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Vi piacciono i vini naturali? Se la vostra risposta è si, sicuramente questi vini senza solfiti aggiunti fanno al caso vostro. Sulla scia modaiola dei vini “poco interventisti”, biologici o biodinamici, il consumatore è sempre più attento al tema della sostenibilità e alla mano del produttore. Se si parte da una materia prima non perfetta, produrre un vino senza l’aggiunta di solforosa può essere molto complicato o addirittura impossibile. Per questo motivo, i produttori che scelgono di non aggiungere solfiti nei loro mosti e vini sono consapevoli della grande integrità e salubrità delle loro uve, ottenendo così nettari veri, che raccontano, con assoluta sincerità, il terroir dalla quale provengono.

  • Alepa – “Privo” Rosso 2019 Campania Igt

Alepa è una moderna realtà artigianale, fondata da Paola Riccio, immersa in un contesto naturale ancora incontaminato e ricco di biodiversità. La suaa storia inizia nel 1986 con la trasformazione della residenza in una cantina, ma bisogna attendere il 1993 per l’uscita delle prime etichette.

Privo è una stimolante espressione casertana di uve Cabernet Sauvignon. Affina esclusivamente in acciaio per 12 mesi mantenendo un profilo organolettico vivido e fruttato, dalle note di ciliegia marasca in confettura, lampone e succo di melagrana. Il Cabernet rivela poi il suo carattere esprimendosi in note erbacee aromatiche di radice di liquirizia e peperone grigliato. Il sorso è fresco e slanciato, dal tannino mediamente tonico, rinvigorente di sapida succosità. Nessuna sovrastruttura, semplicemente fatto come una volta.

  • Giotto Bini – Vino Bianco “Riserva Genevieve”

Geneviene, Gabrio e Giotto Bini producono, a Pantelleria, vini veri e senza compromessi. Vini che stordiscono, figli di uve vergini, lavorate con innocenza e senza l’uso del legno. La realtà si compone di circa otto ettari a 350 m sul livello del mare: viti con un età media di 50 anni, allevate ad alberello su suoli vulcanici. La vinificazione, con lieviti autoctoni, è svolta sottoterra, in anfore, dove il mosto resta a lungo a contatto con le bucce. Niente solforosa, né chiarificazioni, né filtrazioni.

Proveniente quasi esclusivamente dall’annata 2018, il Riserva Genevieve proviene dalla selezione di uve zibibbo di elevata qualità. Questo bianco secco fermenta in acciaio con una lunga macerazione sulle bucce a cui segue una maturazione di 7 mesi a contatto con le fecce fini. Sincera espressione territoriale.

Giotto Bini

  • André et Mireille Tissot – “Amphore” 2018 Arbois Savagnin Aoc

Il Domaine Tissot, immerso nel villaggio di Montigny-les-Arsures a due passi da Arbois, viene gestito con maestria da Stéphane e Bénédicte Tissot. Dai 46 ettari di proprietà, i Tissot elaborano ben 36 diverse cuvées, provenienti da terreni con caratteristiche differenti, tra cui alcuni Chardonnay facenti parte della AOC Arbois ed elaborati da vari cru, qualche Côtes du Jura, dei Crémant du Jura e alcuni Vins Jaunes.

Dopo la soffice pigiatura, le uve Savagnin di questo Amphore vengono vinificate appunto in anfore di terracotta da 400 litri, dove sono lasciate a contatto con le bucce per almeno 6 mesi. Dal color ambra con riflessi arancia, al naso si rivela di grande intensità con note di mandorla fresca, noci, albicocche candite, scorza d’arancia e grafite. La bocca è ampia, vibrante e minerale, di notevole lunghezza. Un orange wine sorprendente, naturalmente senza solfiti.

  • Divella, Blanc de Noir

Alessandra Divella è una giovane e ambiziosa vignaiola di Gussago, che a meno di 30 anni ha preso in mano due ettari di vigneto con l’obiettivo di dar vita a vini autentici e artigianali. Frutto di fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e di lunghi affinamenti in cemento e tonneaux, i suoi vini hanno la costante di essere tutti Pas Dosè. Vini sinceri, senza solfiti aggiunti, che non hanno bisogno di alcun trucco o ritocco prima di uscire dalla cantina, che li ha pazientemente cullati per lungo tempo.

Parliamo del Blanc de Noir, ennesimo esperimento splendidamente riuscito che dimostra tutto il potenziale che un grande Pinot Nero può avere. La fermentazione in barrique e il lungo riposo sui lieviti rivelano note di pane tostato, calendule e burro d’arachidi. Il dosaggio a zero zuccheri non preclude l’innata morbidezza, ricchezza e avvolgenza. Dritto al punto, senza fronzoli!

