Sabato, 22 Dicembre 2018 19:32

Bulk, il vero fantasma di Natale è quello di chef Giancarlo Morelli

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– Chi siete e che cosa siete? – domandò Scrooge.

– Sono lo Spirito del Natale passato

 

(Il Canto di Natale – Charles Dickens)

 

Chissà se ve lo chiedete anche voi.

Io sempre, specie quando arriva questo periodo. In fondo sia i libri che i film che parlano del  Natale oscillano tra due sentimenti. Poco credibili entrambi, intendiamoci. Una malinconia assoluta e una gioia ingiustificata. Spesso trasformata in bontà totale. “A Natale si è tutti più buoni”, no? Mah. Non so dirvi. Personalmente mi è capitato di essere diabeticamente gentile anche in altri momenti dell’anno. Così come di prendere fregature immense a poche ore dalla fatidica mezzanotte del 24.

 

Scelte commerciali? Direi proprio di sì. Il Natale, in fondo, è da secoli la svolta delle multinazionali. Se pensate che la Coca Cola, ed è storia risaputa, non potendo pubblicizzare i propri prodotti ai bambini, decise di ingolosirli (o assetarli?) attraverso la figura di Babbo Natale. Non tutti sanno, ad esempio, che Santa Claus non è sempre stato vestito di “rosso”. Il suo “costume” originale era verde: ma tanto era il potere della Coca Cola che riuscì a modificarlo cromaticamente. Ogni volta che ci penso non riesco a trattenere un moto a metà tra la sorpresa e il disappunto.

 

Occhio, però: ora non prendetemi per il Grinch. Non c’è niente di più lontano da me. Adoro il Natale, se non per le mangiate luculliane (direi che da questo punto di vista sono a posto per decenni) almeno per gli abbracci coi parenti. Le cartate con gli amici.

 

Ma ecco, diciamo che parlando delle Feste, “Il Canto di Natale” di Charles Dickens non rappresenta la mia opera preferita. Preferisco “I Gremlins”, decisamente. Anche se non mi capacito mai di come sia possibile che il protagonista non riesca a rispettare tre semplici regole: non dare da mangiare ai Mogwai dopo mezzanotte, non bagnarli e non esporli alla luce del sole. Non era difficile amico. Possibile che una metropoli come New York rischi la catastrofe solo perché non sei in grado di stare dietro a un “peluchetto” che peserà 5 kg in tutto? Ma questa è tutta un’altra storia…

 

No. Non sono impazzito. C’è un motivo se ho citato queste due opere squisitamente natalizie. Per la precisione, due motivi. Il primo: sono a Chinatown. Quella di Milano, però. Non quella della Big Apple dove, all’interno di un negozio fatiscente, viene acquistato il cucciolo di Mogwai. In più sono solo. Ai margini di un bancone da bar che mi ospita coccolandomi con uno strepitoso cocktail. Beh, se davvero si aspettasse il momento esatto per ricevere la visita di uno dei fantasmi della “carola” di Dickens, beh questo sarebbe quello giusto. Avete capito no? Quelli del Natale Presente, Passato e Futuro.

 

Non arriveranno, state tranquilli. Nemmeno se a questo drink, ne accodassi altri dieci. Qui l’unico vero fantasma è quello dello chef: Giancarlo Morelli.

 

Come già detto mi trovo a Milano, vicino Porta Garibaldi, in una delle sale dell’Hotel Viu, struttura cinque stelle lusso che al suo interno vanta il ristorante Bulk.

 

Non è la prima volta che provo la cucina di chef Morelli: ho mangiato sia al Pomiroeu, ristorante storico e stellato del cuoco e al Phi Beach di Baja Sardinia.

 

Il Bulk è articolato in due “fasi”: all’ingresso, come vi accennavo, c’è la possibilità di sedersi ad una sorta di american bar e sperimentare una serie di cocktails come aperitivo. Non me lo faccio ripetere due volte e, nemmeno fossi un uomo d’affari in città per chiudere qualche contratto, mi lascio conquistare da un drink molto interessante, al retrogusto di whisky e limone.

