Un salto nella cucina di Villa Cora: alla scoperta di chef Liberatore

Un percorso fatto di ricerca costante ma con gli occhi fissi su ingredienti semplici. Questo e altro nei suoi piatti

Ma quanto ci piace chef Liberatore? Ma tantissimo! Più che una intervista, la nostra è stata una chiacchierata sana e divertente, proprio come si fa tra vecchi amici. Tutto è andato così.

Ore 11.30. Appuntamento telefonico con chef Liberatore. Stava andando tutto bene fino a che costatiamo la triste realtà che le linee telefoniche erano disturbate. Al che, ci disturbiamo anche noi e quasi nel panico cerchiamo una soluzione, (abbiamo provato anche a contattarlo vi etere sfruttando energie positive e chakra vari, ma senza risultato). Poi finalmente arriva il contatto dello chef dal (pazientissimo ed efficientissimo) Ufficio Stampa di Villa Cora. Primo squillo. Attesa. Secondo squillo. “Pronto, ma certo! Eccomi qui!”.

Wow! Domanda dopo risposta, è stata subito empatia! Forse perché chef Liberatore ha il dono dell’umiltà, ma mica per dire, per davvero e, così quando gli chiediamo dei suoi mentori, ci parla del suo papà. La cosa potrebbe passare per sdolcinata ma se consideriamo che è stato a fianco di grandi nomi, qui ci rendiamo conto di ciò che ci ha raccontato. A questo punto, voi che avreste fatto? Sicuramente avreste fatto come noi che gli abbiamo chiesto di indicarci un piatto che meglio rappresenta la sua personalità. Volete sapere cosa ci ha detto? L’uovo! Vabbè non un uovo qualsiasi, ma cotto a una temperatura tale che resta al limite tra crudo e cotto.

Già! Al limite tra crudo e cotto. A limite tra equilibrio perfetto e disastro totale. Lì, a limite. Quel posto in cui in pochi hanno il coraggio di andare. E mica ci va da solo! Ci porta tutto il suo staff, ci dice infatti: “Ogni opinione è importante, ascolto tutto e tutti” (sarà questo forse che dà tanto sapore ai suoi piatti!). E’ qui, a limite, che si pone la sua ricerca: a limite tra avanguardia e tradizione dove la tradizione sta per spinta e innovazione per coraggio. Ma in tutto resta vigile la sua volontà di tramandare la stessa tradizione senza strafare, senza esagerare (magari come fa qualcuno, chef?). E’ attraverso i suoi valori, classicità e territorio, che riesce a realizzare la sua soddisfazione più grande: avverare la contentezza dell’ospite.

 “Odio le piccolezze: in un piatto bisogna valorizzare tutto”

- Chef Liberatore -

Chef Liberatore
Chef Liberatore
Chef Liberatore
Chef Stefanelli

Ma tutti hanno una sfida da conquistare e quella di chef Liberatore è di trasmettere alla sua squadra il grande valore della sua umiltà: una cucina di pochi elementi ma di grande qualità da “trasformare” in piatti che siano capaci di conquistare fin dal primo incontro, quello con gli occhi.

P.S.: E, comunque, chef Liberatore pure ce l’ha il suo peccatuccio di gola inconfessabile (il continuo assaggio di piatti e prove nella sua cucina, ma acqua in bocca, noi non vi abbiamo detto nulla!).



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