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La media company del foodtaiment ha dato il via allo sviluppo della didattica online con la piattaforma Acadèmia.

A settembre verrà lanciata anche in Spagna e diventerà un segmento di business dal valore pari a quello dell’intrattenimento. Poi, dopo un aumento di capitale, sarà la volta di altri Paesi europei.

Una media company in evoluzione, con una diversificazione nella didattica a distanza e con un business plan ben definito, per poi arrivare a un’apertura del capitale che potrebbe concretizzarsi il prossimo anno. Così si presenta oggi Chef in Camicia, startup del foodtaiment creata da tre amici d’infanzia – Nicolò Zambello, Luca “Lello” Palomba e Andrea Navone – i quali, partendo dalla passione del cibo, hanno dato vita a un’impresa in grado di fatturare 2 milioni di euro nel 2020 (contro 1,1 milioni del 2019) e di richiamare le attenzioni di oltre tre milioni di follower, in prevalenza millennials, declinati sui più importanti social media.

Il piano per la Spagna

La novità più rilevante di quest’anno è l’ingresso della didattica online in Spagna. “Partiremo a settembre – racconta Zambello, che della società è anche amministratore delegato – utilizzando chef locali di grande fama, esattamente come abbiamo fatto in Italia”. La didattica avviata lo scorso anno attraverso la piattaforma Acadèmia ha visto infatti, nel nostro Paese, i contributi di star dell’alta cucina come Alessandro Borghese, Davide Oldani e Igles Corelli, ma anche pasticceri del calibro di Iginio Massari e Ernst Knam, panificatori come Davide Longoni e bartender come Flavio Angiolillo. E la Spagna sarà il primo mercato di una serie destinata a svilupparsi negli anni successivi. “Vogliamo seguire il modello applicato per l’Italia, con un piano editoriale ben delineato e focalizzandoci su una nazione per volta. I nostri corsi verranno anche tradotti in lingua inglese, per fare un micro test sui Paesi più ricettivi per un prodotto come il nostro” precisa Zambello.

349 milioni di visualizzazioni

La produzione nel 2020 è stata imponente. Chef in Camicia, nell’anno dei lockdown, ha realizzato oltre mille video, tra video ricette e format di intrattenimento, ottenendo 349 milioni di visualizzazioni e 18 milioni di interazioni. La parte didattica ha generato una quota minoritaria degli introiti, mentre fin dalla nascita della startup, risalente al 2016 (il primo video fu lanciato in rete in 26 aprile di quell’anno), la parte prevalente del fatturato deriva dall’intrattenimento.

Una recente ricerca condotta proprio da Chef in Camicia ha evidenziato i picchi delle visualizzazioni: svettano, tra i follower più giovani (quelli della cosiddetta Gen Z) i video dei panini di Luca “Lello” Palomba, seguiti dalle ricette vegetariane o vegane e dalle rivisitazioni dei primi piatti delle tradizioni locali italiane. “Questo ci restituisce un quadro piuttosto chiaro di cosa preferiscano i ragazzi: preparazioni semplici e rapide, attenzione alla sostenibilità e al ‘cruelty free’, totale apertura alle contaminazioni e alle sperimentazioni pur non allontanandosi dalla tradizione”, precisa il ceo della media company.

Quanto alla didattica, i corsi sono seguiti per il 61% dai millennials e i margini di crescita del nuovo filone di business sono molto promettenti. “Siamo partiti da zero e il progetto è immediatamente decollato: a fine anno, il giro d’affari della didattica potrebbe essere pari a quello della parte media” prevede Zambello, evidenziando il costo contenuto (99 euro) dell’accesso alla piattaforma Acadèmia, a fronte di quella che definisce “una montagna di ore di contenuto”.

Raddoppio del fatturato

Il business plan? “Ci aspettiamo di raddoppiare il fatturato a fine anno, salendo a quota 4 milioni, per poi procedere a un aumento di capitale mirato all’espansione in Europa, partendo da una posizione di forza su una tematica come la didattica online per la cucina. Del resto, le nostre ricerche evidenziano come i corsi di fitness e cucina siano i più ricercati su Google”. In passato, Chef in Camicia ha già chiuso due round di finanziamento a sostegno della crescita: il primo – di valore contenuto – nel 2017 e il secondo due anni dopo, ottenendo 1,2 milioni da una cordata di imprenditori guidata dalla società di investimento nel settore food Mega Holding. “Ora stiamo operando utilizzando le nostre risorse di cassa, e fino alla fine dell’anno andremo avanti così” conclude Zambello.

In apertura, foto di Carlotta Coppo

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