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Chiudono i primi ristoranti in Svezia, ma il governo insiste sul tenere aperta la Nazione

Ai tempi del Coronavirus il modello svedese è sicuramente quello che, ad oggi, sta facendo discutere più di tutti. Nella sua ultima conferenza stampa nazionale il primo ministro Stefan Löfven ha confermato che fatta eccezione per Università, scuole superiori ed eventi organizzati con una partecipazione maggiore delle 50 persone, la Svezia rimarrà aperta

Tutte le attività commerciali, quindi, potranno continuare il proprio servizio senza i grandi cambiamenti, gli stessi che stanno destabilizzando le economie di tutto il resto del mondo. Almeno in linea teorica. Questo perché al messaggio di rassicurazione sul normale svolgimento della vita quotidiana, il primo ministro svedese ha parlato ai propri cittadini incitando a uno slancio autonomo verso una maggiore responsabilità nella sfera quotidiana.

 Tra le restrizioni non imposte, ma suggerite, dal governo c’è quella di non frequentare luoghi di aggregazione al chiuso e optare, invece, per quelli all’aperto in ogni tipo di occasione possibile. “Limitate le vostre attività, se possibile, ed evitate gli spazi al chiuso, ma cercate di stare fuori”, ha dichiarato Stefan Löfven la scorsa settimana in diretta nazionale. Il modello svedese, secondo alcuni analisti socio-politici, avrebbe il suo fondamento proprio sul senso civico della popolazione nordica e sulla sua tendenza a rispettare i regolamenti e le direttive governative anche quando non sono scritte e/o imposte con la forza.

La prima conseguenza tangibile dell’arrivo del virus in Svezia, specialmente nelle sue più grandi città come Göteborg, Malmö e la capitale Stoccolma (la più colpita in questo momento) è la crisi economica nel mondo della ristorazione. Secondo una statistica pubblicata su una delle testate nazionali maggiori, il Dagens Nyheter, i ristoratori stanno in vivendo una crisi che si traduce in una perdita del 75% sui propri introiti quotidiani. Di poco inferiore è la percentuale per tutti i ristoranti che, invece, sono riusciti ad attrezzarsi in tempo con tavoli all’aperto e rimangono comunque i più frequentati. I primi ristoranti hanno iniziato a chiudere negli scorsi giorni per far fronte alle ingenti perdite di denaro e rimanendo in attesa di disposizioni più favorevoli da parte del governo che, comunque, ha già iniziato a stanziare i primi fondi per sostenere le imprese e ammortizzare le perdite senza che questa crisi ricada sui contratti dei singoli lavoratori. Per resistere a questo momento drammatico in molti si sono adeguati a nuove condizioni lavorative e di servizio, ad esempio è diventata più o meno onnipresente l’aggiunta nei menu dell’opzione take away, con le stesse portate, ma a un prezzo più basso; il servizio al bancone del bar è cessato del tutto, così come i pranzi e le cene a buffet. 

Se questo sia un inizio di quella che potrebbe essere un’ancora più grave cascata di eventi da quarantena forzata ancora non è chiaro, ma per le strade delle città svedesi i cambiamenti conseguenti l’arrivo della pandemia iniziano a farsi sentire, seppur in scala minore rispetto ai vicini della Norvegia e della Finlandia (loro in una quarantena più blanda rispetto ad altre nazioni europee). La vita continua a ritmi più bassi e con le dovute precauzioni, ma nonostante il senso civico e le differenze culturali alla base di questo modello svedese, il virus continua a crescere anche qua

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