Dalla Biblioteca Malatestiana, a Piazza del Popolo, passando per le fosse di Sogliano e i vini di Bertinoro, quanta ricchezza in questo angolo di Romagna

Sole, mare, divertimento; ma anche colline, tranquillità ed un patrimonio storico-artistico decisamente degno di nota. La zona del cesenate, nel cuore della Romagna ha tanto da offrire a visitatori che decidono di soggiornare in questa terra, che fa dell’ospitalità il proprio marchio di fabbrica.

Le dorate spiagge di Cesenatico e zone limitrofe richiamano ogni estate decine di migliaia di turisti, desiderosi di immergersi appieno nella celebre movida romagnola, celebrata da decenni in film, libri e spettacoli teatrali.

Come lasciarsi sfuggire l’opportunità di una visita alla celebre Biblioteca Malatestiana Antica di Cesena, prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa e inserita dall’Unesco nel Registro della Memoire du Monde? Fondata verso la metà del 1400 d.C sfoggia uno stile monastico-rinascimentale e può vantare un patrimonio letterario composto da oltre 230 mila volumi.

 

Particolarmente suggestiva, sempre a Cesena, anche Piazza del Popolo, sede dell’iconica Fontana Masini, vegliata dall’alto dalla Rocca Malatestiana, ennesima testimonianza medievale lasciata in queste terre dalla famiglia Malatesta, come quella di Longiano, con la Galleria d’arte moderna e contemporanea Tito Balestra che vanta quadri di Matisse, Chagall e Guttuso. 

Ma il cesenate è celebre anche per l’esuberante e ricca offerta gastronomica: dai tipici chioschi di piadina sparsi per tutta Cesena, alle incredibili fosse di Sogliano, culla e dimora del rinomato formaggio di Fossa.

Dal punto di vista enologico questo territorio è costellato di borghi forieri di eccellenze talmente identitarie da essere protagoniste di canzoni e stornelli popolari.

È il caso di Predappio e di Bertinoro, un incantevole borgo collinare, a metà strada fra Cesena e Forlì: qui i vini rappresentano un biglietto da visita anche al di fuori dei confini nazionali.

Sull’etimologia del nome Bertinoro sono conosciute varie leggende; la più romantica, secondo le leggende dei bertinoresi, racconta di come Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio e regina dei Visigoti, nel 435 d.C, bevendo Albana da una grezza brocca in terracotta e apprezzandone particolarmente il sapore, pronunciò la frase:“Vino, non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”.

Proprio per portare alto il vessillo di Bertinoro anche fuori Romagna, nasce, nel 2010, il Consorzio Vini di Bertinoro, associazione comprendente ad oggi sei cantine: Cantina Celli, Campodelsole, Tenuta Villa Trentola, Fattoria Paradiso, Tenuta la Viola, Giovanna Madonia.

Mission del Consorzio è quella di far conoscere in Italia e all’estero i vini simbolo di questa terra. Il disciplinare della DOC Romagna li individua in: Romagna DOCG Albana, Romagna DOC Pagadebit e il Romagna DOC Sangiovese. In particolare il disciplinare per il Romagna Sangiovese DOC riconosce la peculiarità del Sangiovese di Bertinoro, denominandolo quindi Romagna DOC Sangiovese Riserva Bertinoro.

Ma cosa rende unico il patrimonio enologico di Bertinoro? 

Innanzitutto lo spungone, una tipologia di terreno argilloso e calcareo, capace di trasmettere ai vini una importante sapidità e dei tannini morbidi e piacevoli al palato. Da non sottovalutare anche la vicinanza al mar Adriatico, la cui brezza accarezza dolcemente quel lembo di terra compresa fra Rimini e Bertinoro.

 

Il Consorzio, con il supporto del Comune di Bertinoro, ha inoltre ideato un’interessante iniziativa; stiamo parlando della Riserva Storica, una cantina comune in cui vengono raccolti i vari Sangiovese Riserva dell’intera Romagna. L’idea è quella di creare una memoria collettiva, una sorta di straordinaria “banca” nella quale vengano conservate le bottiglie delle varie annate. Il fine è quello di poterle assaggiare in futuro per comprendere meglio l’evoluzione del prodotto. Una grande occasione per attirare e far conoscere l’identità romagnola al turismo enogastronomico, fenomeno che negli ultimi anni sta conoscendo uno sviluppo senza precedenti.

A pochi chilometri, a Longiano, ha appena inaugurato il relais Villa Margherita, solo sei camere, con nomi ispirati a piante aromatiche e un ristorante capitanato dallo chef Giuseppe Ricchebuono (1 Stella Michelin al suo Vescovado di Noli) per il nuovo ristorante Il Sambuco. Una scommessa, in questi tempi tanto difficili, per ritrovare uno stile di turismo lento alla scoperta dei tesori autentici del territorio, vicina al mare ma fuori dal caos, vedrà attivi anche orti didattici per scuole e anziani 

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