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Azienda Piana e le sue api regine: creare eccellenza da oltre un secolo

Non è certo un mistero che il territorio bolognese sia un punto di riferimento per la produzione gastronomica italiana. Lasagne, tagliatelle, ragù alla bolognese, mortadella, sono solo alcune delle incredibili prelibatezze felsinee conosciute e imitate in tutto il mondo.

A Castel San Pietro Terme (BO), ha sede un’azienda che da oltre cent’anni risulta essere una delle realtà più importanti del settore apistico del Bel paese: stiamo parlando di Apicoltura Piana.

Dal 2014, al timone dell’azienda c’è Massimo Mengoli che, insieme alla moglie, si sta impegnando alacremente per scrivere un nuovo capitolo della secolare storia di Apicoltura Piana. 

Massimo, persona cordiale ed estremamente preparata, ci ha raccontato la sua realtà, tra un’importante passato, un dinamico presente e un futuro ricco di prospettive.

Quali sono state le fasi più importanti che hanno portato Piana ad essere un vero e proprio cardine dell’apicoltura italiana?

Apicoltura Piana nasce nel lontano 1903 da Gian Pietro Piana, veterinario con un’importante passione per viaggi e apicoltura. Suo grande merito quello di aver studiato le più importanti tecniche apicole soprattutto in Argentina, importandole poi in Italia e divulgandole nel mondo agricolo.

L’azienda inizialmente era dedita all’allevamento delle api regine, degli sciami e della produzione di cera. Con il passare del tempo e l’allargarsi della realtà, si è cominciato anche a confezionare il prodotto.

L’erede della famiglia Piana, Lucia, ad oggi è una delle massime esperte di miele: fa parte dell’Osservatorio del Miele, tiene corsi, consulenze.

Apicoltura Piana ha, invece, proseguito nella propria attività fino agli anni ’80 e ’90, periodo in cui, grazie ad un manager preparato come Roberto Boschi, si è verificato un forte impulso commerciale, catalizzato nel settore della grande distribuzione.

Il 2014 è stato l’anno del nostro ingresso in azienda, dapprima con un pacchetto di minoranza, poi trasformato nel 100% delle quote l’anno successivo. 

Nel 2018 abbiamo avuto l’idea di far entrare il gruppo Maccaferri, sia per avere maggior solidità economica, sia per poter strutturare in maniera più articolata l’azienda. Già nel 2019 però, si è scoperto che la Maccaferri, storica realtà del bolognese, versava in una difficile situazione economica; i nostri piani di sviluppo furono fortemente rallentati, ci limitammo a svolgere un lavoro molto ordinario.

Ad agosto 2021 siamo riusciti a riprendere in mano totalmente le redini dell’azienda, riuscendo ad acquistare lo stabilimento e inserendo in organigramma una nuova figura commerciale col fine di far conoscere ancor meglio il nostro brand. Questo poiché, nel settore miele, il 60% del prodotto venduto è a marchio del distributore.

Massimo Mengoli

Esiste una modalità per stabilire e conoscere la provenienza del miele che consumiamo?

Sicuramente con la ricerca pollinica, la famosa analisi melissopalinologica. Obiettivo di questa procedura quella di individuare i pollini contenuti nel miele così da certificarne qualità e provenienza. Chiaramente non si riesce a determinare precisamente il paese bensì l’area geografica poiché ogni zona è caratterizzata da fioriture diverse che possono dare importanti indicazioni se ritrovate nel miele.

Quando noi studiamo il prodotto per verificare se sia conforme ai nostri standard procediamo con analisi specifiche per scongiurare la presenza di sostanze estranee come antibiotici o metalli. Successivamente passiamo a dei test relativi agli zuccheri, per confermare la mancanza di miscelazioni.

In conclusione analizziamo i pollini per comprendere al meglio la provenienza e la caratterizzazione del prodotto. Per esempio: l’acacia italiana deve possedere almeno un 15% di pollini perché possa essere dichiarata tale. Si tratta di una percentuale piuttosto bassa poiché quello dell’acacia è un polline iporappresentato.  

C’è un progetto in cantiere che si sente di svelarci?

Stiamo lanciando un progetto di filiera attraverso l’arnia intelligente, un prodotto sviluppato da una start up sul quale abbiamo investito qualche anno fa. La mia volontà è quella di consentire al consumatore finale di poter toccare con mano l’esistenza e l’importanza della filiera. Mi piacerebbe dare la possibilità di osservare da remoto l’apiario, potendo anche consentire l’accesso a dati interessanti come la temperatura e il numero di voli.

Ho puntato molto su questo progetto e spero che in breve tempo possa essere attivo al 100%.

Quali sono le differenze più rilevanti fra l’apicoltura italiana e quella estera?

Sicuramente l’Italia produce un ottimo miele che le aziende acquistano da piccole realtà che faticano a garantire una costante quantità di produzione. Per quel che concerne il prodotto estero invece, molte aziende che confezionano miele, si rivolgono a dei raccoglitori, delle società private che estraggono e miscelano il prodotto. Questa è una pratica che può causare qualche grattacapo poichè si rischiano di perdere i passaggi che si susseguono dall’apicoltore al raccoglitore.

