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Be.Come torna a  Milano presso il nuovo Radisson Collection Hotel in Via Santa Sofia: l’evento dedicato alla valorizzazione della produzione vitivinicola Made in Italy co-fondato da Allumeuse Communication e Gabriele Gorelli

L’edizione 2023 mette al centro l’importanza delle persone: di tutti quei volti, quell’amore e quel lavoro che si celano dietro a ogni grande etichetta conosciuta. «In un mondo pervaso dalla tecnologia, dove ormai i social sembrano obsoleti e si parla solo di AI, Be.Come 2023 vuole affermare con vigore le persone al centro» spiega Alessandra Montana, fondatrice di Allumeuse. 

Alessandra Montana, fondatrice di Allumeuse

Il vino tra tecnologia e persone 

Il vino non è solo vino; intorno a un buon calice e un’ottima bottiglia circuitano e s’intrecciano storie e valori, di un territorio così come delle persone che lo abitano e lavorano. Sentimenti di responsabilità e cura sono (o quantomeno dovrebbero essere) la base per ogni produzione vitivinicola di successo. Siamo sicuri che le nuove tecnologie possano prendere il posto della mente umana in quel processo simbiotico che da secoli lega il viticoltore al vino, il produttore al prodotto? Probabilmente non è così, ed è da qui che l’obiettivo di Be.Come si delinea e sviluppa.

Particolare del Radisson Collection Hotel di Milano

Let’s Be.Come, uno slogan che invita a diventare migliori, a crescere ma anche a ridimensionare la nostra posizione e il nostro ruolo, di fronte e nei confronti di quella natura da cui necessariamente dipendiamo (e di cui consequenzialmente dobbiamo prenderci cura). Il progresso tecnologico, che è stato ed è alla base di un perfezionismo produttivo verticale senza una fine all’orizzonte, da solo non sussiste (più).

Un affinamento delle menti, volto a un miglioramento orizzontale e consapevole della produzione, potrebbe essere il fattore chiave per la viticoltura del futuro: sostenibile, basata sulla valorizzazione e rigenerazione circolare dei terreni anziché sulla loro usurpazione lineare (terreno-sfruttamento-perdita dello stesso). Questo raffinamento mentale dovrebbe servirsi della tecnologia come leva strategica per l’ottimizzazione e il potenziamento della conoscenza, mai invocarla come vice di quest’ultima.

La maturità dell’uva

Il vino nasce e trae forza dall’uomo (che deve mantenere un ruolo centrale in questo rapporto esperienziale e simbiotico, ecco perché Be.Come) ma anche noi abbiamo così tanto da imparare dal vino: se custodissimo metà della sua pazienza, della sua maturità e visione, di quella capacità di non tremare di fronte allo scorrere del tempo il mondo sarebbe un posto migliore.

Il vino buono (nonostante come noi e come tutto non possa per natura essere eterno) sembra non rispondere a quella logica regressiva che vede la natura decadere col tempo, al contrario trae forza dal passare degli anni adagiandosi e affidandosi al lento e prezioso scorrere delle ore.

Una bottiglia lo sa: invecchiare significa vivere. Laddove noi coltiviamo paura invocando il tempo passato e prosciugando giornate all’insegna della fretta, del “tutto adesso” e di quelle logiche a breve termine estrattive e distruttive che sono terriccio fertile per la crisi ambientale corrente, il vino vive: praticando fiducia e speranza, seminando futuro.

Perciò non limitiamoci a prendercene cura e a prestare all’uva la nostra cultura ma impariamo a osservare il vino con ancora più attenzione e interessamento, fino ad assorbirne il senno e la coscienza. D’altronde “Chi crede che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole, non sa nulla dell’uva” (Paracelso), e noi umani dovremmo imparare a essere un po’ meno fragole e un po’ più uva.

L’evento Be.Come

Lo scorso Novembre al Radisson Collection l’arte vitivinicola ha trovato spazio in un contesto culturale più ampio, dove l’evento Be.Come è diventato occasione di incontro tra produttori, appassionati e giornalisti del settore tutti riuniti da sentimenti di amore e fiducia per il vino del futuro. I

n che direzione si muoverà il mercato del vino? Sempre più produttori stanno orientando le loro produzioni verso pratiche più consapevoli e il più possibile sostenibili, seguendo i dogmi del biologico e (sempre di più) anche della biodinamica. Sull’efficacia e l’effettiva validità di quest’ultima ci sono opinioni contrastanti, ciò che è certo è che la biodinamica e tecniche più naturali si stanno rivelando un asso nella manica per un mercato sensibile alla tutela della salute e alla salvaguardia dell’ambiente. 

