La Cantina Kaltern/Caldaro, meta di una mia recente visita, esprime perfettamente il concetto di terroir, cavallo di battaglia dell’offerta enoturistica
L’estate del 2022 la ricorderò come la più calda degli ultimi dieci anni. Ero in cerca di frescura e senza pensarci sono scappato in Alto Adige. Il Lago di Caldaro mi ha accolto con le sue tipicità e mi sono lasciato piacevolmente affascinare dai prodotti locali e dai racconti che mi hanno regalato gli abitanti del posto. Andare a Caldaro e non visitare la cantina Kaltern è errore da non commettere. E, ovviamente io, non l’ho commesso!
Ad accogliermi è stato il grande Andrea Moser, l’enologo che riesce a declinare l’Alto Adige con un obiettivo costante: fare grandi vini.
Cantina Kaltern è l’espressione più grande dell’Alto Adige. Una cantina sociale che abbraccia un universo di mani e menti. Infatti, sono 650 i soci a lavorare e a raccontare 450 ettari di vigneto. Inoltre, nel 2019 Cantina Kaltern è stata la prima cantina italiana a fregiarsi del sigillo FAIR’N GREEN. FAIR’N GREEN è il marchio della viticoltura sostenibile pensato e realizzato da e per produttori di vino.
È nato in Germania nel 2013, da allora è stato scelto dalle più importanti aziende vitivinicole tedesche e oggi è tra le più autorevoli certificazioni per la viticoltura sostenibile in Europa. Cantina Kaltern ha puntato a migliorare i propri parametri lavorando ancora meglio sui vigneti, sull’energia solare, sulla gestione dei rifiuti a 360° e infine sulle bottiglie.
A coronare le espressioni dell’Alto Adige, c’è la linea d’eccellenza della cantina che parla di vini autorevoli, la linea Selezioni. Un discorso diretto e continuo tra uve autoctone e internazionali che in 15 etichette parlano di tutto il territorio del lago di Caldaro.
Ma è Quintessenz, la gamma che esprime all’eccellenza le idee di cantina Kaltern. La linea Quintessenz vinifica in purezza cinque vitigni: Pinot Bianco, Cabernet Sauvignon, Schiava, Cabernet Franc, Moscato Giallo.
In quella mattina di caldo afoso, la freschezza di Caldaro mi ha portato a degustare due vini della cantina Kaltern che racconto con piacevole trasporto.
Cuore pulsante per ragioni storiche e chiaramente di territorio è la schiava. Già conosciuta nel Medioevo, la schiava oggi è il vitigno più coltivato in Alto Adige. Ed è con queste uve che Moser sfida i luoghi comuni di un vino che per troppo tempo non ha avuto la giusta considerazione, nonché lavorazione, qualitativa. Moser infatti porta la declinazione di questo vitigno a espressioni notevoli che non cadono in un inutile strafare di cantina ma che restano espressioni di quel vitigno che per sempre sarà ambasciatore del territorio altoatesino.
Nello specifico, Quintessenz Kalterersee Classico Superiore Doc 2021 è una schiava che viene prodotta nella zona di Caldaro. La spinta qualitativa avvenuta dagli anni 2000 è in maggior parte orgoglio della cantina Kaltern che in questa bottiglia ha interpretato il vitigno ai suoi massimi livelli, puntando non più alla quantità ma all’eccellenza.
Un vino semplice che nel calice Kaltern si traduce in un racconto empatico di un terreno argilloso, ciottoloso calcareo, ben drenato e caldo che dona alle sue viti la possibilità di diventare un vino con punte degustative notevoli. Un rosso rubino che si lascia trasparire da un naso ricco di ciliegia e lamponi. Un sorso pieno e sapido che nel suo morbido tannino si sposa a un fresco antipasto. Non è un vino di grande struttura, ma un vino che si sceglie per la sua freschezza e bevibilità.
Piccola curiosità, nella cuvée Quintenssenz Kalterasse 2017 ci sono vigneti che hanno anche 100 anni.
Dire Alto Adige è dire Pinot bianco. Dire Pinot Bianco è dire eleganza. Kaltern affida al suo Pinot bianco e alla sua produzione che si aggira intorno alle 12-15 mila bottiglie il compito di parlare approfonditamente delle particolarità del territorio altoatesino.
Dicevamo eleganza, che Moser riesce a rendere possente. Anche qui l’espressione magistrale è affidata alla linea Quintessenz che nel suo Pinot Bianco esalta in note speciali; un vino che non è mai opulento, ma un calice che riesce a soddisfare una bevuta intensa e nei limiti contemplativa. Finezza è il segreto che Moser riesce a tener ben svelato a ogni sorso.
Un vino che diventa possibilità per le sfumature territoriali altoatesine di raggiungere grandi obiettivi. Un colore giallo paglierino che con leggere pennellate verdoline apre il naso su note fruttate ed erbacee, accompagnate da sentori di mela gialla, melone, camomilla e grafite. Un vino armonico che lascia in bocca una bella cremosità in un ricordo fresco e minerale.
Nella mia passeggiata a Caldaro ne sono uscito arricchito da quel mondo così sospeso tra l’Italia e il suo opposto, tra persone anime e mani che riescono a raccontare radici che appartengono anche a noi. Un territorio così ricco, così unico che dal punto di vista vitivinicolo riesce a esprimere idee e storie che arricchiscono il nostro patrimonio umano.