Anche all’estero si produce un ottimo miele, come per esempio in Spagna o Ungheria, Paesi dove la qualità si sta alzando sempre di più. Ciò che distingue il prodotto italiano è l’assoluta varietà di pollini presenti sul territorio; questo fa si che non ci sia un miele italiano uguale all’altro.

Oltre al confezionamento dei prodotti, Apicoltura Piana è iscritta all’Albo Allevatori dell’Ape Italiana. Quali sono gli obiettivi di questa professione?

Quello che stiamo cercando di incrementare è l’allevamento delle api regine, questo perché noi riusciamo a mantenere intatti i geni e la purezza dell’ape locale (mellifera ligustica) che viene commerciata già fecondata.

Vendere un’ape regina certificata e fecondata consente di mantenerne inalterati i tratti genetici.

Un motivo che ci ha spinti in questa direzione va ricercato nel desiderio da parte nostra di mantenere uno stretto contatto con i nostri apicoltori.

Ci può raccontare brevemente le varie fasi di produzione del miele?

Inizialmente l’ape deposita il miele all’interno della celletta, lo deumidifica e, solo quando l’animale è certo che il miele sia pronto per essere conservato, procede con l’opercolatura, ossia sigilla con la cera il prodotto all’interno della celletta. Da quel momento l’apicoltore può procedere alla smielatura. Il prodotto viene successivamente consegnato a noi che procediamo con una attenta analisi per determinare il grado di umidità presente nel miele e, se la risposta è positiva, procediamo con una microfiltrazione per eliminare tutte le impurità presenti. 

Essendo il miele una soluzione satura di zuccheri tende a cristallizzare: per chi ha buone conoscenze in questo campo vedere un miele non cristallizzato può indurre il dubbio di una pastorizzazione, mentre il consumatore comune preferisce la fluidità. Gli unici mieli che non cristallizzano sono quelli di castagno, di acacia e la melata, in quanto la percentuale di zuccheri presenti vede primeggiare il fruttosio rispetto al glucosio. 

Per quanto concerne la distribuzione, il Ministero conduce delle analisi del rischio sugli alimenti, dalle quali emergono i limiti massimi di antibiotici o sostanze che possono essere tollerate dall’organismo. Nel caso del miele questa analisi non è mai stata praticata, causa il moderato uso dell’alimento. Si utilizza quindi il metodo precauzionale, caratterizzato da limiti decisamente ferrei.

Per quel che ci riguarda, non vi sono comunque problematiche, in quanto procediamo ad analisi su tutti i prodotti in entrata.

Quali sono le sue tipologie di miele favorite? Ci consiglierebbe qualche abbinamento?

Per quanto mi riguarda sono decisamente amante del miele d’arancio per via del deciso sapore agrumato e della consistenza leggermente granulosa. Si sposta perfettamente con il cacao poiché capace di esaltarne il gusto. Purtroppo è un miele di non facile reperibilità poiché ve n’è veramente poco. I maggiori produttori in Italia si trovano in Calabria, Sicilia e Puglia. 

Altro miele che mi sento di consigliare è quello di castagno che in questi anni sta riscuotendo grande successo commerciale, soprattutto fra i più giovani. Un miele che non cristallizza, dotato di poca granulosità e di un leggero retrogusto amaro che lo rende un perfetto partner per i formaggi.

Da segnalare anche il miele di eucalipto: un sapore avvolgente che ricorda decisamente le caramelle al mou.

Si può affermare che anche il miele sia un prodotto scandito dalla stagionalità?

Per quel che riguarda la produzione, il miele è strettamente correlato ai fiori; proprio per questa ragione si dice che l’apicultore faccia nomadismo: sposta le cassette nei luoghi di fioritura. Seguendo una linea temporale, la prima fioritura è quella dell’acacia per poi arrivare in estate con miele di girasole e coriandolo.

Da qualche anno l’interesse dei mass media si è focalizzato sul rischio di estinzione delle api. Qual è il suo pensiero in merito?

Questo è un discorso estremamente complicato; ciò che si dice sulle api è vero, l’importante però è non dimenticare quel microcosmo di insetti apoidei che svolgono un ruolo fondamentale per l’ambiente. L’impollinazione è, infatti, un processo decisivo di cui non solo le api hanno esclusiva: un esempio lampante lo si può ritrovare nelle serre, dove gli agricoltori fanno uso di bombi.

Il Natale con Apicoltura Piana

Con i primi freddi e l’avvicinarsi del periodo natalizio, Apicoltura Piana ha deciso di svelare la sua nuova linea, frutto di quasi 120 anni di esperienza nel settore. Oltre a un già ricco carnet di mieli esteri, l’azienda di Castel San Pietro Terme, offre un’importante selezione di prodotti totalmente italiani nei gusti millefiori, castagno, arancia e acacia. 

Un pensiero premuroso e originale per un Natale all’insegna della dolcezza.

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