La Domus Paulus VI di via della Scrofa cambia volto: l’edificio del Vaticano diventerà un hotel di lusso
La Domus Paulus VI struttura di via della Scrofa, legata alla storia di cardinali e pontefici, cambierà destinazione. Prevista una concessione di 30 anni e un investimento fino a 60 milioni di euro.
Nel cuore di Roma, a pochi passi da Piazza Navona, uno degli immobili più conosciuti legati alla Santa Sede si prepara a cambiare identità.
La Domus Internationalis Paulus VI, al civico 70 di via della Scrofa, sarà trasformata in un hotel a quattro stelle. A confermare l’operazione è il bilancio consuntivo dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), l’organismo incaricato della gestione del patrimonio immobiliare e finanziario della Santa Sede.
La trasformazione rappresenta uno dei progetti più significativi della nuova strategia di valorizzazione degli immobili vaticani. L’operazione, secondo le stime disponibili, potrebbe generare impegni economici complessivi superiori ai 200 milioni di euro.
Dalla casa dei cardinali all’ospitalità di lusso
Per decenni la Domus Paulus VI ha rappresentato un punto di riferimento per sacerdoti, religiosi, cardinali e altri esponenti della Chiesa in visita a Roma. Ora quella funzione è destinata a cambiare.
L’edificio sarà affidato attraverso una concessione della durata di 30 anni a un operatore privato specializzato nel settore alberghiero. La struttura verrà quindi completamente ripensata per accogliere una clientela internazionale.
La ricerca del futuro gestore è ormai nella fase conclusiva e dovrebbe precedere la sottoscrizione del contratto preliminare. Un passaggio che segna una discontinuità importante rispetto alla storia dell’immobile, anche per il suo particolare legame con alcune figure centrali della Chiesa del Novecento.
Le proteste dei prelati
Cardinali emeriti, ex nunzi apostolici e prelati avrebbero manifestato la propria contrarietà alla trasformazione della Domus. Per alcuni di loro l’edificio avrebbe dovuto conservare la propria destinazione originaria, mantenendo il ruolo di casa di accoglienza per il clero. La decisione, però, non è stata modificata e il progetto è andato avanti. Il dissenso nasce soprattutto dal valore storico e simbolico attribuito alla struttura.
Un investimento fino a 60 milioni
Dietro la trasformazione c’è però soprattutto un’operazione immobiliare di notevole portata. Il futuro gestore dovrebbe farsi carico dei lavori di riqualificazione dell’edificio, con un investimento stimato tra 50 e 60 milioni di euro. La concessione avrebbe invece una durata trentennale e garantirebbe alla Santa Sede un canone annuo vicino ai 5 milioni di euro.
Per l’APSA si tratta quindi di un’operazione pensata per assicurare nel tempo un’entrata stabile, affidando a un soggetto privato il peso economico della ristrutturazione e della gestione alberghiera. Considerando la durata della concessione e gli investimenti previsti, il valore nominale complessivo dell’operazione supererebbe i 200 milioni di euro.
Un nuovo capitolo per il patrimonio immobiliare della Santa Sede
Il patrimonio della Santa Sede comprende migliaia di immobili: oltre 4.200 unità in Italia e circa 1.200 all’estero.
L’obiettivo è rendere più efficiente la gestione delle proprietà, soprattutto quando si tratta di immobili di particolare pregio situati in aree ad alta vocazione turistica. La logica è quella di trasformare alcuni beni da semplici patrimoni da conservare in asset capaci di generare risorse da destinare alle attività della Chiesa.
Nel bilancio dell’APSA l’ente ha registrato un utile operativo netto di 22,8 milioni di euro, un dato che evidenzia il peso crescente della gestione patrimoniale all’interno dell’equilibrio economico della Santa Sede.
La parola chiave, secondo la linea indicata dall’amministrazione, resta comunque la sostenibilità: valorizzare ciò che già esiste per creare risorse destinate alle finalità della Chiesa.
L’accordo con l’Italia
Nel progetto rientra inoltre un accordo con il governo italiano relativo allo status di extraterritorialità dell’immobile, elemento che contribuisce a definire il particolare quadro giuridico nel quale si svilupperà l’operazione. Un aspetto tecnico, ma rilevante per una struttura che si trova in una delle zone immobiliari più prestigiose e richieste della capitale.
La Domus di via della Scrofa si prepara così a passare dalla storia ecclesiastica all’industria dell’ospitalità. E la scelta racconta, forse più di qualsiasi bilancio, quanto stia cambiando il modo in cui il Vaticano guarda al proprio patrimonio immobiliare.










