Venerdì, 07 Dicembre 2018 15:49

Antica Corona Reale: cucina “sì”, servizio decisamente “no”

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Sono indeciso.

 

Che strano, sorriderete voi, prendendomi in giro: “Solitamente sei sempre così risoluto”.

Che disdetta: se riuscissi a tenere il punto nella quotidianità così come faccio sul lavoro, credo che potrei garantirmi un’esistenza diversa. Migliore addirittura. Azzardiamo un “piacevole”?

 

I dubbi comunque restano.

 

Mi sto chiedendo se, stamattina, uscendo dalla mia stanza d’albergo, non avessi fatto meglio a mettere i parastinchi invece della giacca. O magari il paradenti, un caschetto. Sapete quelli che vendono nei negozi dedicati agli sportivi? Quelli che si utilizzano in palestra per fare “guanti”, cioè allenarsi, con il proprio sparring partner? Quelli. Per ora subisco e basta. E hai voglia a ricordare le indicazioni del mio trainer (“testa incassata nelle spalle e gomiti bassi a coprire i fianchi! Veloce!”), continuo a prendere colpi. Tra l’altro a tradimento: quando meno me lo aspetto, mi arrivano delle sferzate dietro alla schiena mica da ridere. Nemmeno fossi il centravanti della mia amata Roma, impegnato ad intercettare un calcio d’angolo.

 

Non vi preoccupate: non sono impazzito. Né ho bevuto più del dovuto con la scusa dell’abbinamento dei vini. Ora vi spiego perfettamente quello che sta accadendo. Ma prima, fatemi dare tutte le coordinate necessarie per spiegarvi dove sono e perché.

 

Me la sono presa comoda, eh. Lo ammetto. Ho passato tutto il mese di novembre nel Nord d’Italia: tra l’Emilia, la Lombardia e soprattutto il Piemonte. Con la scusa di seguire in maniera approfondita La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba (durata un mese come sapete), ne ho approfittato per visitare tutti i ristoranti di zona che maggiormente stuzzicavano la mia curiosità: Dal Pescatore, Piazza Duomo, Magorabin e, infine, Antica Corona Reale, il locale che mi ospita oggi a pranzo.

 

Per onor di cronaca vi dico che sono a Cervere, piccola città in provincia di Cuneo, inserita in una deliziosa piana, sospesa tra Langhe e Monviso. Qui, esattamente nel 1815 (data certificata da alcuni registri parrocchiali) regalò i suoi primi vagiti l’Antica Corona Reale che dunque, a breve, festeggerà il suo compleanno numero 204. Alla faccia della Storia e della Tradizione. Nato come una locanda a metà tra mescita e stazione di posta, il locale da cinque generazioni è gestito sempre dalla famiglia Vivalda, i cui componenti si alternano tra guida e fornelli. E per quanto non faccia parte dell’alveo dei tristellati italiani, Antica Corona Reale può vantare due Stelle: la prima conquistata nel 2003, la seconda nel 2009.

 

Ero davvero molto curioso di assaggiare le specialità di questo posto. E per una serie precisa di motivi: la storia, secolare, che lo contraddistingue, i riconoscimenti della Rossa, le recensioni lette. Diciamo che mi aspettavo tutt’altro. Diciamo che, per essere gentili, sono rimasto solo particolarmente deluso. Ma procediamo per ordine.

 

Il ristorante Antica Corona Reale si raggiunge dalla via principale di Cervere: ospitato in un edificio storico, presenta subito un bel giardino e un utilissimo parcheggio per automobili (tutte di un certo livello) che introducono alle sale. Due, l’una di fronte all’altra e interamente “full”. Il mio tavolo si trova in quella di destra, accanto ad una splendida vetrata. Ancor prima di sedermi, però, comincio a storcere il naso. Avvicinandomi al mio posto, infatti, noto che sul tavolo è già presente il pane, così come i grissini e un cornettino aromatizzato al pomodoro e basilico. Questa cosa non mi piace mai, in nessun posto. Dal più umile dei ristoranti fino ad arrivare al più importante. La trovo antigienica e in più il pane mi piace mangiarlo caldo. Per essere quanto più vicini alla realtà, però, devo ammettere che il cornetto era davvero strepitoso.

 

La lista delle “sbavature” comincia ad aumentare le proprie voci: di fronte a me, ad esempio, c’è uno split, un condizionatore “singolo”. Lo trovo davvero fuori luogo e per niente in linea con la storicità del posto. Troppo retrò, inguardabile. Sarebbe bastato così poco per renderlo più elegante…

 

Discorso identico per la carta dei vini: sembra più un dépliant pubblicitario che una lista di bottiglie da degustare. La “forma”, poi, danneggia anche la profondità della cantina: importante e selezionata.

