Pitti Taste numero 13 per Firenze: viaggio nelle Italie del gusto

10-12 marzo 2018, alla Stazione Leopolda il meglio dell’italian food lifestyle

 

Per un’Identità Golose che finisce, un Pitti Taste in avanscoperta delle eccellenze regionali. Per il tredicesimo anno, infatti, la città della moda e dell’arte italiana ha ospitato le enogastronomie nostrane in modo sempre curioso, contemporaneo e attento alle diversità del gusto. Nella scacchiera di Taste 2018 erano presenti 400 aziende, numeri in crescita rispetto alla passata edizione, selezionate tra le migliori di tutta la penisola con un focus tematico sul Foraging, trend forte sulla raccolta e sull’utilizzo in cucina delle piante selvatiche.

Una tre giorni fiorentina ricreata all’interno della Stazione Leopolda, contenitore gourmet delle nostre Italie, con un fitto calendario di eventi culinari con rassegna off oltre agli appuntamenti alla Leopolda. Il FuoriDiTaste ha animato, così, tutta Firenze coinvolta in cene, degustazioni, installazioni, spettacoli, talk, sensibilizzata anche da nuovi modi conviviali di interpretare il food: tra i partner Riccardo Barthel, De’ Frescobaldi Ristorante & Wine Bar, Four Seasons Hotel, Il Borro Tuscan Bistro, La Bottega del Buon Caffè, La Ménagère, Hotel Villa Cora, Ristorante La Buona Novella, In Fabbrica, Il Santo Bevitore, Locale Firenze, Obicà Mozzarella Bar, Olivia, Ora d’aria, Truffle Restaurant Savini Tartufi, Buonerìa, Simbiosi Organic, Calistro, Badalì Osteria. Pitti Taste 2018 non poteva non essere al passo con i tempi, e se il verde è stato eletto pantone dell’anno 2017, Alessandro Moradei, curatore dell’allestimento, ha scelto il green come sottotraccia di questa edizione per promuovere i cibi selvatici nell’ottica di un’alimentazione sostenibile. Non solo tour ma anche ring: nell’arena del gusto si sono avvicendati diversi protagonisti del mondo del cibo sui temi più caldi della cucina contemporanea. Moderatore d’eccezione, il Gastronauta Davide Paolini che ha guidato il dibattito sull’arte del cibo italiano in memoria di Gualtiero Marchesi, poi ha coordinato lo spazio sulle denominazioni di origine territoriale e, infine, il wild food lab - il cibo selvatico, “una scelta possibile di un’alimentazione sostenibile o un’opzione culturale?”.

Tanti spunti, idee in movimento e un comune denominatore: la passione verso il proprio lavoro, il sacrificio degli artigiani, quelli che credono ancora nella terra e nella territorialità. Ci sono storie che valicano i nomi di grandi aziende, come la famiglia Nonino e la sua Grappa o l’acetaia plurisecolare Giuseppe Giusti, e ci sono persone che nella stretta di mano trasmettono il loro credo quasi per osmosi mentre il loro sapere lo raccontano a voce, quella di chi tocca, respira, gusta e ascolta il patrimonio culinario. Ricordiamoci che tutto questo è anche nostro e, un domani non troppo lontano, sarà dei nostri figli e poi dei figli dei nostri figli: condividere è la chiave per fare luce sulle tenebre dell’ignoranza e del fanatismo da insalata in busta, la vera natura morta della tavola.

Andrea Martina Di Lena

 

Taste13
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