Vincenzo Dinatale, uno chef predestinato

Non ancora trentenne e semifinalista della San Pellegrino Young Chef, a dispetto della sua giovane età ha nel curriculum numerose esperienze. Fin da piccolo coltiva la passione per la cucina e di questa ne ha fatto un lavoro

 

Come mai già da bambino era attratto dal mondo della cucina? I suoi genitori sono cuochi?

“Assolutamente no, i miei genitori non hanno mai lavorato in cucina. Non so il perché ma sono stato sempre deciso a fare il cuoco, per questo a 13 anni mi iscrissi all’istituto alberghiero di Molfetta, la mia città. Non volevo fare nient’altro. È un percorso che ho intrapreso consapevolmente, e passo dopo passo sono andato avanti per la mia strada cercando di sempre di migliorare”.

Quali sacrifici hai dovuto fare per riuscire ad arrivare dove è ora?

“Ne ho fatti molti. Ho dedicato la mia vita alla cucina e di conseguenza ho rinunciato a molte esperienze che la maggior parte dei ragazzi hanno fatto durante l’adolescenza come le vacanze con gli amici, le domeniche in famiglia e così via. Questo perché ho cominciato a lavorare molto presto. A 15 anni ho fatto la mia prima stagione in Sardegna, ed ho continuato così per molti anni. Ma non mi è mai pesato perché ero molto determinato”.

Qual è l’aspetto di questo lavoro che la stressa di più?

“Come per la quasi totalità degli chef, l’orario. Siamo sempre in cucina, rinunciamo alle vacanze, alle domeniche e stiamo lontani dalla nostra famiglia. Io ad esempio torno in Puglia due volte all’anno”.

Nel corso della sua carriera ha mai avuto difficoltà a relazionarsi con chef più anziani e più esperti?

“Sinceramente no, perché ho sempre lavorato, in Italia e all’estero, con gente disponibile dalla quale ho imparato molto. Tuttavia sono consapevole che nel nostro lavoro ci sono chef tendono a bistrattare i colleghi, ma a me questi metodi non piacciono”.

Pensa che un giovane che vuole entrare a lavorare nel mondo della ristorazione possa avere più opportunità all’estero?

“No, credo che in questo settore l’Italia sia un buon posto dove lavorare, sia per il nostro know how sia per la grande varietà di materie prime di qualità. Attualmente lavoro a Parma, una città di grandissima importanza al livello enogastronomico e nonostante sia solo un mese che mi sono trasferito credo di avere trovato la mia dimensione”.

 

Stefano Bellachioma

 

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