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L’immagine come didascalia. Ferdinando Cioffi, le sue foto, il suo feeling con i grandi chef per relazioni quasi sinergiche. Per entrambi non c’è trucco né inganno: un abbraccio di tecnica, talento, testa e cuore. È arte, ritratti di luce che entrano nell’anima

Ferdinando Cioffi.“Lei mi sta rubando l’anima”. È la voce del celebre stilista francese Emanuel Ungaro, per un grande fotografo, empatico e piacevole signore di mezz’età che da tempo ritrae famose star di diversi, a volte apparentemente quasi opposti, mondi.

Scoprire Ferdinando Cioffi giustifica la citazione; poco più di un’ora in una raffinata lounge per conoscersi reciprocamente e avvicinarsi al suo lavoro. Un uso importante e del tutto proprio della luce, un’istintiva attenzione al rapporto umano tra soggetto o oggetto e il fotografo portano a risultati che vanno oltre l’impatto estetico dei suoi ritratti.

Quella di Ferinando Cioffi è un’arte, come lo è quella dei protagonisti della haute cuisine, gli chef: non stupisce che Cioffi ami la buona tavola, ma soprattutto adori i suoi interpreti. L’arte è anima e luce, per il grande fotografo luminista. Tutto nasce con una Hasselblad, “il grande amore di tutta la vita.

Le macchine fotografiche passano, ma per me lei resta”: iniziano così chiacchiere e caffè con il maestro dell’immagine ritrattista, formatosi giovanissimo a New York (pur non conoscendo l’inglese: a Lucerna, dov’è cresciuto, si parlava solo tedesco) negli studi dei grandi maestri Richard Avedon e Irving Penn per poi iniziare un personale percorso e seguire le sue passioni.

A proposito di passione: come si è creata questa alchimia fra lei e i grandi chef?

Colpa e merito sono proprio di Alberto Schieppati, allora giovane direttore di un importante giornale di food & beverage. Mi ha mostrato una foto di un celebre cuoco francese e ho iniziato per istinto e curiosità ad avvicinarmi ai maestri di cucina. La curiosità è diventata passione e interesse.

Lei nel tempo ha fotografato i più grandi: che sensazioni ne ha tratto?

Sono sempre stati protagonisti, mai prime donne. In modo diverso con ognuno si è sempre creato un rapporto empatico: disponibili come Massimo Bottura, piacevoli come Carlo Cracco, simpatici e alla mano come Antonino Cannavacciuolo… Tutti estremamente professionali, idee chiare e forte carattere. 

I nomi sono tanti, da Fredy Girardet a Sergio Mei, la famiglia Santini, solo per citarne alcuni. Ma ci sono anche Paul Bocuse e Gualtiero Marchesi: le loro foto hanno fatto il giro del mondo… 

In occasione di un mio incontro con Paul Bocuse sono riuscito a far abbracciare tre grandi chef di certo non legati da reciproca amicizia, anzi… Ha una personalità eccezionale per foto eccezionali. Con Gualtiero Marchesi si è creato un rapporto profondo, iniziato per lavoro e divenuto amicizia. Stima e affetto così importanti che voleva che lavorassi per lui…

Torniamo alla famosa citazione lei mi sta rubando lanima”…

Se un grande cuoco entra in sintonia con me si apre, abbandonando eventuali meccanismi di autodifesa; ecco che quindi mi permette di entrare nella sua anima più profonda, che cerco di cogliere nei miei ritratti. Ed è anche per questo che desidero sempre set ad hoc per ciascun soggetto: può essere una cucina, una tavola apparecchiata, la brigata, libri di ricette, un piatto, un singolo ingrediente…Ogni chef ha un carattere del tutto proprio, che voglio far emergere.

Nel suo sito si parla di rapporto di forza fra fotografato e fotografante…

Il rapporto di forza si crea con la conoscenza, quindi si mantengono, in entrambi, caratteristiche caratteriali e professionali. Nessuno prevale sull’altro, ma neppure si scende a compromessi. Cerco sempre, nei miei ritratti, l’anima delle persone e del loro lavoro.

Un sodalizio artistico, tra fotografia e i migliori maestri dellhaute cuisine, che lha portato a pubblicare fino ad ora sette libri. Uno su tutti, di cui parlare? È nel nome stesso del magazine, So Wine So Food. Lalta gastronomia esige anche grandi vini… 

Che possono essere, per esempio, quelli della famiglia Cecchi. Il mio volume We Love Coevo, dedicato al loro ultimo grande vino, è nato così: quando ho saputo del debutto di Coevo in società, al cospetto di cinquanta chef stellati, ho proposto loro un volume che celebrasse famiglia e cantina. Una forte emozione per foto che amo molto.

Allo stato dellarte dubito che il suo rapporto con gli interpreti della grande cucina si fermi…

Niente nomi per ora, ma dietro ai fornelli ci sono giovani talenti che mi interessa parecchio cogliere. 

Sono ritratti come incontri, quasi quadri al limite del minimalismo per pochi protagonisti: l’uomo è chef e fotografo, piatto o camera la sua arte, luce e anima a unire tutto. 

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