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The World is Wine, alla base del nuovo progetto di Compagnia dei Caraibi

The World is Wine non è solo il payoff di un progetto, ma è un progetto di ricerca di Compagnia dei Caraibi, azienda leader nell’importazione e distribuzione di spirits, soft drinks provenienti da ogni parte del mondo.  Ora lo è anche di vini con un approccio inedito, esplorando il complesso universo enologico con una prospettiva del tutto originale, con una selezione basata non solo sulla continua ricerca della qualità, ma anche su un impegno etico nei confronti della terra e della valorizzazione delle sue risorse.

Elemento Indigeno vuole trasmettere la sua esplorazione guidata dal costante desiderio di conoscere, ricercare novità, assonanze e distonie, diversità e biodiversità, che rendono unici e straordinari i luoghi del mondo. La ricerca di produttori e relative cantine ha così individuato 8 macroaree, 65 regioni enologiche, 27 paesi, 74 produttori per oltre 330 etichette: sono solo alcuni dei numeri che esemplificano il percorso tracciato dal brand, impegnato in un accurato lavoro di ricerca e selezione delle realtà vitivinicole più autentiche, per offrire al pubblico un catalogo eterogeneo e strutturato, ampio nella proposta di referenze, capace di toccare tutti gli angoli del globo popolato da molti vini biologici, naturali e biodinamici. Si rivolge a tutti coloro che fanno proprio il concetto di “bere senza pregiudizio”, che non manifestano timore nell’intraprendere un viaggio, tra gusto ancestrale e innovazione, senza conoscerne la meta, ma potendo contare sulla selezione di un mentore d’eccellenza come Elemento Indigeno. 

Alessandro Salvano, Sales Wine Manager di Compagnia dei Caraibi, racconta il progetto

“Con Elemento Indigeno -dice- vogliamo raccontare il vino da una nuova prospettiva. Il focus della nostra ricerca non è solo interpretare il punto di incontro fra domanda e offerta, ma condividere la nostra idea di vino. La selezione del catalogo, infatti, non vuole essere un insieme di categorie e di trend, ma un racconto di storie dove il vino è il risultato del lavoro di persone appassionate, di custodi di cultura e pensatori rivoluzionari. Siamo partiti dall’idea che i nostri vini devono, come prima cosa, essere piacevoli nel momento della degustazione, portare emozioni e stimolare pensieri e convivialità. Il nostro catalogo abbatte i confini – fisici e di pensiero – raccontando il vino come connettore globale di una ricerca sempre in divenire”.

Durante la presentazione dedicata alla stampa a Milano è stata proposta un’esperienza di degustazione alla cieca di 8 etichette, ritenute la migliore espressione del progetto. 

Fra queste abbiamo particolarmente apprezzato

Secateurs Chenin Blanc 2019 di Badenhorst Family Wines di Città del Capo in Sud Africa. Realizzato tra cemento e legno in cantina, rispecchia l’approccio naturale dei suoi produttori. Un bianco speziato, minerale, con sentori erbacei al naso oltre che di frutti bianchi, tra cui pera e pesca. All’assaggio è fresco, sorretto da una decisa sapidità, equilibrato e lungo in bocca. 

La nostra scelta di un vino rosso proviene invece dall’Australia con Hochkirch Wines e il suo Maximus Pinot Noir del 2017. Proveniente dallo stato di Vittoria, nel sud ovest, è ottenuto da una tenuta biodinamica e vede nella vinificazione un uso sapiente del legno. Al naso racconta di frutta matura, spezie, seguiti dai tipici accenni di sottobosco con a chiudere una nota quasi sulfurea. In bocca è succoso, con tannini setosi e bilanciati dall’acidità, per un lungo finale con un retrogusto speziato molto piacevole.

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