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Come ha reagito la Fipe all’ultimo discorso di Conte quando ha annunciato che ristoranti e bar riapriranno per ultimi

Ci dividono pochi giorni dal 4 maggio, data in cui entreremo nella cosiddetta Fase 2. Nella serata di ieri il presidente Conte ha fatto il punto della situazione su quali saranno le attività che potranno ripartire, non senza destare polemiche e interrogativi. Nel nuovo «programma differito a tappe» le riaperture di musei, negozi e le riprese di allenamenti sportivi avranno la precedenza su bar e ristoranti.

Nel nuovo calendario, infatti, queste due ultime attività potranno rialzare la saracinesca dal primo giugno «è la data certa da cui vorremmo riaprire più ampiamente bar e ristorazione». Dal 4 maggio, però, i servizi di servizio a domicilio allargano la portabilità anche all’asporto: sarà quindi concesso a praticare il take away con le dovute precauzioni igienico sanitarie.

Dalla FIPE (Federazione italiana pubblici esercenti) tuonano:
Roma, 26 aprile 2020I nostri dipendenti stanno ancora spettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate a 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi. Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo. Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i Pubblici Esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza. La misura è colma”.

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