Da Vittorio compie 60 anni: la storia della famiglia Cerea e di un’icona della cucina italiana. Il commento di Stefano Cocco (alias Uomo delle Stelle) e di Alberto Schieppati

Dal ristorante aperto a Bergamo nel 1966 alle Tre Stelle Michelin di Brusaporto: Da Vittorio celebra sessant’anni di storia, cucina e ospitalità. Un percorso nato dall’intuizione di Vittorio e Bruna Cerea e diventato uno dei simboli dell’alta ristorazione italiana nel mondo.

Sessant’anni di cucina raccontano il cambiamento del gusto italiano, l’evoluzione dell’alta ristorazione e soprattutto la capacità di una famiglia di trasformare un’intuizione in un’identità riconoscibile nel mondo. Quest’anno Da Vittorio celebra 60 anni. Era il 6 aprile 1966 quando Vittorio Cerea e Bruna Gioconda Gritti aprivano a Bergamo il ristorante destinato a legare per sempre il nome della famiglia Cerea alla grande cucina italiana.

Oggi Da Vittorio, trasferitosi nel frattempo alla Cantalupa di Brusaporto, conserva le Tre Stelle Michelin ed è diventato il centro di una realtà gastronomica cresciuta oltre i confini italiani. Eppure, sessant’anni dopo, la sua storia continua a ruotare intorno allo stesso elemento con cui era cominciata: la famiglia.

Per celebrare un traguardo così importante, abbiamo voluto raccogliere anche lo sguardo di due autorevoli firme della critica enogastronomica, Stefano Cocco e Alberto Schieppati. Ecco il loro racconto:

 

Conosco personalmente la famiglia Cerea ed ho avuto anche la possibilità di girare quasi tutti i loro locali in giro per il mondo e dovunque c’è il loro marchio di fabbrica o meglio, spesso si trova un membro della famiglia.
Famiglia numero ed unità da una passione antica e sana, come la loro cucina.
Stimo le persone ancor più dei professionisti che sono pur sempre esempi da imitare .
60 anni non sono un traguardo ma un altro tassello di un mosaico pazzesco unico in Italia e forse nel mondo.

Stefano Cocco

Una famiglia straordinaria: imprenditori di razza, che hanno sempre coniugato passione, energia e cuore. Mamma Bruna, con i figli Chicco, Rossella, Bobo e Francesca (più Paolo Rota) sono un esempio unico di eccellenza e di autentica empatia, oltre che di capacità umane di rara profondità.
Con la loro festa per i 60 anni dell’attività hanno dato un esempio di come debbano essere realizzati gli eventi. Un momento di cuore e di amicizia autentica: il grande Vittorio Cerea ne sarebbe stato fiero.

Alberto Schieppati

Da Vittorio, tutto comincia nel 1966

La storia inizia qualche anno prima dell’apertura. Bruna Gritti e Vittorio Cerea si conoscono nel 1960 al Caffè Orobica di Bergamo, gestito da Vittorio insieme ai fratelli. Si sposano nel 1963 e condividono un progetto: aprire un ristorante tutto loro. L’occasione arriva con il vecchio ristorante Roma, in viale Papa Giovanni a Bergamo. Il 6 aprile 1966 nasce ufficialmente Da Vittorio.

L’intuizione di Vittorio riguarda soprattutto il pesce. Nella Bergamo di quegli anni portarlo al centro della proposta gastronomica significava andare contro abitudini consolidate. Il boom economico stava però modificando consumi e possibilità degli italiani e ciò che fino a poco tempo prima era percepito come un lusso diventava progressivamente più accessibile.

Vittorio intercetta quel cambiamento e costruisce attorno alla qualità della materia prima uno dei caratteri distintivi del ristorante. Una scelta che, vista sessant’anni dopo, racconta già molto della filosofia che accompagnerà Da Vittorio negli anni: saper evolvere mantenendo una forte riconoscibilità.

Un po’ di storia

Quando Da Vittorio apre a Bergamo nel 1966, Vittorio Cerea e Bruna Gritti hanno già un’idea precisa di ristorazione: qualità della materia prima, attenzione all’ospite e soprattutto il coraggio di percorrere una strada diversa. La scelta cade sul pesce, presenza tutt’altro che abituale nella ristorazione bergamasca dell’epoca, ancora profondamente legata alla carne e ai sapori del territorio.

Quella scommessa diventa presto un segno distintivo. Da Vittorio cresce insieme al gusto degli italiani, conquista nuovi ospiti e costruisce una cucina nella quale prodotto e piacere della tavola rimangono centrali. Arrivano anche i riconoscimenti: la prima Stella Michelin nel 1978, la seconda nel 1996.

