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La bottaia piemontese vicino ad Asti è una assoluta eccellenza italiana

Quante volte all’assaggio di un vino abbiamo percepito l’importanza del tempo che si è lasciato riposare addosso. Quante volte abbiamo gustato il respiro che l’evoluzione in legno ha regalato al nostro amato vino. Rapiti da quei sentori, un pensiero diventa costante: tini, barrique e botti sono fondamentali per la riuscita dell’invecchiamento del vino.
La qualità e porosità del legno, il rilascio dei tannini, la resistenza, sono tutte variabili di cui un mastro bottaio esperto deve forzatamente tener conto. Per comprendere al meglio l’affascinante mondo dei bottai, ci siamo rivolti all’Azienda Gamba, vera e propria istituzione in questo nobile campo.Mastri bottai da ormai sette generazioni, i Gamba di Castell’Alfero (AT), risultano essere un’assoluta eccellenza italiana, capace di resistere all’urto dello scorrere del tempo e adattarsi alle normali evoluzioni che vino e legno hanno subito in centinaia di anni.
Attivi da secoli nel settore; negli anni ’70 e ’80 del XX secolo i Gamba sono stati i primi produttori di barrique sul suolo italiano.
A raccontarci l’Azienda e i processi atti alla creazione di una botte, è Mauro Gamba, che con competenza ed entusiasmo porta avanti una tradizione familiare senza tempo, tra le dolci e bucoliche colline del Monferrato.

Dalla scelta del legno alla messa in commercio, quali sono i processi fondamentali per la creazione di una botte?
Innanzitutto noi partiamo dalla scelta di un ottimo prodotto. Fino alla metà degli anni ’70 utilizzavamo maggiormente legnami locali, ora invece la nostra scelta cade su legni di rovere francese, una scelta comoda, essendo relativamente vicini a quelle zone. In Francia il taglio del legno è sostenibile dalla metà del XVII secolo, dai tempi del Re Sole, e ogni lotto di legna è ben mappato e controllato. Recuperato il legno d’oltralpe avviene una fase fondamentale, quella della stagionatura, in cui il legno viene lasciato all’aperto sotto le intemperie in modo che vi sia una dispersione dei tannini amari. Le tempistiche sono ampie ma necessarie: si va dai tre anni per le barrique ai cinque per le botti di grande volume e spessore. Il tutto si traduce in un investimento importante sia dal lato temporale che da quello economico. Terminata la stagionatura il legno viene lavorato: per le barrique destiniamo una piegatura a fuoco mentre le grandi botti vengono piegate con l’ausilio di acqua calda. La lavorazione più interessante e scenografica è sicuramente quella della tostatura, per la quale creiamo dei bracieri con gli scarti delle doghe utilizzate. Le botti e le barrique vengono chiuse con un coperchio forato, adatto alla dispersione del fumo, mentre all’interno si raggiungono circa i 210 gradi. Il procedimento ha una durata di circa settanta minuti, in questo modo sostanze del legno come la cellulosa e la lignina si degradano. Per pirolisi si sviluppano poi dei composti aromatici che verranno ceduti dal legno al vino. Con una tostatura leggera vengono sprigionati sentori speziati; man mano che la tostatura si prolunga risalteranno maggiormente aromi di vaniglia e caramello fino ad arrivare a punte di cioccolato e caffè. Finita la tostatura, i prodotti sono pronti per essere spediti.

Da queste parole si denota una vera e propria ricerca dell’eccellenza.
Il nostro obiettivo è quello di lavorare bene, ci interessa poco crescere a livello numerico; la nostra Azienda conta 23 persone, riusciamo così a mantenere un ottimo standard qualitativo. Ampliarsi troppo significherebbe dover scendere a compromessi, eventualità che a noi non piace e non interessa. La nostra ricerca tende alla diversificazione del mercato, cercando di far breccia anche nel circuito internazionale.Essendo la nostra una piccola e antica realtà, ci siamo concentrati sulla qualità del prodotto. Fino a qualche anno fa lavoravamo prevalentemente con clienti locali; ora la nostra nicchia si è allargata e siamo riusciti ad aprirci verso l’estero, cosicché, nel caso in Italia ci fosse un’annata non ottimale per quel che concerne il vino, noi riusciremmo comunque a lavorare con Paesi come Stati Uniti, Cile, Argentina, Australia, Uruguay, Israele. Oggi la nostra fetta di mercato si divide a metà fra Italia e realtà estere.

Prima dell’emergenza Coronavirus quali erano i numeri produttivi dell’Azienda?
La nostra produzione conta indicativamente 10.000 barrique e 270 grandi botti all’anno.Lo scorso anno il fatturato è calato di circa il 15%, fortunatamente una perdita non troppo sanguinosa. Ovviamente a marzo 2020 eravamo spaventati poiché, essendo il Covid un virus ancora sconosciuto, temevamo  per la salute dei nostri ragazzi e per eventuali disinfestazioni con prodotti non idonei al legno. Abbiamo quindi deciso di fermarci durante il primo lockdown.Quest’anno stiamo tornando alla normalità, probabilmente ci sarà una leggera flessione data da incendi, divampati lo scorso anno negli Stati Uniti, che hanno inficiato la qualità e quantità delle uve.

Quanto è importante la storia per una realtà come la vostra e qual è il segreto per rinnovarsi e rimanere sempre attuali?
Io rappresento la settima generazione di questa Azienda; la nostra è una realtà partita verso la fine del XVIII secolo. Per risalire alla nostra storia abbiamo controllato gli archivi delle chiese e da li abbiamo compreso che il mio avo Francesco Gamba, già negli ultimi anni del ‘700, produceva botti e tini.Il nostro segreto è quello di investire in legni e macchinari di qualità, collaborando attivamente con i clienti, ascoltando le loro richieste e cercando di accontentarli, senza essere legati a dogmi e preconcetti.

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