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1865 by Lavazza, il futuro della colazione italiana secondo

1865 by Lavazza. Di corsa il lunedì mattina o con calma agli albori di una placida domenica; da soli nella nostra cucina oppure al tavolino di un bar, nell’intimità di chiacchiere amiche: chiedere a noi italiani cosa significhi bere un caffè può essere il principio di una storia non del tutto lineare.

Il fatto è che ognuno la vive un po’ a modo suo, secondo sfaccettature che cambiano concordemente a umori e situazioni (oltre che a lune storte). Certo è che nessuno di noi lo assimila al semplice reclamare la propria dose, necessaria e quotidiana, di caffeina: all’origine c’è un rituale, una tradizione consolidata legata in modo indissolubile all’idea del prendersi una pausa, solitaria o condivisa. Concetti, questi, intorno ai quali abbiamo costruito un simbolo motivo di identificazione e orgoglio: il caffè, per quanto non propriamente italiano, lo sentiamo nostro e parte integrante del nostro patrimonio culturale.

Da un lato quindi ci siamo noi, i nostri ideali e la nostra tradizione del “caffè all’italiana”; dall’altro, una serie di caffè bruciati, inghiottiti in fretta e furia, affogati nello zucchero o macchiati alla bell’e meglio: cos’è successo nel mezzo? Quand’è che siamo diventati tanto esigenti davanti ad un calice di vino, mentre ad una tazzina di caffè non chiediamo che il minimo accettabile in fatto di qualità? Intorno al mondo del caffè il romanticismo non ci manca, ma allo stesso modo, in materia di standard, potremmo dire che troppo spesso pecchiamo per eccessiva indulgenza.

La loro risposta in merito ce l’hanno data i coffelier di 1865 Coffee Designers by Lavazza, il cui scopo è quello di invertire questa rotta, scommettendo sulla tradizione ed elevarla ad un altro gradino: è così che lo specialty coffee si apre al grande pubblico italiano.

Il punto sta nell’attualizzare la narrazione che istintivamente associamo al caffè e portarla nel quotidiano, affinché ogni tazzina equivalga ad un piccolo lusso personale che scegliamo di concederci. Da qui nascono i caffè della collezione 1895 by Lavazza: un progetto giovane del Gruppo Lavazza che ha l’obiettivo di puntare su ricerca e innovazione per offrire una gamma di prodotti dalla qualità eccellente. E’ per questo che la produzione è bassissima e le varietà limitate: i caffè che ne derivano sono il risultato di un’attenta selezione in piantagioni scelte e di una lavorazione in fabbrica che ha la stoffa dell’artigianale. 

Il coffelier- ovvero il sommelier del caffè – allora assume le vesti del sarto e attraverso una conoscenza analitica circa le caratteristiche dei chicchi e la loro provenienza, così come dei metodi di tostatura e filtraggio, è in grado di formulare una miscela che ne veda esaltate specifiche proprietà aromatiche: da quelli più ”nutty” ai “floral” passando per gli “herbal & spicy”, abbiamo davanti prodotti dal forte carattere identitario, dove ogni nota percepita è frutto di una meticolosa sperimentazione a monte.

Per la categoria “sweet fruit” abbiamo testato la novità Siate Crateres: già dal nome ci porta nelle terre dell’America centrale, lontane eppure che si prefigurano chiare nella nostra mente: luoghi verdeggianti, dalla natura selvaggia e incontaminata. Siamo a Panama, a 1600mt d’altitudine, nelle zone del vulcano Burù, dove climi miti garantiscono la crescita ottimale della “parainema”, varietà che dà vita a questo monorigine. Seguendo rigorosamente il metodo naturale, i chicchi raccolti vengono lasciati essiccare al sole e poi decorticati, ma saranno poi le scelte del coffee designer a rivelarsi determinanti per enfatizzarne la dolcezza: a seconda dei successivi metodi di estrazione, lo specifico profilo di tostatura scelto risulterà poi, nella tazzina, in un’esperienza diversa.

