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La valle della molte cantine, famosa fin dai tempi dei Romani

Siamo nella zona della Valpolicella classica, la “mano” che racchiude cinque vallate nei comuni di Fumane, Negrar, Marano di Valpolicella, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella. La Valpolicella era conosciuta fin dall’antichità e le sue valli, le cinque dita d’oro, erano ritenute terra vocata alla contivazione del vino già dal tempo dell’antica Roma, quando la zona era il considerata il “serbatoio” per il’Impero. Lo dimostra anche il nome: “Vallis polis cellae” ovvero la valle dalle molte cantine.

L’epiteto Amarone nasce per indicare il Recioto Amaro o Recioto Secco. Era il 1936 nella Cantina sociale Valpolicella, quanto il capo cantina Adelino Lucchese, ritrova una botte di recioto dimenticata in cantina e spillando il Recioto Amaro dal fusto di fermentazione, esclamò entusiasta: “Questo non è un Amaro, è un Amarone”. 

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I numeri dell’Amarone

Oggi la Valpolicella è la prima DOP di vino rosso in Veneto e tra le più importanti in Italia e a  livello regionale è seconda solo al Prosecco, con una P.L.V. (produzione lorda vendibile) ad ettaro tra le più alte in Italia, 23.000 €/Ha nel 2019. Cresce il vigneto e con esso il potenziale produttivo: negli ultimi 20 anni è raddoppiato il terreno vitato Valpolicella, che ha raggiunto gli 8.296 ettari di estensione nel 2019, spaziando oltre la cosiddetta “Valpolicella Storica”.

Nello stesso periodo, la produzione di uva per Amarone e Recioto ha registrato un incremento dai 40 agli oltre 300 mila quintali: sono 64 milioni le bottiglie delle denominazioni (Valpolicella, Amarone, Recioto e Valpolicella Ripasso) prodotte nel 2019, per un giro d’affari complessivo di 600 mln di euro annui, di cui 350 mln stimati solo per l’Amarone.

Nella vendemmia 2019, l’ultima di cui abbiamo i dati a disposizione, sono stati prodotti 882.831 q.li di uva, di cui 310.177 messi a riposo per Amarone e Recioto. Attivo da oltre 80 anni, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella rappresenta 272 aziende di imbottigliatori e trasformatori della rinomata DOP del veronese, per una filiera che conta 7 cantine cooperative e 2.273 aziende agricole produttrici di uva. 

L’export 

Ben il 62,4% della produzione della Dop Amarone nel 2019 è stata destinata all’estero, possiamo quindi dire, a ragione, che questo vino è tra le eccellenze italiani maggiormente conosciute oltre i confini. Germania (16%), USA (14%), Uk (12%), Svizzera (11%) sono i principali Paesi di destinazione che congiuntamente assorbono il 53% delle bottiglie esportate. Seguono Svezia (8%), Danimarca (7%) e Canada (6%).

Cina e Giappone pesano congiuntamente circa il 5%, sebbene il valore dell’export in questi due Paesi sia cresciuto a doppia cifra rispetto al 2015. (Fonte: indagine 2019 Osservatorio Vini Valpolicella a cura di Wine Monitor sull’export dei vini Valpolicella).

L’amarone, il re della Valpolicella

Bisogna ricordare che l’Amarone è un vino rosso passito secco. Per capire se un’azienda produce in qualità basta capire il suo livello di resa massima per ettaro, se superiore ai  70-80 quintali non è un grande indice di qualità. I vitigni usati per la produzione sono la Corvina (dal 45% al 95%); il potente Corvinone che può sostituire il precedente nella misura massima del 50% e la Rondinella dal 5% al 30% .

I grappoli vengono quindi selezionati con gli acini distanti e senza lesioni che altrimenti farebbero marcire l’uva. Vengono poi stesi su graticci di bambù. In questo processo di appassimento si perde circa il 30-35% della resa.

Le uve arrivano così alla pigiatura e alla fermentazione naturale in vasche d’acciaio. Dopo la svinatura e il successivo stoccaggio per 4-5 mesi in acciaio i vini vengono trasferiti nella zona di invecchiamento. Qui, in base alla tipologia, riposano sino a alla loro piena maturità.

Solitamente per il classico Amarone in azienda si aspettano almeno 5- 5 anni e mezzo, come da tradizione. Il disciplinare permette, però, anche tempi più veloci. Sono utilizzate le classiche botti di legno di rovere di Slavonia da 20-25 hl: in questo modo il lento invecchiamento, grazie alla ossigenazione controllata dovuta alla piccola porosità del rovere, rende l’Amarone meno spigoloso e al massimo del suo vigore.

Per una riserva di Amarone i tempi si allungano fino agli otto anni. Una curiosità? Ogni botte perde anche qui circa 2,5 litri l’anno, il cosiddetto “vino degli angeli”.

 

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