Ciao Alessandro: mente geniale, mano sapiente, sorriso gentile…

Narducci, chef di Acquolina, ha perso la vita nella notte di ieri: fatale un incidente mentre era alla guida del suo motorino. Ecco il nostro modo di ricordarlo…

Chiedo perdono. Chiedo comprensione. E chiedo aiuto, soprattutto.

 

Non è la prima volta che mi trovo a scrivere un articolo simile. Ho diversi anni di carriera alle spalle. Tempo sufficiente per poter affermare con sicurezza quello che sto per dirvi. Diventa sempre più difficile, credetemi. Ogni minuto che passa. Non che sia mai stato semplice. Attenzione. Ma crescendo, e probabilmente strappando a morsi dalla vita qualcosa di simile alla maturità, mi accorgo di quanto diventi sempre più complicato.

 

Comunque, rieccoci qua. Ancora una volta. Solo che oggi non credo di potercela fare da solo. Ecco perché ho chiesto prima perdono (sto mancando totalmente di professionalità), poi comprensione e infine aiuto.

 

Questo è un articolo che deve essere scritto insieme. Noi e Voi. Per cui, coraggio…

 

Conoscevo Alessandro. Non così tanto da potermi definire suo amico ma abbastanza per poterne parlare. Per poterlo raccontare.

 

Ho incontrato per l’ultima volta Alessandro, sabato scorso. Al Vinofòrum. Era dietro la sua postazione. Sovrastata da una sua meravigliosa gigantografia. Per la quale, ne sono certo, provava forse anche una forma di imbarazzo. Mi ha accolto con il suo solito sorriso gentile, uno dei lati che più apprezzavo di lui. Era felice, cortese ma assolutamente concentrato sul suo lavoro. Perché sì: non era all’interno delle mura di Acquolina (il ristorante che aveva aperto e nel quale lavorava in collaborazione con Angelo Troiani), ma questo non doveva o poteva impedirgli di cucinare al massimo delle sue potenzialità. Per una questione di orgoglio più che di convenienza. Perché il mangiare sempre mangiare è. Sia che si preparino piatti per un “pubblico” elitario, sia che lo si faccia per semplici avventori, magari vestiti di sola curiosità.

 

Alessandro se né andato ieri notte. Tornando proprio dal Vinofòrum.

Se ne è andato per un incidente stradale. In una città sempre più maledetta e disastrata. In sella al suo motorino. Il destriero al quale si affidava sempre per essere puntale e professionale.

 

Alessandro lascia una moglie della quale era innamoratissimo e della quale parlava in continuazione.

 

Lascia un intero mondo, il nostro, quello enogastronomico, che da ieri sera è un po’ più solo. Un po’ più perso. Si ritroverà, senza dubbio. Perché la vita è questo: andare avanti. Sempre e comunque. Perché “chi muore tace e chi vive si dà pace”.

 

Ma forse stavolta sarà un po’ meno così. Forse stavolta la giostra riprenderà a girare ma senza gioia. Quasi per inerzia. Certamente con qualche luce in meno.

 

E allora Ale, permettici di salutarti. Ce lo dobbiamo.

 

E poi non smettere di cucinare. Continua. Aspettaci. Con i fornelli accesi, il bollitore in funzione e quel meraviglioso sorriso che eri solito regalare. E conservaci le tue pietanze. Lì, sul tavolo. In fondo eri stato proprio te a spingere forte i piatti freddi: “Così non c’è pericolo si raffreddino e c’è più tempo per parlare”.

 

Ora ce n’è un po’ meno.

Questo è il momento del dolore. E delle lacrime.

 

Ciao Ale, non doveva andare così…

 

Gabriele Ziantoni

 

Narducci
Narducci
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