Se lo vogliamo gustare lentamente, con sorsi lunghi e avvolgenti, l’estrazione in chemex si rivela ideale: il corpo è leggero, ma morbido e vellutato al contempo; l’apertura aromatica più accentuata; riusciamo a percepirne lo spettro organolettico in modo completo, con un’attenzione maggiore ai profumi di cioccolato e sciroppo d’acero, ma anche di frutta secca e mandorla tostata. Al gusto risulta dolce, con un lieve fondo acido che rimanda ai fichi e alle prugne. La corposità aromatica che ne deriva lo rende adatto alle fredde mattine d’inverno: caldo, avvolgente, una stretta intorno al petto a cingerci nel tepore di un abbraccio. 

Questo non ci nega, tuttavia, di poterlo gustare anche nelle giornate più frenetiche, quelle in cui un caffè serve più a temprare lo spirito che non ad altro: come espresso, abbiamo modo di percepire con maggiore fermezza la nota acidula, che ne fa emergere la parte più fruttata. L’esperienza allora cambia: prolungando l’assaggio in momenti diversi, ad ogni sorso scopriamo un’evoluzione intrinseca, che rivela tutta la sofisticatezza del suo profilo. Se con la degustazione da filtro scopriamo quindi una piacevolezza più omogenea, bere il Siete Crateres in espresso si rivela un crescendo, che nell’attimo di qualche sorso ci invita a rallentare, a gustare il momento, ad esser presenti alle nostre esigenze e a come, una tazzina di caffè, possa diventare mezzo per prendersene cura.

L’idea del caffè allora cambia; come lo abbiamo visto o, meglio, vissuto fino ad ora assume tutt’un’altra forma: si fa esperienza, a cui, seppur momentaneamente, potersi abbandonare. È un modo di onorare la nostra tradizione italiana, da una parte andando a ripristinare quel senso quasi liturgico con cui viviamo l’inizio della giornata, ma dall’altra dedicandole un’attenzione tutta nuova, fatta di prodotti che spingono ad un livello più in alto il lavoro sulla qualità. In questo senso, il pairing con il food si fa imprescindibile e con la sua innovativa Crioche entra in scena il pastry chef Marco Pedron, a chiudere il cerchio della colazione italiana 2.0.

La Crioche di Marco Pedron 

All’apparenza statuaria, quasi scultorea; dall’alto sembra un’“escargot” presa in prestito alle viennoiseries francesi, ma una volta tagliata (rigorosamente per verticale) ricorda il fratello minore del nostro amato panettone: è lei, la celebre Crioche di Marco Pedron, la new entry nel panorama della colazione milanese, che 1865 by Lavazza ha scelto per il Flagship Store di Milano come connubio perfetto ai suoi caffè. Da un lato croissant, di cui richiama all’esterno la parte sfogliata; dall’altro brioche, grazie all’interno che ricorda le note più saporite e “colorate” proprie della tradizione italiana.

A vederla sembra disegnata al millimetro, regolare e solida, ma al contempo soffice per via dell’alveolatura eseguita a regola d’arte. Il profumo è quello di burro, fragrante, eppure risulta più leggera data la minore quota grassa che il pastry chef ha deciso di apportare. Lo studio a monte, ci spiega Marco, è stato meticoloso: ogni singolo step, dalla scelta del forno a quella del metodo di lievitazione, è stato ponderato sull’idea ben precisa del ruolo che il prodotto finale sarebbe andato a rivestire per il consumatore: ecco allora che nell’aritmetica della colazione ideale, Marco Pedron pensa al nostro “comfort”: a fronte della frenesia con cui solitamente viviamo l’inizio della giornata, con la sua Crioche ci invita a non perderne di vista il godimento, che deve dunque esser massimizzato.

Il concetto di colazione allora cambia paradigma, si struttura attraverso una maggiore complessità: la tradizione della tipica brioche si evolve, arrivando ad un prodotto più elaborato, non troppo dolce, a metà strada con il salato, che si possa sposare sia con una confettura di albicocche che con una fetta di formaggio. Lo studio sulle temperature di cottura, basse nei primi momenti per poi essere aumentate gradualmente, risulta in uno sfogliato irresistibilmente croccante fuori, ma poi languidamente morbido dentro: da perderci la testa. Una volta assaggiato, capiamo dove Marco volesse arrivare: alla presa di coscienza che anche gli attimi più fugaci possono (e meritano di) diventare preziosi.

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