Taste of Roma 2018, com’è stato social assaggiare i grandi chef…

Chiave di lettura della VII edizione: l’arte. Diciotto chef, settantadue portate e un piatto d’autore per ogni menu: vi raccontiamo cosa abbiamo testato e qualche fuori onda

 

Domenica 23 settembre si è conclusa la VII edizione di Taste of Roma, l’unico evento dove poter assaggiare i grandi chef, sesterzi alla mano. Lungo la promenade alberata dei Giardini Pensili dell’Auditorium Parco della Musica, 20 fuoriclasse dell’alta cucina hanno celebrato l’Anno del Cibo Italiano sviluppando il proprio concetto di “evoluzione di gusto”. Ogni chef, infatti, ha presentato un “piatto d’autore” come quarta scelta del suo menu, lasciandosi ispirare da una forma d’arte, tema conduttore della manifestazione 2018.

Tra i 72 assaggi di Taste realizzati live e prontamente taggati, tutti i gourmet e gli amanti della buona cucina hanno potuto comporre un percorso degustazione personalizzato, idealizzando così l’approccio alla ristorazione stellata in una sintesi di porzioni e costi. Veterano di Taste, Francesco Apreda ha portato la sua pasta, patate e granchio, piatto icona di Imàgo all’Hassler in cui è riuscito a racchiudere le sue origini campane in un nostós di spezie che rimanda all’India; la sua dolce pesca, dessert letteralmente dipinto a mano, ha fatto il giro dei social con selfie d’obbligo insieme allo chef. Ironico e travolgente il vicino di stand, Stefano Marzetti ha conquistato con il profumo di sottobosco del suo rocher di asparagi con rosso d’uovo, cremoso di robiola e tartufo nero. New entry Oliver Glowig e Franco Madama: lo stellato di Barrique presso Poggio Le Volpi è riuscito benissimo con la sua coda di bue croccante con salsa al Baccarossa e sedano; molto complesso il grano riflesso: polipo, cremoso di cioccolato e Parmigiano Reggiano, anatra affumicata, capolavoro dello chef di Magnolia impiattato su una tavolozza di colori. Bilanciata e distinta nel gusto l’ostrica, lardo e moscato di Adriano Baldassare che presenta altre ricette più tradizionali, come il raviolo alla gricia e cicoria, con la pasta all’uovo tirata a mano sotto gli occhi dei passanti. Tecnica giapponese e materia prima eccellente per lo shabu shabu di Hidagyu con orzotto al parmigiano, dove al posto della soia hanno utilizzato l’aceto balsamico; stesso cereale impiegato da Cristina Bowerman per il suo orzotto come risotto cacio pepe affumicato, limone, ricci di mare e tartufo San Pietro a Pettine. Sorprendenti e paradossalmente equilibrati i gamberi suzette di Massimo Viglietti, un viaggio a ritroso nel mondo classico in una rivisitazione della crêpre suzette. Noto per i suoi contrasti punk mitigati, lo chef di Achilli al Parlamento riesce bene anche nella semplicità della primavera del suo maccheroncino fresco, robiola, spinacino e caviale.

A destare curiosità non solo stellati. Come ogni anno Taste of Roma 2018 ha dato spazio a show cooking, sfide tra chef nella Taste Arena e attività di degustazione come per il corner di Ercoli. Tra i nuovi prodotti presentati al pubblico Sù!, il primo tiramisù con la cialda ideato dalla pastry chef Loretta Fanella in collaborazione con Paolo Parisi. La pasticcera che “si lascia ispirare dalla natura e da ogni cosa” ha aperto la sua dolce boutique a due passi da Piazza Navona in cui reinterpreta il famoso dolce al cucchiaio che fa “cràc”. L’eccellenza del prodotto parte dalla selezione: i savoiardi dell’Antica Fabbrica Di Ciaccio dal 1928, il mascarpone fatto in casa e, sul fondo, il cioccolato giapponese di Meiji The Choco che racchiude il liquido con il gusto scelto tra pistacchio, nocciola, passion fruit e mango.

Taste of Roma 2018 è stata una festa corale del gusto che ha unito i migliori ristoranti della capitale, nonostante una minore affluenza rispetto allo scorso anno. “Nell’edizione precedente abbiamo finito tutto”, ci confessa un cuoco che fa anche delle riflessioni sulla diminuzione di sponsor e di personaggi mediatici forti; e ricorda, “al contrario del 2017, in cui abbiamo affrontato anche 500 ordinazioni, a oggi non abbiamo superato le 250”. Nonostante i numeri siano meno positivi, questo Taste è stata una scommessa vinta, per tutti. Nessuna competizione ma solo stima reciproca tra gli chef che hanno voluto e saputo fare squadra, con l’obiettivo di condividere i saperi e rispettarsi in cucina. In un clima conviviale e amichevole, emozionante è stato rubare con gli occhi lo scambio dei menu tra i 18 chef che si sono assaggiati reciprocamente durante le pause.

Andrea Martina Di Lena

 

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