Summa 2018: il green event per i vigneron di tutto il mondo che celebra la dimensione intima del vino

La parola ad Anna Lageder: “Anche il piacere può essere attento all’ambiente e al clima”

 

A Magrè è andata in scena la 21esima edizione della tradizionale kermesse altoatesina: la Summa. Sulla Weinstraße di Bolzano la cantina Alois Lageder ha aperto le porte di Casòn Hirschprunn & Tòr Löwengang, accogliendo oltre 80 vignaioli e amanti del vino di tutto il mondo

 

Prima Vinal, poi Quintett e infine Summa: il nome cambia ma l’obiettivo di questo green event dedicato all’eccellenza vitivinicola internazionale è rimasto lo stesso, quello di mettere primo piano “i valori della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente”. La partnership con Demeter, “il marchio internazionale che controlla e certifica il lavoro dei prodotti degli agricoltori che praticano la coltivazione biologico-dinamica” ne è la prova. Dal 2010 la Summa collabora con l’ecoistituto Alto Adige/Südtirol e quest’anno ha ricevuto, per la quarta volta consecutiva, la certificazione di Green Event dall’agenzia provinciale per l’ambiente.

 

Anche per questa edizione la Summa si è discostata dal concetto di fiera del vino per dare luce ad  alcuni aspetti spesso messi in secondo piano nel panorama enologico, quello della condivisione e quello di viticoltura sostenibile e vivibile; il tutto è stato incorniciato da un contesto intimo e accogliente che caratterizza da sempre la due giorni ecofriendly. Nonostante siano passati più di venti anni dalla prima edizione, la Summa ha mantenuto la sua “dimensione famigliare” ed è “tutt’oggi una festa per i vignaioli” che dà non solo “l’occasione di assaggiare i vini dei produttori partecipanti provenienti dall’Italia e dal mondo” ma anche l’opportunità di “condividere gli stessi valori di attenzione all’ambiente, di solidarietà e di stile, quello fine ed elefante dei propri vini”.

 

Vigneron da tutto il mondo, persino dal Kazakhstan, dalla Nuova Zelanda e dall’Europa si sono uniti in una biodiversità tutta umana all’insegna di “un’occasione speciale, in cui vignaioli, giornalisti, operatori di settore e visitatori s’ispirano reciprocamente” al fine di influire “significativamente sulle nostre idee e sul nostro lavoro quotidiano”. La diversità delle realtà sociali, culturali ed economiche diventa quindi un motivo di “continua crescita sia individuale che collettiva”. È proprio la crescita a essere l’essenza e il leitmotiv della Summa, che si trasforma così un momento unico per vignaioli e wine lovers. Il sentimento di condivisione e di amicizia hanno contraddistinto un ricco e peculiare programma di degustazione verticali e seminari dai nomi assai bizzarri, rendendo il tradizionale appuntamento altoatesino “un modo completo di avvicinarsi e vivere il mondo del vino , per apprezzare meglio tutti gli aspetti e le sfaccettature, per non dimenticare il lavoro e l’impegno che c’è dietro ogni bottiglia”.

 

A proposito di degustazioni singolari: la 21esima edizione ha avuto come key words le parole sperimentazione e innovazione, temi ritrattati e proposti nelle diverse occasioni di assaggi del vino che sono risultate decisamente anticonvenzionali, come Oops –Error! Wine Mistakes e We are not ready yet. Tramite un lavoro di ricerca ma anche di sperimentazione prima in vigna e poi in cantina è possibile capire come “piccole percentuali di una certa componente possono cambiare un vino completamente”, per questo è imprescindibile l’aspetto dello studio del vino in tutte le sue sfaccettature. Già, perché “sperimentare vuol dire anche sbagliare, da qui la degustazione Oops- Error Wine Mistakes. In cantina non c’è sempre un happy ending, ma sbagliare significa ripartire, crescere e tentare nuove strade.”

 

Questo “viaggio enoico” si allontana dunque dalla commerciale visione del Vinitaly, rifiutando anche il concetto per il quale  frequentare il mondo del wine sembra essere diventata una moda. Ma cosa c’è che non va in tutto questo?  “Se questa moda fosse nata per diffondere non solo il vino ma anche tutto quello che sta dietro a una bottiglia, allora direi che andrebbe bene. Tuttavia non è sempre così” perché se da un lato “il neoliberalismo che viviamo da diversi anni ha aperto i mercati internazionali permettendo alle merci di circolare liberamente” dall’altro “ha introdotto logiche speculative di ogni genere capaci di condizionare produzioni e anche la qualità di tante materie prime”.

 

Per reprimere queste tendenze la Summa si propone, per i prossimi anni, di “promuovere sempre più elementi regionali, stagionali e ovviamente biologici”. L’approccio al KM 0 è volto alla “sensibilizzazione del pubblico che ci visita per trasmettere e diffondere i nostri valori”, ed è possibile soprattutto grazie  al “prezioso contributo dei collaboratori e all’attenzione che prestano per ogni minimo dettaglio”.

 

Condivisione, sostenibilità e integrazione sono dunque i capisaldi della Summa, il cui obiettivo finale è di “riuscire a evidenziare che anche il piacere può essere attendo all’ambiente e al clima, fungendo, ci auguriamo, da impulso positivo per ognuno di noi nella vita di tutti i giorni”. Infine, anche quest’anno la tenuta Alois Lageder ha devoluto parte del ricavato della  manifestazione all’associazione umanitaria Casa della Solidarietà.

 

Valentina Forte

 

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