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Le Dark Kitchen continuano a trasformare il mondo della ristorazione

Dark Kitchen. No, non è morto nessuno in cucina, né tantomeno bisogna trovarne il fantasma. Sebbene l’etichetta potrebbe portarci direttamente in una serie horror, con dark kitchen si fa riferimento a un fenomeno relativamente nuovo, in atto e di certo in crescita. Non direttamente figlie del covid, le dark kitchen hanno avuto il loro boom proprio durante la pandemia.

Parola d’ordine: food on demand

Il food on demand è diventata la nuova scommessa imprenditoriale dei ristoratori che per avere nuove speranze hanno deciso di puntare tutto sul delivery. L’idea è semplice: si tratta di una cucina senza ristorante, senza sala, senza ospiti e senza costi onerosi; in pratica sono dei laboratori che cucinano solo per consegnare i loro piatti buoni e gustosi. La cucina c’è, ma quello che non c’è, è l’apertura fisica al pubblico. Ristorante digitale? Per capirci, sì. Senza confonderci con i ghost restaurant, le dark kitchen sono la risposta evolutiva della digitalizzazione (leggasi altra chance) della ristorazione. Una nuova strada che porta di certo a nuovi modelli di food business.

Rapidità e adattamento

La nascita e lo sviluppo di questo fenomeno è stato nella loro capacità di adattarsi ai cambiamenti che soprattutto il mondo dei millennials ha contribuito a clickare. A marzo del 2020 Glovo apre la sua prima Cook Room a Milano e, a tutti gli effetti, la sua prima dark kitchen italiana: il rider anziché ritirare dal ristorante, ritira direttamente da questo spazio a cui hanno accesso solo gli chef e i corrieri. Partner di questo primo esperimento italiano di Glovo, sono stati Tomatillo, Pacifik Poke, Pescaria e Bun. Il consumatore, magari senza saperlo, ha continuato a ordinare dall’App chiamando a casa una dark kitchen.

Il bello è proprio questo: al consumatore non cambia nulla! Quello che cambia è di certo il menù che con le dark kitchen si riempie di dati grazie ai quali si ha la possibilità di captare i gusti, le voglie e gli ordini più richiesti.

Ma non è che tutto questo porterà la ristorazione tradizionale e noi verso un orizzonte triste? Avremo, magari tra 20 anni, ancora voglia di uscire e di andare a cena al ristorante? Mentre aspettiamo, restiamo fiduciosi, l’evoluzione, sì, la coda ce l’ha tolta, il bisogno di vivere, no, quello no, anzi, figli di Amazon, ancora non vediamo l’ora di andare in città per fare shopping!

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