Ve lo diamo noi Masterchef

Masterchef di qua, Masterchef di là. C’è qualcuno al mondo che non conosce questo programma? Lo crediamo impossibile.

Siamo stati tutti incollati alla televisione durante l’ultima puntata di una qualsiasi edizione di Masterchef, come per esempio la quinta edizione in Italia. Scaricata l’adrenalina del gioco e di quei meccanismi che coinvolgono tutti gli spettatori, criticoni compresi, ci siamo posti tante domande attorno al mondo della cucina, quella vera, quella dove ci si sporca le mani e il grembiule. E come da copione tanta curiosità porta a voler sapere di più. Così abbiamo fatto noi. Senza pregiudizi e con la voglia di sapere ci siamo messi alla ricerca di qualcosa che potesse dare una chiave di lettura a Masterchef e programmi affini che ora sono tanto tornati di moda.

Masterchef in questione, ha più di 33 edizioni in tutto il mondo e centinaia di paesi dove viene seguito ed è proprio grazie a questo boom che oggi moltissimi ristoranti cavalcano l’onda dell’esclusività che gira intorno al mondo dei cuochi professionisti, pardon, chef! Ebbene sì, oggi gli chef sono esclusivi, rinomati, maestri nella loro arte ma volete sapere quanto frutta tutta questa loro esclusività? Niente, niente più di quanto avevano prima. C’è fama ma non ricchezza. E’ assurdo immaginarlo perché andare a cena in un ristorante gourmet vuol dire mezzo stipendio di un mese di lavoro, eppure è così. Basti pensare ai costi di gestione e di produzione che uno di questi ristoranti ha: la ricercatezza della materia prima, la cantina con annate introvabili, il personale qualificatissimo, l’estro impagabile dello chef, la location mozzafiato che spesse volte fa da cornice a un servizio al cliente di prima categoria, così come il conto.

Certo, se poi dobbiamo prendere d’esempio un Barbieri, un Cracco o un Cannavacciuolo possiamo dire che loro oltre ad essere famosi fanno la vita da “ricconi”, ma chi crede che esserlo vuol dire aprire un ristorante con 20 coperti e scontrini da capogiro si sbaglia e ora vi spiegheremo perché. Vi siete domandati come mai quasi tutti i più rinomati ristoranti gourmet si appoggiano a degli hotel di lusso? Volete qualche esempio? Heinz Beck all’hotel Cavalieri a Roma, lo stesso Cannavacciuolo con Villa Crespi e ancora Gordon Ramsay con uno dei suoi ristoranti al Conrad Hotel and Resort a Tokyo. La risposta è molto ovvia, un ristorante in un albergo già avviato e con un proprio seguito, comporta meno rischi economici e finanziari di un ristorante che decide di aprire per suo conto e senza appoggi di nessun tipo.

E ora pensiamo a tutti gli chef famosi che conosciamo e vi assicuriamo che nessuno di loro si dedica esclusivamente a fare lo chef. C’è chi apre bistrot in tutta Italia - fatto apposta per un pubblico più vasto e con prezzi contenuti, c’è chi invece chi ha accademie prestigiose e chi ancora viaggia in tutto il mondo come ospite a innumerevoli festival enogastronomici. Si viaggia, si parla molto, si critica altrettanto e ci si perde nella moda del #foodporn ma che nulla ha a che vedere con la cucina, quella manuale. I nostri dubbi si sciolgono e siamo portati a pensare che ognuno di loro è un imprenditore che fa affari e in una pausa qua e là, cucina.

Saremmo tutti più contenti se l’estro e la maestria di questi grandissimi chef tornasse nelle loro cucine perché si sa, noi italiani siamo delle buone forchette e ciò che ci preme di più è dare i giusti consigli alle nuove generazioni che vogliono diventare tutti degli chef famosi, lo si diventa se si ha un po’ di spirito imprenditoriale altrimenti si può sempre diventare dei bravissimi chef.

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