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Il celebre locale di Ciro Salvo è presente anche in terra britannica, ma che pizza si mangia a “50 Kalò” Londra?

Ogni volta è la stessa storia. E pensare che ci provo a resistere eh… pochi istanti prima di prenotare un viaggio all’estero, la regola che tento di autoimpormi è quella di evitare come la peste ristoranti italiani. Le motivazioni? Le solite: evitare sensi di colpa mangiando piatti che, spesso, con la cultura gastronomica italiana c’entrano come i crauti in un brunch in Corso Como e cercare, attraverso il cibo, le più sottili sfumature che rendono speciale il Paese scelto da visitare.

Ma non c’è niente da fare, un pasto “sgarro” alla fine me lo devo concedere, probabilmente anche per colpa del mio (in)sano masochismo di fondo, ma tant’è.

Sono a Londra per qualche giorno, niente di troppo impegnativo, giusto il tempo di far quattro foto di rito e soddisfare la mia ciclica voglia di vivere l’atmosfera di questa città così caoticamente perfetta. 

“50 Kalò”: la pizza italiana a Londra

Ovviamente, per non fare nessuno strappo alla regola, ho deciso di assaggiare un classico italiano anche in terra inglese, parlo naturalmente della pizza.

Contrariamente ad altri viaggi (un giorno vi racconterò di quella volta che, da buon romagnolo, ho ordinato i cappelletti in brodo a Sharm el Sheikh il 18 di luglio), ho deciso di farmi una coccola e andare ad assaggiare la pizza di “50 Kaló”, celebre format di Ciro Salvo.

Il locale, inaugurato nel 2018, sorge a due passi della maestosa Trafalgar Square. All’ombra della Colonna di Nelson, Salvo ha deciso di proporre ciò che la più pura e popolare tradizione gastronomica possa offrire. Inutile girarci intorno o ingigantire con inutili orpelli linguistici: la pizza di “50 Kalò è ottima, figlia della qualità in dispensa e nelle mani di mastri pizzaioli giovani, preparati e appassionati. 

Qualche dato

400 nei giorni feriali e quasi 800 nei festivi, queste le mostruose quantità di pizze che “50 Kalò” sforna abitualmente. Numeri da capogiro, soprattutto se si considera che il forno, per ordine dello stesso Salvo, può ospitare “solo” tre pizze alla volta. Questo perché con più pizze sarebbe complicato mantenere un uniforme livello di qualità nel periodo di cottura, che va dai 50 ai 60 secondi.

L’impasto di questo piccolo miracolo della panificazione viene preparato con la celebre farina Caputo “blu” 00,  garanzia oramai collaudata. I panetti vengono poi lasciati lievitare per 48 ore prima di essere stesi e infornati.

D’impatto anche la location: appena entrati ci si ritrova catapultati in una realtà peculiare, nella quale il “traffico” di una pizzeria si sposa armonicamente con il salotto di un palazzo aristocratico. Eleganti colonne marmoree e un soffitto decorato con fini altorilievi floreali, arricchiscono di raffinatezza l’esperienza pizza.

A far sentire gli ospiti coccolati, un personale di sala giovane, dinamico e spontaneamente simpatico, merce rara fuori dal Bel paese.

Le pizze di “50 Kalò”

Come già accennato in precedenza, da “50 Kalò” il forno non conosce riposo. La pizza rappresenta infatti il core business del locale di Salvo, corredato da una rapida selezione di fritti e da un comparto dolciario degno di nota.

Dando uno sguardo al menu, salta all’occhio come l’attenzione sia focalizzata sui prodotti della tradizione campana, soprattutto vegetali e caseari.

Trovo particolarmente interessante e calzante, in questo senso, la proposta della “Nerano”, pizza condita con crema di zucchine, Fior di Latte, zucchine fritte e Provolone Del Monaco, D.O.P tanto cara ai partenopei. La dolcezza delle zucchine in crema viene ben mitigata dalla stagionata piccantezza del provolone. A completare il tutto un fritto di zucchine asciutto e dal forte sentore vegetale.

Dello stesso tenore anche la classica “Margherita con mozzarella di bufala”, che può contare su autentiche eccellenze campane come i pomodori pelati di “Casa Marrazzo” e una bufala freschissima.

Peculiarità delle pizze di Salvo, sicuramente il ricercato equilibrio fra la qualità delle materie prime utilizzate e l’impasto. Questo non risulta mera tela su cui stendere colori, bensì (come vedremo nel prossimo paragrafo) protagonista capace di esaltarsi e agire da boost, permettendo agli ingredienti di performare al meglio. Quello fra l’impasto di “50 Kalò” e i condimenti è un matrimonio felice, un do ut des che si sostanzia in un equilibrio rotondo, appagante, senza sbavature.

Non solo pizza

Per variare un po’ dalla classica proposta di pizza, ho deciso di ordinare un’ insalata con tonno. E voi giustamente mi direte: “Sei andato in una delle pizzerie più quotate d’Inghilterra per un’ insalata?”

“Si”.

Però attenzione, perché questa scelta porta in dote due importanti variabili da considerare:

  1. Nelle pizzerie londinesi non è per nulla semplice trovare verdure di qualità.

2.  L’insalata, composta da lattuga, lattuga romana, filetti di tonno, olive di varietà Taggiasca, pomodorini e fagiolini, viene servita sul “pan pizza”. Si tratta di un impasto in purezza, per una volta alleggerito dagli onnipresenti pomodoro e mozzarella.

Quale metodo migliore, quindi, per valutare la qualità di un lievitato? 

L’impasto risulta morbido, leggero e soprattutto digeribile, segno di una corretta lievitazione, di un sapiente utilizzo del tempo, di un’idratazione importante e di una cottura mirata nonché efficace.

I dolci 

Siamo sempre in pizzeria ma vogliamo negarci la coccola sweet?

Ad una interessante proposta di dolci homemade, da “50 Kalò” viene affiancata una gustosa selezione a firma del celebre Sal De Riso, pasticcere simbolo della Costiera Amalfitana.

La “Delizia al limone” di De Riso si conferma di altissimo profilo ma meritevoli di attenzione anche i dessert fatti in casa come il classico tiramisù e la sua golosissima variante al pistacchio. Insomma, anche con i dolci, “50 Kalò” si dimostra un vero baluardo della cucina italiana in terra inglese. 

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