 

Non resisto oltre: decido di andare a visitare subito i bagni. Credo che raramente nella mia vita, non solo in questo road trip, ho avuto la sfortuna di incontrare luoghi più brutti. Capisco che il palazzo è d’epoca e si cerca di sistemarlo sempre meno per rispettarne le origini ma a tutto c’è un limite. Piccolo, sporco, con la porta impossibile da chiudere interamente. Cosa che permette a chi è in fila per le proprie “esigenze”, di vedere tutto quello che accade al di là dell’uscio.

 

Il peggio, però, credetemi, deve ancora venire. Quando torno al mio tavolo, mi accorgo di un particolare che in precedenza mi era sfuggito. Alle mie spalle, coperto alla bene e meglio da una tenda, c’è un angolo in cui i camerieri appuntano le comande e, man mano che i piatti vengono serviti, spuntano le richieste dei clienti. La cosa nemmeno mi dispiacerebbe, se non fosse che per non prendere gomitate dietro la schiena (capito ora perché il caschetto?) devo stare perennemente con la testa piegata, senza potermi sedere comodo. Incredibile. Lo faccio presente al personale di sala ma nessuno fa nulla per risolvere il problema. Anzi, la situazione si complica ulteriormente: il mio tovagliolo è sporco. Appena lo apro per poggiarmelo educatamente sulle gambe, lo scopro pieno di aloni. Mi lamento di nuovo, stavolta con il maître di sala. Lui si difende dando la colpa alla lavanderia. Non replico: c’è troppa gente e rischio di sembrare maleducato. Ma permettetemi di dire che come giustificazione rende poco: quando si apparecchia, se si è attenti e dediti al lavoro, ci si accorge se un tovagliolo è sporco o meno. Specie se lo si piega per poggiarlo sul tavolo. 

 

Decido di berci su, ordinando un Nebbiolo d’Alba DOC del 2016, Réva: di un colore rosso rubino con toni leggermente sul granata, al naso presenta note di petali di rosa, frutta rossa e ciliegie mature. Al palato, invece, vanta un corpo lungo per tempo e persistenza.

 

Il menù, invece, si apre con un gustosissimo amuse bouche, omaggio dello chef: una polpetta di insalata russa, ricoperta di scaglie di tartufo bianco e del cotechino con una maionese fatta in casa. Ottimo.

 

Arriva il piatto forte: risotto con funghi porcini, polvere di prezzemolo, puntine di maionese e tartufo bianco. Credo, e non ho paura ad ammetterlo, che questo sia il miglior risotto mai mangiato in un ristorante stellato. Da dieci e lode: eccezionale.

 

Sempre più incuriosito, chiedo la possibilità di assaggiare la loro miglior pietanza. Almeno a leggere guide, le recensioni e a contare i premi che ha ricevuto: la cocotte. Si tratta di un piccolo recipiente, al cui interno si può trovare: uovo, tartufo, pane, patata e formaggio. Il tutto viene mischiato con il tartufo. Ancora una volta non posso che esclamare: “Wow!Davvero uno dei migliori piatti con l’uovo che ho avuto la fortuna di assaggiare in vita mia.

 

Per quanto non chieda il dolce, al tavolo mi viene comunque portata la piccola pasticceria: un po’ di frutta, dei bombon con gianduia e frutto della passione, madeleine, tartufini, baci di dama e meringhe. Tutto squisito.

 

Passiamo ai commenti finali, riassumibili in: servizio “no”, cucina “sì”. Mi dispiace ma è esattamente così: al servizio non do zero perché sarebbe come mancare di rispetto a tutti quelli che lavorano in sala. E anche perché il direttore è bravo: per quanto non fosse, purtroppo, destinato al mio tavolo. A parte i colpi dietro la schiena, è stato un continuo di errori e cadute di stile. Vi faccio un altro esempio: durante il pasto un cameriere si è avvicinato ad un gruppo di commensali accanto a me e li ha omaggiati di un panettone. “Siete clienti abituali – gli ha detto – volevamo ringraziarvi in questo modo”. Sia io che gli altri avventori, lo abbiamo guardato più che storto. E’ normale. Non si fa. Appunto una bruttissima caduta di stile.

Chiudiamo con il commento alla cucina: velocità incredibile, prodotti eccezionali, preparazioni da applausi. Credo che la motivazione delle due stelle Michelin sia da ricercare proprio in quello che avviene tra i fornelli. Non capisco, però, come la Rossa possa confermare i macaron ad Antica Corona Reale: non è per niente al livello degli altri bistellati che abbiamo in Italia. Non bene.

 

Voto finale due barbe.

 

UDS_Antica_Corona_Reale
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