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La regione dei rossi da grande invecchiamento, come il Barolo e il Barbaresco, ha una vocazione per i vitigni e vini bianchi ancora poco nota al grande pubblico. Anche per questo i Consorzi delle varie denominazioni piemontesi, assieme a Piemonte Land, stanno lavorando da qualche anno per comunicare le peculiarità di queste uve a bacca bianca.

Un consorzio come Piemonte Land, che mette assieme altri 14 Consorzi piemontesi non è cosa scontata nel nostro Paese, spesso preda di campanilismi. Invece questa regione punta a fare rete in modo che che denominazioni più piccole possano far sentire la propria voce. In realtà l’estensione vitata di uve a bacca bianca in Piemonte non è così esigua come si potrebbe immaginare: 15mila ettari su un totale di 35mila complessivi. Già ma quali sono i vitigni autoctoni bianchi del Piemonte? Vediamoli assieme con qualche abbinamento natalizio.

Arneis

Ottimo per la produzione di vini bianchi fermi e spumantizzati, questo autoctono si trova prevalentemente nelle Langhe, nell’Astigiano e nel Roero. Se lo mettete al naso trovate subito dei profumi minerali molto riconoscibili, assieme a tiglio, salvia, talvolta ginestra, con qualche soffio erbaceo, che diventano più complessi con un passaggio in legno. Al palato l’Arneis si distingue per il retrogusto di mandorla e una buon corpo.

Il Roero Bianco DOCG di Valfaccenda è tra gli Arneis degni di nota, le cui uve provengono da due vigne nei pressi della frazione Madonna di Loreto località valle Faccenda e Mompellini. L’abbinamento? Tortello nero ripieno di topinambur con gamberi.

Cortese

E’ coltivato anche nel tortonese, certamente quest’uva dà il meglio di sé nella zona del Gavi in provincia di Alessandria. Un vitigno molto interessante il Cortese, perché può dare sia vini da pronta beva, che da invecchiamento, interpretando questa doppia anima grazie alla buona acidità presente nell’uva. Quando lo si versa nel bicchiere si possono percepire intensi profumi minerali, floreali e agrumati in gioventù, fino ad arrivare alla frutta tropicale se passato in legno. Molto piacevole anche la versione spumantizzata.

Andiamo sul Gavi Docg Massimiliano dell’Azienda Agricola Marchese Luca Spinola, da Cortese in purezza fermentato in barrique, che per tempra può essere abbinato anche alle carni bianche, come un pollo in agrodolce. Per Natale provatelo con le cozze gratinate o l’orata al cartoccio.

Timorasso

C’è l’idea che solo i rossi (e poi dipende da quali rossi!) possano invecchiare a lungo in bottiglia, ma il Timorasso sfida il tempo come pochi altri bianchi al mondo. Tra i sentori più caratteristici del vino, impronta tipica, ritroviamo la pietra focaia e gli idrocarburi, presenti solo in alcuni eccezionali bianchi internazionali. La bocca è sempre molto complessa, strutturata, segnata da un buon tenore alcolico e grande sapidità. La zona d’elezione è quella dei colli tortonesi area sud-orientale di Alessandria, nella denominazione Derthona.

Molto interessante il Timorasso 2018 Colli Tortonesi DOC Cascina La Zerba di Volpedo, che grazie alla struttura consente abbinamenti generalmente inusuali per un bianco. Quindi largo anche alle ricette natalizie a base di carni bianche, come una faraona arrosto con i mandarini o con un pollo alla cacciatora.

Nascetta

Quasi scomparso in passato, questo vitigno delle Langhe sta lentamente risalendo la china. Profumi di agrumi, fiori gialli ed erbe aromatiche, si distingue per buona struttura al palato e caratteristico retrogusto amarognolo. La si trova nelle denominazioni Langhe Doc Nascetta del Comune di Novello e Langhe Doc Nascetta.

Molto interessante la versione che ne dà l’azienda Reverdito  Il loro Langhe Nascetta Doc ha piacevoli profumi di pompelmo rosa, fiori gialli, bocca decisamente fresca, ma molto piacevole. Ottimo come aperitivo natalizio .

Malvasia Moscata

E’ tra i vitigni bianchi dimenticati del Piemonte, un’uva quasi completamente scomparsa, che da qualche anno sta risorgendo dalle proprie ceneri come la Fenice. Trascurato fino a quasi il suo totale abbandono, questo vitigno autoctono è soggetto all’oidio, malattia fungina in passato difficile da combattere. Ecco spiegato il suo oblio. Oggi che la tecnica agricola permette di combattere per tempo le malattie fungine, quest’uva aromatica è stata nuovamente piantata in Piemonte.

Tra le cantine che stanno valorizzando questo autoctono piemontese, vi segnaliamo l’ultima etichetta prodotta dall’Azienda Agricola La Colombera di Tortona, l’Alice. Un vino secco da Malvasia Moscata (40%) e Moscato Giallo (60%), dai profumi puliti ed eleganti di agrumi gialli, note di erbe aromatiche, sorso secco, con buona sapidità e morbidezza. Ottimo come aperitivo, splendido con la cucina orientale.! Per Natale provatelo col panettone gastronomico.

Favorita

L’etimologia del nome sta a indicare come quest’uva, in passato, fosse la favorita dei contadini di Langhe e Roero. I bianchi prodotti hanno sentori di agrumi, fiori di acacia e talvolta frutta esotica, mentre al palato si distinguono per una buona freschezza e sapidità.

La potete assaggiare nella denominazione Langhe Doc Favorita quella dell’azienda Franco Casetta. Cosa ci abbiniamo a Natale? Piatti a base di pesce e crostacei, come un sontuoso branzino in crosta.

Erbaluce

Questo vitigno è legato alla leggenda della ninfa Albaluce, dalle cui lacrime nacque quest’uva dai grappoli dorati. Le caratteristiche organolettiche sono ampie, passando dai fruttati nella versione secca, per andare alla confettura di albicocche e alle spezie in quella passita, fino alle note agrumate e minerali negli spumanti. Tra le denominazioni più importanti c’è l’Erbaluce di Caluso Docg, versione ferma, spumante e passito.

Tra i vitigni bianchi da assaggiare almeno una volta nella vita, specie la versione dell’azienda Orsolani, in particolare La Rustia, che per Natale vi suggeriamo di abbinare col vitello tonnato o i crostacei.

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