 

La seconda fase, naturalmente, è quella dedicata al ristorante: la sala, oltre ad essere molto buia, non ha molti coperti. Parliamo di un massimo di sette-otto tavoli, curati da una brigata giovane ed esuberante, guidata da un maître di sala esperto e molto in gamba.

 

Il Bulk presenta una vasta scelta di menù: opto per il 1978. E’ esattamente l’anno in cui chef Morelli ha deciso di iniziare a cucinare: ben quarant’anni fa! Prevede: capasanta, riso gallo, cotoletta alla milanese (che io decido di sostituire con le animelle) e tiramisù.

 

Impossibile negarlo: quello del Bulk è un servizio di altissimo livello. Impiattamento perfetto, cura del cliente incredibile: da questo punto di vista lo staff di Morelli è inappuntabile.

 

Apriamo con l’amuse bouche: un trancio di tonno marinato con maionese fatta in casa, un cappero fritto, una nuvoletta croccante col nero di seppia, ostrica fritta e tartare di fassona.

 

Ci abbino un rosso: Tenuta L’Impostino, Montecucco Doc. 80% Sangiovese, 20% Merlot, Syrah e Petit Verdot, alla vista presenta un colore rubino intenso. Da un profumo di intense note di frutti a polpa rossa (come la ciliegia o la mora), al gusto mostra note vegetali, calde spezie e una punta di legno. Equilibrato, sebbene corposo, si conclude con un finale lungo e soddisfacente.

 

Poi arriva il pane, portato a parte. Parlo di due pagnottine (una semplice e l’altra ai cinque cereali) adagiate sul tavolo con del burro. Sempre più spesso i ristoranti di un certo livello, decidono di utilizzare il pane come portata unica: questo significa dare lustro e dignità ad un alimento fondamentale.

 

Ecco il primo piatto del menù: le capesante, molto semplici, sebbene cotte perfettamente, servite con una crema particolare. Non mi convincono.

 

Riso con gambero crudo e tartufo e animelle con i fiori di zucca. Quest’ultimo è il vero signature dish di tutti quelli che ho provato. Servito con una ratatouille di verdure, mi ha molto colpito: una portata da ristorante stellato.

 

Chiudiamo con i dolci: il tiramisù “a modo loro” con questa spugnola di savoiardi, caffè alla base e mascarpone. Poi un cremoso al limone e frutti rossi e infine un bel macaron. Conclusione in freschezza e dolcezza.

 

E’, però, arrivato il momento dei giudizi. Devo chiedervi scusa: vi ho lasciato appesi a un concetto per tutta la durata del blog. Risolviamo subito. La domanda era: perché ho definito chef Giancarlo Morelli un fantasma? Semplice: perché in cucina non c’è mai. Io capisco che i suoi impegni, ora, sono più da imprenditore che da cuoco. Come capisco che le sue amicizie “vippettistiche” (Tommaso Paradiso il frontman dei Thegiornalisti e la showgirl Eleonoire Casalegno tra i suoi vanti più grandi). Ma uno chef, a maggior ragione dopo un lungo girovagare, deve tornare dietro i fornelli. Deve riprendere a cucinare.

 

Non solo lati negativi, però. Il Bulk convince per il servizio, chiaramente. Per il rapporto qualità prezzo: molto conveniente. E anche perché “i piatti serviti sono piatti”. Non semplici assaggi con i quali “sporcarsi” la bocca.

 

Come sapete, non occorre essere un tre stelle Michelin per ottenere le cinque barbe. Basta saper stupire i commensali. Io personalmente cerco sempre qualcosa che mi colpisca. Francamente al Bulk non l’ho trovata.

 

Chef Morelli vorrebbe portare la Stella qui a Milano. Non ci riuscirà con un locale così che vive più sul servizio che sulla qualità che è di bassissimo livello. Delusione è un eufemismo.

 

Voto finale: due barbe.

 

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Read 834 times Last modified on Mercoledì, 02 Gennaio 2019 17:03

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