Sogni e progetti di un giovane chef italiano

Luca Natalini dopo Top Chef cambia ristorante e si trasferisce a Marina di Massa, Osteria Agilulfo, svelando alcuni suoi progetti futuri, sogni nel cassetto e soprattutto i suoi esordi

 

Luca Natalini, classe ’89, Toscano Doc. Il giovane chef ci spiega le sue origini, le sue passioni e i suoi progetti futuri. Ci ha anche confessato la sua determinatezza a ricandidarsi per vincere la prossima edizione della San Pellegrino Young Chef, arrivato quest’anno tra i primi 10 finalisti italiani, senza dimenticare che si è aggiudicato il terzo posto nella finale di Top Chef Italia 2017.

 

Quale è la sua storia, ci racconti un po’ di come ha cominciato a fare questo mestiere?

“Ho iniziato la mia carriera già a 14 anni come semplice lavapiatti e ho girato un po’ per tutta Italia formandomi e coltivando nuove esperienze per poi diventare quello che sono oggi”.

 

Quali sono le basi e a quale cucina si ispira fondamentalmente?

 

“La mia cucina parte sempre dalla territorialità, stagionalità e soprattutto dalla tradizione. Sicuramente la cucina della mia terra è quella a cui mi ispiro di più, tendo però a prendere il meglio dal luogo in cui mi trovo, idee e ingredienti in primis”.

 

Sappiamo che è determinato a vincere la San Pellegrino Young Chef, si è candidato per già tre volte, cosa si potrebbe attendere da una sua eventuale vittoria, notorietà o traguardo personale?

 

“Si deve sempre avere un obiettivo e la determinatezza dello spendere il proprio tempo per mettersi in gioco. Concentrare tutte le forze su un focus per raggiungere un traguardo personale. Questo è il mio focus attuale e sono determinato a vincere, ma sempre rimanendo con i piedi per terra. Mi ricandiderò anche per la prossima edizione, su questo potete starne certi”.

 

Ci parli un po’ del suo “signature dish” presentato al concorso quest’anno, come è arrivato a fare questo piatto?

 

“E’ stato un percorso che riprende un po’ le mie origini e i miei trascorsi, dalla Russia, a Roma, alla Toscana. Stiamo parlando di un piccione affumicato al ciliegio, con caviale russo: il Pigeon 3000 km, che già dal nome da l’idea dei tanti chilometri trasmessi nel piatto. Come tutti i miei piatti mi è venuto in mente da un ricordo, niente di più”.

 

A questo proposito ci può parlare della sua esperienza in Russia?

 

“Ho trascorso 5 anni in Russia e gestivo molti ristoranti a livello manageriale come brand chef. In particolare nel ristorante italiano Bellucci mi occupavo di formazione del personale. Devo dire che da questo punto di vista i russi sono molto più puntigliosi nella gestione che in Italia. Sono molto più fiscali e precisi, in senso buono naturalmente”.

 

Ci sono dei progetti in vista per il futuro?

“Diciamo che c’è in ballo l’apertura di due nuovi locali in Toscana, un pastificio e un bar. In particolare quest’ultimo lo voglio marchiare della caratteristica principale dei locali russi, ovvero la possibilità di mangiare qualsiasi cosa si voglia all’ora che si desidera, senza essere troppo integralisti sulla tradizione italiana. Non escludo poi, che in un futuro potrei tornare a lavorare in Russia”.

 

Qualche sogno nel cassetto?

“Sicuramente, trovare la chiave per far star bene i miei collaboratori. Cercare un equilibrio dove la mia squadra possa dedicare il massimo al ristornate e il massimo alla famiglia e ai suoi hobby. Mi sembra anche questo un bel obiettivo”.

 

 

Dan Munteanu

 

LucaNatalini
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