 

Alessandra Divella

  • Weingut Muster – Vino Bianco Erde 2017

La Stiria è una regione vinicola austriaca molto affascinante, al confine con la Slovenia. Maria e Sepp Muster hanno rilevato, nel 2000, i 10 ettari di famiglia dai ripidi vigneti rocciosi e argillosi, ad un’altitudine di circa 450 metri. In vigna tutto il lavoro viene svolto manualmente per non appesantire né compattare i suoli e in cantina vige il motto less is more: meno interventi equivalgono a più sostanza, meno sottrazioni a più stabilità del vino; oltre, naturalmente, a nessuna necessità di aggiungere solfiti.

Erde è un orange wine, da uve Sauvignon Blanc, molto elegante, diretta estensione dei produttori: lineare, schietto e genuino. Il suo colore è luminoso, il suo profumo inebriante. Profuma di pesca, di cedro, di roccia. Al palato è denso, bilanciato da una punta di tannino che gli conferisce una complessità degna di nota. Un raro frammento di Stiria racchiuso in una bottiglia di terracotta pregna di misteri da rivelare.

Erde Muster | Cultivino

Erde – Weingut Muster

  • Microbio wines – Issé Viñador Soñador 2015

Microbio wines ha sede in una cantina sotterranea nell’antico Monasterio Jerónimo de Santa María del Parral, a Segovia, dove l’esperienza degli antenati, i metodi ancestrali e il rispetto per la natura creano un vino autentico.

Viñador Soñador è il loro Verdejo, proveniente da una vigna piantata nel 1868 a 915 metri di altezza e vinificato in Titnajas (anfore spagnole). Naso davvero intrigante, con note di muschio, felce, fiori bianchi e gialli, terracotta, roccia, agrumi citrini, ambra, miele e mandorla amara. Bocca che riprende le note dolci del naso ma verticale di acidità tagliente. Lungo e sapido il finale.

 

  • Eric Dubois – Lapin blanc 2018 Anjou Aop

Eric Dubois lavora la terra col cavallo, diserba coi montoni d’inverno e con le oche d’estate. Ha un talento infinito nel gestire sia il Cabernet Franc che lo Chenin Blanc in vinificazioni senza solfiti e alcun additivo. Nell’Anjou, poco distante da Savennières, Eric coltiva le sue vigne su scisti e argille. I suoi vini esprimono perfettamente il sottile equilibrio tra tradizione, natura e lavoro dell’uomo. Vini con un’impronta ricca, intensa, sintesi di una forte identità.

Lapin blanc è uno Chenin Blanc coltivato su marne scistose, pigiato a grappolo intero e vinificato senza alcuna macerazione. La fermentazione e l’affinamento avvengono in barrique (metà nuove e metà usate) per un anno.

  • Domaine Rougeot – “La Monatine” 2018 Bourgogne Chardonnay Sans Soufre

Meursault, Monthélie, St Romain, Pommard e Volnay: sono i villaggi in cui Marc Rougeot, ora supportato dal figlio Pierre-Henri, gestisce i 13 ettari della sua tenuta.

Dai vigneti ai piedi di Meursault, a sud di “Sous la Velle”, sempre ricchi ma meno calcarei, nasce La Monatine, un vino che già in gioventù offre il meglio di sè. Grande espressione di Chardonnay, raccolto e selezionato a mano direttamente in vigna. Una volta in cantina, la pressatura soffice con pressa pneumatica permette di evitare l’estrazione di note vegetali. Viene poi fermentato in vasca di cemento e affinato in barriques (5% nuove) dagli 11 ai 18 mesi. Strutturato, morbido e invitante. Sans Soufre!

  • Robinot – “Camille” 2018 Pineau D’Aunis

Robinot è un personaggio eclettico, esplosivo. Geniale interprete dei terroir della Sartre, nella valle della Loira, recita:

“Elaborare vini naturali è uno stato dello spirito, un’etica, un’arte di vivere”.

Camille è la sua più rara espressione di Pineau D’Aunis, proveniente da vigne molto vecchie. Vinificato senza compromessi e con la massima attenzione a rappresentare vitigno e territorio è un vino delicato, di grande finezza, con note gessose e floreali. Un viaggio nel tempo.

  • Domaine Fabien Coche – Bourgogne Aligoté 2019 Sans Soufre

A Meursault, Fabien Coche coltiva 12 ettari situati tra Meursault, Pommard, St Aubin, Auxey-Duresses, Monthelie, Saint Romain e Montrachet. Nel suo lieux-dits “Limozin” le vigne raggiungono un’età pazzesca, superando i cent’anni. L’azienda però nasce nel 1973 quando il Domaine Coche, risalente al 1920, viene diviso in Coche Bizouard e Coche Dury.

Questo Aligotè senza solfiti aggiunti proviene da vigne coltivate in regime biologico e affina per 11 mesi sui propri lieviti. Bassissime le rese per produrlo.

Santè!

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