I protagonisti

Tra le aziende ospiti all’esperienza di degustazione ci siamo intrattenuti con la Cantina Col d’Orcia a Montalcino – storica azienda vitivinicola di 540 ettari biologici – e sempre in Toscana con Podere Sapaio, un luogo dove il vino respira l’aria del mare e delle poesie di Carducci; dalla Sicilia ha attirato la nostra attenzione Donnafugata (da cinque generazioni tra le aziende leader italiane per il vino di qualità). Tutti con proposte giovani ma robuste e molto attraenti.

Quella della famiglia Marone Cinzano a Col d’Orcia è una storia di trasformazione e valorizzazione di un territorio (quello di Montalcino) originariamente poverissimo; un esempio di sostenibilità sociale e ambientale legata al mondo del vino: quando Alberto Marone Cinzano, ormai cinquant’anni fa, approdò sul territorio ne intuì subito il potenziale qualitativo; intuizione che divenne certezza con l’ottenimento della DOCG per il Brunello di Montalcino (che abbiamo assaggiato) dieci anni dopo.

Oggi, a mezzo secolo di distanza, il Brunello e il territorio che se ne prende cura sono diventati simbolo dell’eccellenza Made in Italy su scala globale, perseverando e tutelando quei valori che hanno animato per decenni il lavoro di tutti i giorni: «Il contributo che la mia famiglia e Col d’Orcia possono dare oggi alla magnifica realtà del Brunello di Montalcino è quello di lavorare a beneficio dell’ambiente in cui viviamo pensando alle future generazioni»  ha commentato Francesco Marone Cinzano, seconda generazione alla guida della tenuta, con lo sguardo rivolto e aperto al futuro. 

Quella di Podere Sapaio è una storia di pensieri, resi manifesti attraverso la cura e la condivisione del vino. Lo definiscono un vino nobile (da qui il marchio con la corona) proprio perché frutto di un processo di continuo scambio, ascolto e dialogo con la terra. «Sapaio è espressione di un un’armonica sinergia fra uomo e ambiente. Assaggiamo la terra, ascoltiamo i suoi segni, portiamo in superficie l’essenza che sta alla radice».

Una filosofia bellissima che prima di ogni cosa vuole coltivare il valore del tempo; una dimostrazione di come la viticoltura può essere espressione manifesta della non compromissione, in un’ottica mutualistica dove cura della terra, protezione dell’ambiente e salvaguardia del territorio orientano scelte e gesti. 

Tra le realtà incontrate è senza dubbio quella che più lega enologia e ontologia, mettendo il vino e l’essere umano strettamente in relazione: «Il vino siamo noi e nel vino esprimiamo la nostra natura multiforme, la nostra conoscenza e io nostro pensiero». Perché il valore delle persone non si cela solo dietro a un grande vino ma vive e si sviluppa anche intorno, all’interno e davanti a esso: è un processo di arricchimento duplice, continuo e costante. 

Donnafugata la conosciamo tutti: simbolo dell’eccellenza italiana e artigianale nel mondo, cinque generazioni e oltre 170 anni complessivi di esperienza alle spalle, virtuoso esempio di vino sostenibile sotto tutto gli aspetti. Nella Sicilia occidentale i vini sono parte integrante del paesaggio, Donnafugata parte da qui e attraverso l’impegno costante nella tutela della biodiversità vitivinicola promuove un’ulteriore valorizzazione delle potenzialità dell’isola.

Dal 2009 tre campi sperimentali sono adibiti alla coltivazione di varietà autoctone, alcune quasi completamente scomparse; e una barricaia sotterranea (nelle cantine storiche di Marsala) scavata nella roccia di tufo permette di ridurre al minimo il consumo energetico (per il mantenimento di temperatura e umidità per l’affinamento).

Il Mille e una notte 2019 (Nero d’Avola, Petit Verdot, Syrah) è un rosso elegante e deliziosamente seducente, amabile tanto quanto la terra da cui nasce, la Sicilia. Rivela grazia nell’andatura e nel portamento, lasciando intendere un buon gusto e una simmetria sostanziali. In bocca è ampio e chiude con persistenza, ve lo consigliamo insieme a carni di pregio (perciò è perfetto per il pranzo natalizio) come un filetto alla Rossini o un agnello, ma si sposa bene anche con piatti di pesce saporiti. 

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