Skip to main content

Eleonora Cozzella e Monica Caradonna, giornaliste specializzate nel settore enogastronomico, saranno fra i docenti del prestigioso master targato So Wine So Food

Un vero e proprio parterre de rois accoglierà i futuri critici enogastronomici iscritti al master di So Wine So Food in collaborazione con IUL.

Tra gli eccellenti nomi del corpo docenti figurano Eleonora Cozzella e Monica Caradonna, nomi conosciuti del giornalismo enogastronomico del Bel paese.

Il modulo che vedrà come docente Eleonora Cozzella sarà incentrato sull’apprendimento delle tecniche di scrittura e comunicazione giornalistica applicata al mondo dell’enogastronomia. Obiettivo del corso sarà quello di fornire le giuste tecniche per la redazione dell’articolo e della critica enogastronomica.

Monica Caradonna invece si concentrerà su un percorso alla scoperta dell’evoluzione del mondo dell’editoria: da quella classica a quella contemporanea; l’attenzione sarà focalizzata sui cambiamenti che hanno interessato questo mondo, passando per la rivoluzione digitale.

Con non poca curiosità, le abbiamo raggiunte telefonicamente per farci raccontare quali saranno i futuri trend del’’editoria enogastronomica e cosa dovranno aspettarsi i futuri critici dal master So Wine So Food. 

Il Master mira alla formazione di futuri critici enogastronomici: quali competenze bisogna possedere per riuscire a raccontare, nella maniera più fedele possibile, le caratteristiche e le sensazioni che si sono provate durante l’assaggio di un piatto o di un vino?

Cozzella: “Per far comprendere al meglio faccio un esempio molto concreto riguardante il vino: ho seguito le varie fasi previste conseguendo la qualifica di sommelier; tuttavia mi sono resa conto che conoscere solo la teoria vale molto poco se non si provano numerosi vini e se non si è concentrati durante l’assaggio. La stessa cosa vale ovviamente per il cibo. 

Bisogna avere una formazione sulla storia e sul mondo che ci circonda. In questo campo il talento si avvalora solo se innestato sull’impegno, sul lavoro e su un substrato culturale pregresso. Nell’eventualità non si disponga di questo background, occorre ovviare alla lacuna studiando, degustando e provando a scrivere di ciò che si è assaggiato.

Personalmente credo, quindi, che il critico debba avere innanzitutto una forte apertura mentale, non partire da preconcetti ma tuffarsi alla scoperta del cibo come un viaggiatore si perde fra le via di una città sconosciuta. Attraverso il cibo si racconta tantissimo anche l’identità. La gastronomia tocca tantissimo la nostra identità, la rivela e proprio per questo non ci è mai indifferente; può piacere o non piacere ma raramente rimarremo impassibili dinnanzi ad una pratica alimentare, a un’abitudine, a una tradizione.

L’enogastronomia in generale è un settore che porta in dote a noi italiani una fortuna e una sfortuna: la fortuna è quella di poter contare su una biodiversità tale da essere invidiati in tutto il mondo, la sfortuna è che di questa peculiarità ne siamo più o meno consapevoli e talvolta questo ci rende un pò presuntuosi, facendoci credere che non ci sia altro da scoprire.”

Caradonna: “Credo che, come in ambito enologico, anche nella ristorazione si impari solo mangiando e bevendo. Prima di arrivare a questo bisogna, però, partire da un bagaglio culturale e storico che deve essere patrimonio e dal quale non si può prescindere. Quindi un insieme di conoscenze al quale si deve associare la classica pratica. Nel mondo del vino più bottiglie apri e più impari anche a sviluppare il processo di memoria gustativa e olfattiva. Io ho una mia convinzione personale che è quella che per potersi definire critico gastronomico, oltre ad una grandissima professionalità bisogna esercitarsi sul campo e provare più volte un locale o ristorante. Non ci si può definire critici enogastronomici semplicemente facendo una visita singola ad una realtà, bisogna ritornare, conoscere le condizioni sociali e culturali nelle quali si forma un cuoco. Quindi fondamentalmente devono essere due gli elementi: una formazione storico-culturale di base molto forte e una fondata sulla conoscenza delle materie prime e delle tecniche di lavorazione.”

In questo periodo storico così particolare su cosa si concentra l’editoria enogastronomica? Quali saranno i trend che caratterizzeranno i prossimi mesi?

Cozzella: “Difficile da prevedere ma ho delle sensazioni, ci sono già alcuni segnali. Personalmente ho notato un forte ritorno alle tradizioni, una voglia di essere rassicurati, non obbligatoriamente in chiave nostalgica; la tendenza è quella di tornare alle radici del gusto.

