Al Regina Isabella dell’isola di Ischia, chef Palamaro continua la grande storia

Chef Palamaro: concordanza, equilibrio e armonia nelle sue creazioni

Chef Palamaro, ovvero “innovando la tradizione”. Due concetti apparentemente in antitesi che lo chef porta a braccetto e a spasso nella sua cucina mantenendo il prodotto del territorio innovandola con la tecnica che resta a servizio del prodotto. Un esempio? I suoi Aculei di mare, riproduzione di ricci di mare con limone salato e tartare di ricciola, o il suo coniglio all’ischitana (e per suo intendiamo tutte le ricerche di cottura che applica alla preparazione del prodotto che comunque resta territorio). Tutto il suo percorso è fatto di mondi che incontra ed assapora. E sapete cosa fa chef Palamaro quando approda in un nuovo porto del gusto? Mercato, va al mercato. Va a respirare il legame tra uomo e territorio, subendo il fascino di ingredienti sconosciuti, a tal punto di riempire la sua valigia di souvenir, di certo originali. Non ci credete? Provate il suo filetto con la fava brasiliana allora! Ogni souvenir diventa spinta per le sue idee creative, tutto, chiaramente, “condito” dalla grande fantasia che anima il nostro chef, con la quale dà ritmo al menù dell’Indaco. Perché solo così ci si può lasciar andare al palato e vivere in bocca la piena esperienza di sapori che chef Palamaro vuole donare ai suoi ospiti.

Ripercorrendo la sua strada, incontriamo i limiti che ha dovuto e saputo sfidare. Come quando, all’apertura dell’Indaco, il ristorante restava vuoto. Ed è stato così per un bel po’. Non è stato facile, chissà quante volte ha pensato di gettare lo straccio, pardon, la spugna! Noi scherziamo perché la sua determinazione, la sua caparbietà gli hanno ripagato l’angoscia e il buio di dover abbandonare un sogno con la luce del suo successo. Con le sue tavole piene di ospiti che all’andare via ricorderanno nel palato l’avventura di gusto provata.

“Io mi faccio mangiare dal cibo”

- chef Palamaro -

Palamaro
Palamaro
Palamaro
Palamaro

Ma dietro le quinte, sapete cosa gli “combinano” i suoi colleghi? E che colleghi! Un giorno chef Palamaro invita chef Cannavacciuolo, per un evento (anche se sembra, non è una barzelletta!) e cucinano a 4 mani. Al tempo, andava di moda la cucina molecolare e stavano lavorando a una schiuma. Era tutto pronto, chef Cannavacciuolo propone allo chef Palamaro l’assaggio e… ed era schiuma di sapone! Quanto avranno riso, non riusciamo a immaginarlo! In fondo, l’animo giocoso partenopeo è famoso in questo senso. A proposito di anima partenopea, ma chef Palamaro, la “capa tosta” (leggasi caparbietà, innata dote di affermare i propri desideri), ce l’ha? Sì, “tengo la capa tosta” ci dice, portandoci in quelle bellissime sfumature del mondo ischitano: “quando mi metto un obiettivo in testa lo raggiungo”. Anche quando si tratta di qualcosa che proprio non le riesce in cucina chef? Sì, pure là. E chi è Pasquale Palamaro quando non è in cucina? Resta il cuoco che sempre è in lui, perché essere chef, non è fare lo chef. Ed essere chef per lui non è un lavoro, ma il suo stile di vita. Ogni cosa che sfiora e solletica la sua creatività può diventare una sua creazione che manterrà nella realizzazione “concordanza”, equilibrio ed armonia di sapori. E per una mente tanto creativa prossimo progetto sarà quella creazione che non ha ancora fatto, che rincorre, che segue. Ma noi speriamo che questo traguardo lo possa tagliare alla lunga, così nel frattempo continuerà a deliziarci con i suoi esperimenti!


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