Mario Parmeggiani: “Il crudismo è il mio primo amore”

Rock ‘n Roll e cucina si intrecciano nel talento italiano del green chef

 

Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se da questo, si costruisce una nuova vita, una nuova identità, una nuova professione per la vita. È la storia di chef Parmeggiani: da tecnico del suono si è reinventato in un green chef apprezzato per la sua cucina crudista. Nel 2011 si iscrive alla Matthew Kenney Culinary Academy e nel 2016 è l’unico italiano ad aver conseguito il quarto livello dell’accademia: il Future Food.

 

Una vita fatta di musica rock, luci e studi di registrazione, assieme alla passione per la cucina vegana e crudista: qual è la storia di questo amore e come si è trasformato nel suo mondo?

 

“Cucina e musica sono da sempre le mie grandi passioni: dopo aver lavorato nel settore musicale per diversi anni – costruivo studi di registrazione -, cercavo nuove vie per indirizzare le mie energie: la cucina è stato il naturale sbocco”.

 

L’unico italiano ad aver conclusio il corso alla Matthew Kenney Academy: come ha cambiato la sua vita e la sua cucina?

 

“Altri italiani hanno frequentato I corsi della MKA – ora Plantlab -, sono però l’unico ad aver concluso tutti i livelli. L’esperienza di studio negli Stati Uniti mi ha permesso di ottenere una solida base su cui costruire il mio lavoro.  La varietà e qualità degli ingredienti, specialmente in California, l’approccio libero da dogmi e l’attenzione all’estetica sono ormai punti fermi nella mia crescita professionale”.

 

Il suo è uno stile culinario ma anche di vita. Veganesimo e crudismo sono gli attuali trendfood. Ma in cosa consistono veramente questi concept e che tipo di emozioni e sapori creano?

 

“Sicuramente negli ultimi tempi si parla molto di vegan e crudismo e questo secondo me è una cosa positiva. Riuscire a creare piatti non banali utilizzando solamente alimenti vegetali mi dona una grande soddisfazione, ma soprattutto mi mette in pace con il mondo per non aver causato sofferenza ad aclun animale; è questa la ragione principale della mia scelta vegana”.

 

Un inizio di carriera votato al crudismo e implementato poi con la cottura degli alimenti. A cosa è dovuta quest’inversione di marcia?

 

“Il crudismo è il mio "primo amore”, il primo punto di partenza nella mia vita professionale. Col tempo ho realizzato che pir essendo varia e interessante, la cucina crudista aveva, a mio parere, dei limiti. Cercavo nuovi stimoli: la scelta di abbinare tecniche e combinarle cercano di prendere il meglio da entrambi me li ha forniti. È un percorso sempre in costante evoluzione, l’unico punto fermo è la scelta di non utilizzare prodotti di origine animale”.

 

Questa non è solo una scelta professionale, ma anche di vita, che ha conquistato non solo lei: molti giovani si avvicinano ogni giorno al crudismo. Che futuro ha questo tipo di cucina, ma sopratttuto, qual è la sua collocazione attuale nel mare magnum gastronomico?

 

“A mio parere il trend in evoluzione a poco a poco rallenterà e si consoliderà a un livello magari un poco più in basso di adesso. Questo sta portando, pian piano, a uno sdoganamento di questa cucina, da apprezzare per il gusto, la leggerezza e gli abbinamenti di sapori, non perchè sia una moda momentanea”.

 

Valentina Forte

 

 

MarioParmeggiani
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