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Alla scoperta del Corso di Enologia e Degustazione all’interno del Master in critica enogastronomica

“Vorrei raccontare il mondo del vino, sia in termini di produzione ma anche come noi interpretiamo tutto ciò che questo mondo ci regala”, queste le parole con cui inizia il suo racconto Dominga Cotarella.

Figlia d’arte, del rinomato enologo Riccardo Cotarella, Dominga Cotarella nasce ad Orvieto nel 1974. Entra a lavorare nell’azienda di famiglia a soli 16 anni, dove segue le pubbliche relazioni in Cantina Falesco (oggi rinominata Famiglia Cotarella).

Si laurea in Scienze Agrarie all’Università della Tuscia. Dopo il suo percorso di studi, inizia un periodo di formazione nell’area delle pubbliche relazioni e marketing alla corte degli Antinori. Rientra poi in Falesco, dove oggi ricopre il ruolo di Direttore Commerciale e Marketing. Dal 2016 è al timone dell’azienda insieme alle cugine.

Dominga Cotarella, una delle più celebri figure del mondo del vino italiano, farà parte del corpo di docenti del nostro Master in giornalismo enogastronomico con la disciplina: Enologia e Degustazione. L’abbiamo intervistata per conoscere di più il suo percorso e per avere un assaggio di quello che sarà il suo corso all’interno del Master.

Qual è il tuo ruolo nell’azienda di famiglia? 

Svolgo il ruolo di Direttore Marketing e Commerciale di Famiglia Cotarella. Abbiamo una tenuta storica a Montefiascone dal 79’ poi mio padre ha deciso di costruire una nuova cantina in Umbria, a Montecchio. Poi nel 2017 abbiamo acquistato Le Macioche a Montalcino dove vendemmiamo il Brunello. Quindi sono in tutto tre tenute in tre diverse regioni, ovvero Lazio, Umbria e Toscana. Una volta che siamo entrate in azienda, io e le mie sorelle, abbiamo deciso di mettere in evidenza il valore della famiglia e abbiamo rinominato la cantina come Famiglia Cotarella. 

Qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato tuo padre, uno dei più conosciuti e stimati enologi d’Italia? 

Il mio padre e mio zio hanno fatto nascere questa azienda insieme per la famiglia. Le nostre madri ci hanno insegnato a stare nel “back” dei progetti facendo la differenza. E i nostri padri ci hanno sempre insegnato il valore della coerenza. Essere coerenti e credibili sono i valori a cui hanno sempre dato più importanza.

Essendo cresciuta nel mondo del vino, hai sempre sognato di diventare agronoma sin da piccola o eri interessata ad altri settori?

Quando ho finito il liceo linguistico mio padre e mio zio pensavamo a scelte come economia o scienze della comunicazione. Mi ricordo molto bene quando andai dal mio padre e gli dissi che volevo studiare scienze agrarie. Lui rimasse senza parole e poi mi disse “Ma perché? Non hai mai detto che volevi fare l’agronomo”.

E io: “Hai ragione, non farò mai l’agronomo ma voglio essere credibile quando racconto il vino”. Avere una base di conoscenza e competenza è fondamentale per avere autorevolezza nel mondo del vino. Quindi ho deciso di laurearmi in agraria pur sapendo che non avrei mai fatto l’agronoma, ma questi straordinari cinque anni di università mi hanno dato la base di conoscenza e le competenze giuste. 

Cosa ti ha portato ad entrare nel mondo della didattica? 

Ho sempre amato il mondo dei giovani, della formazione e della didattica. Credo che sia importante far innamorare i ragazzi dello studio e della materia. Se ami una materia la racconterai con enfasi, entusiasmo e coinvolgimento. Credo che anche il senso dell’ospitalità sia un’arte e non può prescindere dalla formazione. 

Raccontaci del corso che darai al Master SWSF, di cosa tratterà? 

Porterò tutta la mia esperienza nel mondo del vino. Sicuramente ci sarà una parte legata all’aspetto più scientifico e tecnico come la ricerca in vigna, la sperimentazione, così come la cultura enologica ed agronomica.

Si parlerà della identità del vino, che è legata a quattro fattori di cui tre non dipendono da noi: la genetica, i territori e le annate. Ma racconteremo anche un quarto fattore che determina accanto agli altri l’identità di questo straordinario prodotto: la capacità dell’uomo di interpretare ciò che la natura in quell’anno e in quella zona ti ha messo a disposizione. Non si tratta semplicemente della somma dei fattori di quel territorio e in quell’annata, ma è anche il prodotto della nostra percezione. C’è infatti, una componente oggettiva e scientifica, ma c’è anche una componente soggettiva che è il risultato di una serie di esperienze. 

Qual è l’importanza di avere solide basi di enologia per i critici enogastronomici? 

La cultura e la conoscenza ci dà  una maggiore credibilità e in qualche modo aumenta le nostre competenze e capacità di ascolto. Credo che saper ascoltare sia molto più difficile che saper raccontare. E saper ascoltare significa anche capire ciò che il nostro cliente vuole. Nel momento in cui si fa una critica enogastronomica significa entrare nel dna di ciò che stiamo analizzando, saperlo interpretare e saperlo poi raccontare. Più sono le nostre competenze e le nostre conoscenze e più diventiamo credibili. Dobbiamo entrare nel progetto, questo corso dove ho l’onore di poter partecipare è proprio l’esempio, per poter parlare di un argomento ed affrontarlo con grande coerenza e credibilità, serve un percorso e specifico. Son basta solo la passione, anche se è importante, ma questa deve essere sostenuta da percorso formativo.

Che consiglio daresti ai futuri critici enogastronomici che frequenteranno il Master SWSF?

Consiglio ai futuri studenti di non smettere mai di studiare, non smettere mai di essere curiosi, e di approfondire sempre per arrivare al nucleo. Questo ci permette di crescere e di innamorasi di questo lavoro, in definitiva svolgerlo con amore e con passione.

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