Il passaggio decisivo avviene nel 2005, quando il ristorante lascia il centro di Bergamo per trasferirsi alla Cantalupa di Brusaporto. Una nuova casa immersa nel verde, pensata per ampliare l’esperienza oltre la tavola e unire alta cucina e ospitalità.

Nel 2010 la terza Stella Michelin consacra definitivamente Da Vittorio tra i grandi nomi della ristorazione internazionale. Ma la storia dei Cerea non si esaurisce nei riconoscimenti: ciò che nasce nel 1966 come progetto di Vittorio e Bruna diventa, generazione dopo generazione, un modello di ospitalità italiana capace di crescere e cambiare restando fedele alla propria identità.

La famiglia Cerea, il cuore di Da Vittorio

La storia di Da Vittorio sarebbe difficile da comprendere attraverso le stelle soltanto. Il vero elemento di continuità è la famiglia. Dopo Vittorio, Bruna e i figli hanno proseguito il progetto costruito dai fondatori, trasformandolo progressivamente in una realtà più ampia senza abbandonare la matrice familiare. Enrico, conosciuto come Chicco Cerea, e Roberto, Bobo Cerea, sono i nomi che più direttamente rappresentano la cucina del ristorante. Accanto a loro gli altri membri della famiglia hanno sviluppato nel tempo le diverse anime dell’ospitalità e dell’impresa.

La stessa Guida Michelin sottolinea ancora oggi il carattere familiare di Da Vittorio, dove cucina e sala continuano a essere legate alla presenza dei Cerea. Una dimensione che assume un significato particolare in un settore nel quale crescere significa spesso trasformare profondamente il modello originario. Nel caso di Da Vittorio, invece, la famiglia è diventata la struttura attraverso cui il ristorante ha potuto evolvere.

I Paccheri alla Vittorio, il piatto diventato simbolo

Tra le preparazioni più riconoscibili della casa ci sono i Paccheri alla Vittorio, pasta al pomodoro diventata negli anni una firma gastronomica della famiglia Cerea. Un piatto apparentemente semplice, costruito intorno a uno degli archetipi della cucina italiana: pasta, pomodoro, basilico, formaggio. Proprio questa semplicità, però, rende evidente una delle caratteristiche della cucina di Da Vittorio: la ricerca tecnica non deve necessariamente tradursi in complessità percepita.

La stessa Michelin cita oggi il celebre piatto tra le preparazioni che caratterizzano l’esperienza gastronomica del ristorante. È forse uno degli esempi più efficaci di come un piatto possa diventare identità: immediatamente riconoscibile, replicato e raccontato, ma ancora profondamente legato al luogo in cui è nato.

Da Brusaporto al mondo

Nel 2012 apre Da Vittorio St. Moritz, all’interno del Carlton Hotel. La prima Stella Michelin arriva due anni dopo e nel 2020 il ristorante conquista la seconda. Nel 2019 è la volta di Shanghai, altro passaggio importante nell’espansione internazionale della famiglia Cerea. Oggi la realtà Da Vittorio comprende fine dining, il concept casual DaV, hospitality, pasticceria, ristorazione per eventi e altre attività legate al mondo gastronomico. Un’evoluzione significativa perché racconta qualcosa che riguarda l’intera alta cucina contemporanea: il ristorante non è più necessariamente soltanto un luogo, ma può diventare un linguaggio capace di viaggiare.

Sessant’anni tra tradizione e cambiamento

Dal 1966 al 2026 sono cambiate le cucine, gli ingredienti, le tecniche e soprattutto gli ospiti. È cambiato il concetto stesso di lusso gastronomico. Da Vittorio ha attraversato queste trasformazioni mantenendo alcuni punti fermi: la centralità della materia prima, il gusto, la generosità della tavola e un’idea di accoglienza che ha sempre accompagnato la cucina.

La Michelin descrive oggi il ristorante come una cucina italiana contemporanea e classica, sottolineandone al tempo stesso il calore della gestione familiare. È forse proprio in questo equilibrio che si può leggere una parte della sua longevità. Tradizione e contemporaneità non come opposti, ma come due momenti della stessa storia.

Da Vittorio, 60 anni dopo

Ma i numeri, da soli, spiegano poco. Il vero risultato è essere riusciti a trasformare un ristorante familiare in un nome conosciuto a livello internazionale senza cancellare quella famiglia dal racconto. Al contrario, facendone il tratto distintivo.

In un’epoca in cui l’alta cucina cambia rapidamente e i ristoranti diventano sempre più spesso marchi globali, i sessant’anni di Da Vittorio ricordano che l’identità gastronomica richiede tempo. Si costruisce attraverso piatti, persone, errori, intuizioni, servizio e memoria. Conservarne il valore attraversando generazioni, continuando a essere riconoscibili sessant’anni dopo, racconta però qualcosa che nessuna guida può misurare completamente.

 

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