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Un appuntamento gourmand a Bologna ha visto ai fornelli chef del calibro di Nino Di Costanzo, Emanuele Petrosino, Giuseppe Tarantino, Gino Fabbri

Mettete insieme tre grandi chef e un celebre pasticcere: il risultato non potrà che essere eccellente. È quello che è capitato a Bologna qualche giorno fa, quando al ristorante Corbezzoli del Relais Bellaria – un quattro stelle a vocazione congressuale, immerso nel verde, a San Lazzaro di Savena, presso Bologna, si sono uniti, per una sera, Nino Di Costanzo (due stelle Michelin al Dani Maison di Ischia), Emanuele Petrosino (una stella al Bianca di Oggiono), Giuseppe Tarantino (Executive chef del Corbezzoli) e il grande Gino Fabbri, pasticcere bolognese famoso per la grande professionalità ed esperienza nel mondo del dolce.
Una dimostrazione concreta di quanto la ristorazione d’albergo, anche in Emilia Romagna, sia cresciuta, vista la professionalità della brigata di cucina del Ristorante Corbezzoli, guidata da Tarantino, che ha supportato egregiamente i tre professionisti ospiti.
Questi quattro chef hanno allestito una cena memorabile per un’ottantina di clienti gourmet arrivati da diverse parti d’Italia e per pochi giornalisti enogastronomici: agli abbinamenti con i piatti hanno pensatoi i bravi sommelier del Corbezzoli, che hanno proposto etichette non convenzionali, che si sono ben sposate ai piatti del menù.

I piatti

Dopo un aperitivo di benvenuto con finger food non convenzionali, abbinati a un Cremant di Borgogna di Domaine Perraud La Roche Vineuse, la sequenza di portate ha visto per primo Emanuele Petrosino, con la sua Zuppetta di totano alla mediterrnea, n’duja di Spilinga, spumoso di patate arrostite e nero di seppia al limone, seguita da Nino Di Costanzo con il Doppio raviolo di faraona, mela verde, parmigiano.
A sua volta, Giuseppe Tarantino, lo chef residente, executive del Corbezzoli, ha proposto una Lombatina di consiglio glassato, baccalà e peperoni arrostiti, seguita dal dessert del Maestro Gino Fabbri, ovvero Dolci consistenze di mandarino e limone, accompagnato alla Passiflora edule, della distilleria Opificio Numquam. Una cena a dir poco straordinaria, organizzata al meglio, in cui le differenti proposte degli chef hanno consentito di cogliere diverse varianti di sapori e di gusti.
La Zuppetta di totano, in apertura, ha dato un’impronta raffinata, cremosa e elegantemente caratterizzata, grazie alla presenza della n’duja e alla dolcezza delle patate, mentre il Doppio raviolo di faraona ha regalato un mix di sapori profondamente ancestrali, di raro equilibrio gustativo. La Lombatina di Tarantino, a sua volta, ha colpito per succulenza e gusto, con la presenza del baccalà, intelligentemente proposto in contrasto con la dolcezza del coniglio.
I tre piatti hanno avuto come abbinamenti il Lacryma Christi del Vesuvio 2020 bianco, di Bosco de’ Medici, il Rosato 2020 di Cenatiempo, il Dracone 2018, di Palazzona di Maggio. È stato poi, con un gran finale, il Maestro Gino Fabbri a concludere la serata, portando ai tavoli, dopo il dessert, un goloso assaggio di chiacchiere (o frappe, o sfrappole) di Carnevale. Il dolce che il grande Iginio Massari gradisce e che più invidia a Gino Fabbri!
foto credit copertina: Mine Tamasco

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