abruzzese a Roma. Una ex stalla ristrutturata da un abile architetto, valorizzata in ogni minimo dettaglio, trasportando cosi gli ospiti che hanno il piacere di consumare la cena in un paesaggio caratteristico abruzzese.

Ogni annata che abbiamo davanti i nostri occhi racconta la propria storia. Fare un vino con i principi di Emidio Pepe non è lontano da affermare che somiglia a dipingere un quadro che quando si guarda emoziona. L’annata che si trova in ogni singola bottiglia è l’attestato di tutti i sacrifici che si fanno in vigna.

Emidio Pepe infatti conosce bene la sua terra. Dal 1964, quando è nata l’azienda, è combattivo e sempre più attivo per ottenere un prodotto che si fa portatore di valori. Un visionario a suo tempo! Cresciuto in un periodo in cui le campagne si spopolavano a favore della città, Emidio Pepe era già in controtendenza, ha fortemente creduto nella sua terra e nel valore che essa esprime.

Un innovatore, forse un eretico per i più invidiosi, tuttavia il tempo gli ha dato ragione, i sacrifici lo hanno reso celebre, l’antesignano a cui molti si ispirano.

I suoi prodotti sono vini concreti, senza fronzoli. Al giorno d’oggi, quando si degustano alcune etichette intuiamo come il processo sia quello di guardare o rimandare ad altri vini, magari più prestigiosi. Quello che accade qui è l’esatto contrario; i vini sono come sono, naturali, si percepisce la profonda trasparenza di condurre la materia prima direttamente alla bottiglia. 

Allora ecco che si presenta il Trebbiano, un vino essenziale, agile, leggiadro. Il suo vino si beve velocemente, un sorso chiama l’altro, ha una beva incredibile. Un prodotto che non diffonde grandi aromi, non restituisce i profumi della campagna bensì gli umori. “ Un vino si ascolta” ci dice Sofia, che parla in rappresentanza della nuova generazione attiva sul campo insieme al capostipite che resta alla guida dell’azienda. Il vino è sempre più aderente alle origini della famiglia Pepe che presta una minuziosa attenzione affinchè avvenga la conversazione fra passato e futuro.

L’influenza fra il mare e le montagne, l’ottima escursione termica e le tecniche di allevamento a filare e a tendone permettono all’azienda di essere ai vertici italiani e non solo. Le montagne hanno un ruolo molto prezioso in quanto mantengono la temperatura abbastanza bassa per una graduale maturazione dell’uva. Negli ultimi anni l’azienda ha fatto una scelta dettata dalla siccità: ha cercato di piantare in zone sempre più alte (330 slm), questo per permettere la maturazione ideale grazie anche all’ombra data dall’allevamento a tendone.

Le verticali del Trebbiano non sono mai scontate, mentre il Montepulciano, altra bottiglia fenomenale dell’azienda Emidio Pepe, viene decantato, il trebbiano a contatto con l’aria subisce uno shock. Questa “boccata d’aria” rischia pertanto di ossidarlo. È un vino che i primi anni risulta sotto tono, solo il tempo riesce a tirargli fuori la complessità, l’acidità che gli consente l’ottima conservazione.

Prima di entrare nei dettagli di ogni annata è però necessario dire che l’azienda Emidio Pepe vanta non solo il bollino di vino Biologico ma che può essere considerato a tutti gli effetti un vino che strizza l’occhio ai vini naturali e ai biodinamici. La raccolta viene fatta esclusivamente a mano; viene spruzzato solo zolfo di miniera e acqua di rame. I sentori di ogni vitigno vengono armonizzati e bilanciati piantando erbe aromatiche che, una volta falciate, vengono lasciate accanto ai frutti.

È una tecnica che ha anche consentito di sopperire alla forte siccità degli ultimi anni. La pacciamatura infatti non è altro che lasciare gli sfalci a terra per tenere il suolo fresco e preservarlo dall’aridità. La vendemmia bianca viene pigiata con i piedi, tutto viene fatto a mano, ogni vino viene conservato per almeno 2 anni nel cemento, preferito all’acciaio per ridurre gli shock dovuti a materiali non perfettamente isolati. Il cemento è la miglior casa del vino, preserva da sbalzi termici ma soprattutto isola dai rumori. Nell’acciaio le saldature interferiscono creando un leggerissimo movimento elettrostatico

Il momento della degustazione è influenzato da un silenzio religioso a simbolo del rispetto portato per un vino tanto desiderato, oggi è diventato realtà. Ad accompagnare la degustazione, solo le parole di Sofia, che ci portano a cogliere tutto il sacrificio che Emidio ha devoluto ad ogni anno di produzione. Un’azienda sicuramente virtuosa che sceglie di non uscire con determinate annate perchè non ritenute all’altezza della loro filosofia; una scelta sicuramente coraggiosa, un investimento che fino ad oggi ha ben pagato.

Tenendo a mente che la procedura fatta in casa è materia loro, L’azienda decide da principio le annate da invecchiamento e quelle invece pronte all’assaggio. per tale motivo, le bottiglie conservate sono quelle di vini che ancora non si concedono, chiusi, che ancora necessitano di tempo affinchè si sprigioni tutto il bouquet aromatico. Invece, quelle bottiglie già pronte all’apertura, sono di vini accoglienti che si concedono subito all’assaggio.

Qui di seguito un piccolo resoconto delle annate degustate.

Trebbiano 2018

Molto persistente, nota sulfurea, un’annata fredda nei pressi di Teramo, si sente la materia, c’è una prepotenza del profumo

Trebbiano 2016

Se è vero che in quasi tutta Italia l’annata 2016 è una grande annata purtroppo in Abruzzo non è stato così. È comunque uscito un vino molto molto elegante, dotato di un’acidità molto importante che fa subito pensare che fra 30 anni sarà una bottiglia che porterà stupore. I fiori bianchi conducono la degustazione di questa annata.

Trebbiano 2015

Il cambio colore è subito il risultato di un’annata calda. Fa pensare alle campagne abruzzesi assolate e profumate. Bevuta ricca, rotonda, profumata, sicuramente un’annata che si concede.

Trebbiano 2013

Colore torbido, sembra un vino del nord, un’annata fresca ma con pioggia. Un’annata dritta ed elegante, sicuramente molto più longeva.

Trebbiano 2012

Un’annata decisamente più delicata, ha 10 anni sulle spalle, è stata molto più piovosa. Qui fa da padrone l’equilibrio, riscontrabile anche nel Montepulciano.  È dotata di un fascino misterioso, è un vino che rapisce, parliamo proprio di armonia data dall’annata.

Trebbiano 2008

Annata decisamente più calda, un vino che più ti colpisce e meno riesci a trovare i descrittori. Non è un vino ingessato, è libero dalle sue componenti.

Trebbiano 2007

Un vino dall’ossidazione evidente e che rappresenta l’emblema del trebbiano perchè è impossibile decifrare il modello olfattivo gustativo del trebbiano. Dotato di grande vigore, un vino che racconta il colore dell’annata.

Trebbiano 2004

Un vino che ha 18 anni e che ha ancora voglia di stupire, l’acidità lo ha preservato ma deve essere apprezzato per quello che è.

Trebbiano 1995

Le note aromatiche accompagnano il vino senza interferire, un vino per intenditori al culmine di una degustazione che insegna che il vino ben fatto sa sorprendere anche dopo 27 anni.

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