È anche cresciuta tantissimo la voglia di cucinare in casa, pratica che ci ha metaforicamente “salvato”, in particolare durante il lockdown. Non è un caso che ci sia stato un fiorire di libri con ricette di conserve, marmellate, sottoli; è come se avessimo avuto il bisogno di guardare indietro e di tornare a cucinare qualcosa che ci facesse sentire al sicuro, in qualche modo autosufficienti. 

Proprio in questa visione si inserisce il pane, un alimento che ha molto di metaforico: è il cibo della sopravvivenza sia in chiave laica che in quella religiosa; l’odore del pane caldo che si diffonde per la casa riscalda il cuore. Impastare è anche un’importante valvola di sfogo e funge da anti stress.

Ho parlato con antropologi che hanno confermato la mia tesi: nell’editoria si sta vedendo tantissimo pane, pizze, conserve e anche una piacevole riscoperta, la pratica di creare orti sul terrazzo, dal minuscolo vasetto di erbe aromatiche a veri e propri orti di città. 

Vi è, inoltre, un dato che credo sia importante sottolineare: gli italiani dal primo lockdown hanno incrementato il consumo di frutta e verdura ma sono drasticamente diminuite le vendite di prodotti di quarta gamma, ovvero le verdure già lavate e tagliate. Questo è il segnale che abbiamo restituito alla cucina il tempo che merita, ci siamo resi conto che il contatto con la materia prima ci piace e siamo ben disposti a spendere 5 minuti in più per lavare e tagliare gli ortaggi, quelli che abbiamo scelto. 

Per quanto riguarda la ristorazione la tendenza è ovviamente il delivery, una pratica presente da anni, soprattutto nel resto del mondo, ma che ha visto un sensibile incremento negli ultimi mesi. 

Gli chef si sono resi conto di questa possibilità che li ha portati a studiare nuovamente , soprattutto per quel che concerne l’alta cucina. Credo che questo influenzerà alla lunga anche le tendenze in fatto di impiattamento, al momento da focalizzarsi più alla sostanza che all’estetica del piatto, come spesso è stato fatto sinora. Un trend sarà anche quello che vedrà la cucina sempre più votata alla sostenibilità. Durante il lockdown, infatti, abbiamo dovuto riprogrammare la spesa e ci siamo finalmente resi conto della quantità di cibo che sprecavamo.”

Caradonna: “Con la chiusura dei ristoranti, le difficoltà negli spostamenti e una carenza oggettiva di ispettori per le guide, probabilmente si sta tornando a un racconto fondato sull’esperienza e sul percorso professionale. Questa pandemia, che ha stravolto le abitudini di tutti noi, può essere considerato anche come un’opportunità di cambiamento. Detto questo nel post pandemia nulla sarà come prima: dovremmo quindi avere l’intelligenza e il dinamismo intellettuale per capire che tutto sarà diverso. Lo devono capire i giornalisti, i cuochi, i fornitori. 

Un esempio banale: chi fa export nel mondo del vino non può più spostarsi e proporre la propria merce all’estero. Ci siamo quindi dovuti adeguare anche nelle modalità di vendita di un prodotto come il vino italiano che ha molto mercato fuori dai confini nazionali. 

In definitiva, dobbiamo essere un pò come gli animali che si adattano ad un processo evolutivo.  Anche nel mondo della gastronomia e dell’editoria enogastronomica dovremo, quindi, aspettarci una evoluzione.”

Cosa devono aspettarsi gli aspiranti critici enogastronomici da questo Master So Wine So Food?

Cozzella: “Io spero vivamente che sia un grande inizio, un modo giusto per cominciare e costruirsi un bagaglio culturale per affrontare poi il viaggio vero e proprio.”

Caradonna: “Probabilmente la possibilità di avere degli strumenti di lettura e di approccio ad un mondo affascinante, in continua evoluzione. 

Siamo nell’anno in cui si celebra Artusi, il primo “foodblogger” d’Italia; da li siamo partiti verso un racconto fatto di tweet, di comunicazione cinematografica, penso ai fantastici documentari che ci propone Netflix, fino ad una comunicazione declinata in molteplici modalità. Per cui il master fornirà degli strumenti, dopodiché ognuno dovrà metterci del proprio, inteso come senso di responsabilità e come curiosità. Chi si approccia a questo lavoro senza la giusta curiosità è meglio che rimanga a casa. 

Un master del genere è sicuramente un valore aggiunto, darà un’importante chiave di lettura. Poi starà a te, futuro critico, metterci del tuo.

Scopri il master di So Wine So Food 

 

Leave a Reply

3 × 3 =

Close Menu

So Wine So Food

I più grandi chef, le tendenze internazionali, gli eventi più trendy e le cantine migliori in territorio nazionale e internazionale.

Project by K-Lab Project

© 2015 SOWINESOFOOD
Iscrizione al registro stampa del
tribunale di Velletri (Roma) N. 15/2016 del 18/08/2016

T: 0691516050
E: [email protected]