Iyo: il primo ristorante etnico stellato in Italia

Parola a Claudio Liu il titolare dell’unico ristorante giapponese con una stella Michelin

 

Trovare un ristorante etnico stellato in Italia è difficile. Ma noi siamo riusciti ad intervistare Claudio Liu, titolare di Iyo il primo ristorante di cucina giapponese che vanta dal 2015 una stella Michelin e Tre Mappamondi per la guida del Gambero Rosso. La famiglia Liu è da sempre garanzia di una ristorazione di alto livello che si tramanda di generazione in generazione. I fratelli Iyo, cinesi di origine ma nati a Reggio Emilia, hanno da sempre seguito le orme del padre fino ad arrivare nel 2006 ad aprire a Milano il loro ristorante di cucina giapponese diventato il punto di riferimento in Italia per la cucina fusion.

Come è nato il ristorante Iyo?

“Sia io che i miei fratelli, tutti ristoratori, abbiamo  compreso che c’era largo spazio nel mercato milanese della ristorazione “etnica”, per crescere e dettare un nuovo standard di qualità, originale e nuovo. È con questo obiettivo che io stesso ho iniziato e, a poco a poco, ho sempre investito in me stesso e nelle persone che lavorano con me per offrire ai clienti un luogo e un tipo di cucina che fossero davvero speciali, unici nel loro genere e comunque sempre di grande qualità”.

 

Il vostro ristorante ha conquistato molti premi tra cui anche la stella Michelin. Cosa ha portato a questo?

“L’impegno e nient’altro: io e la mia squadra ci siamo impegnati in una continua ricerca del miglioramento attraverso tutti gli aspetti che sono importanti per il cliente, quando entra in un ristorante e si aspetta di vivere un’esperienza speciale. Lo studio di ogni dettaglio, naturalmente a partire dal cibo per poi toccare ogni altro aspetto, è quello che ci ha permesso di essere apprezzati, dalla Michelin ma prima di tutto dai clienti stessi, la cui soddisfazione è il nostro obiettivo primario ogni giorno”.

 

Quali sono i piatti che offrite?

“Offriamo una cucina giapponese variegata, che copre sia i piatti della tradizione nipponica che gli aspetti più creativi della cucina di stampo orientale che ci divertiamo a contaminare con ingredienti e tecniche occidentali. Abbiamo due “cucine”: da una parte il banco del pesce, dove vengono preparati i crudi più classici ma anche le preparazioni di sushi e sashimi più originali; dall’altra parte la cucina più tradizionale, con i fuochi e i forni, dalla quale escono i piatti caldi di paste, carni e pesci che ci lasciano maggiore libertà creativa. Ogni cucina ha un suo staff dedicato e un suo chef di riferimento. Grazie a questo connubio possiamo davvero divertirci con la creatività e far divertire i nostri clienti”.

 

In cosa vi distinguete rispetto agli altri ristoranti?

“Credo sia per il nostro “binomio culinario” sia per la particolarità che, da sempre, rende unico IYO. Questa doppia anima riesce a rendere tutto meno scontato: la cucina e il banco del pesce lavorano insieme alla sperimentazione e tutto lo staff testa i vari piatti prima che vengano inseriti in carta. I nostri piatti non sono mai il frutto dell’ingegno di un singolo, ma il risultato di un lavoro di squadra. Sono orgoglioso di questa impostazione e penso che questo coinvolgimento, in cui tutti danno il proprio contributo, si respiri anche al tavolo”.

 

Qual è la vostra filosofia culinaria? 

“Mettiamo, sempre e comunque, al primo posto la qualità. Cerchiamo fornitori in grado di assicurarci il meglio, che testiamo personalmente prima della scelta. Andiamo a controllare sul campo, facciamo prove, ogni giorno verifichiamo che gli standard vengano rispettati anche nelle consegne. Tutto il resto viene di conseguenza: negli anni abbiamo messo a punto il nostro stile, che oggi i clienti sanno riconoscere, grazie a una filosofia che ha come primo obiettivo quello di garantire a tutti cibo di qualità”.

 

Come coniugate il mondo orientale con l'Italia? 

“Non sono così distanti in cucina: le materie prime si sposano molto bene e l’amore per il bello ci accomuna. Cerchiamo sempre di proporre il meglio delle due culture, senza paura di contaminazioni ma sempre cercando di rispettare l’integrità dei due stili culinari. Lavorare molto insieme su ogni piatto stimola la creatività anche in questo senso, aiutandoci a “vedere” al di là delle convenzioni e aprendo la mente a nuovi intrecci gastronomici. Nel mio ristorante le diverse culture non si scontrano, ma vanno a braccetto per accogliere e soddisfare i palati dei clienti.

 

Martina Suez

 

Iyo
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