Genuinità e tradizione nei vini di Cantina Cerretano ad Orsogna

La tipicità della terra abruzzese e la scelta di produrre etico e “cruelty free” nell’azienda che dai primi del ‘900 è arrivata ai giorni nostri tramandata di generazione in generazione

Una tradizione di famiglia tramandata di generazione in generazione dai primi del ‘900 quando Domenico “Facciabella” Cerretano iniziò a commerciare vini, fino ad arrivare ai giorni d’oggi: a Cantina Cerretano si respira il profumo dei vini ovunque, vini che sono espressione del territorio dove nascono, Orsogna in provincia di Chieti. Ecco così la scelta di curare vitigni autoctoni abruzzesi, ma anche di produrre uve da vitigni nazionali ed internazionali che vengono lavorati in un equilibrato mix fra tradizione ed innovazione. Viene spontaneo definire questi vini “forti e gentili” come gli abitanti della regione in cui nascono, ma così è realmente: vino e territorio sono un tutt’uno, due realtà connesse, non è possibile dividerle. Una volta all’interno di un paese c’erano varie contrade e ogni zona aveva un suo microclima: ogni microclima fa la differenza, lo stesso ceppo d’uva in dieci posti diversi può dare dieci vini differenti.

Orsogna è abbastanza lontana dal mare, ma anche vicino, sta sotto la montagna, ha dunque la fortuna di godere in un certo senso un po’ tutti e due i territori montano e marittimo.

La tradizione: vitigni sono tutti autoctoni che facevano parte della tradizione abruzzese. L’innovazione sta invece nel ritorno al passato: la scelta di fare il vino biologico ed in più vegano non è una semplice manovra commerciale, ma è un vero credo, un’esigenza profonda per salvaguardare l’ambiente. Si cerca di tornare alle tecniche di una volta per le coltivazioni mantenendo bassi rame e zolfo, in cantina ci si mantiene bassi con la solforosa, c’è grande attenzione ad ogni dettaglio.

“Il vino è storia e passione di una vita”

- Luigi Cerretano -  

I Vini Cerretano vogliono essere buoni in tutti i sensi ed allora da anni la scelta di produrre etico e “cruelty free”: non vengono infatti adoperati prodotti originati dallo sfruttamento di animali nella produzione delle uve e di vini, il tutto testimoniato dal marchio “VeganOk”. Da sempre viene utilizzato il sistema di viticoltura “a pergola abruzzese” e la vendemmia è fatta rigorosamente a mano, per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Luigi Cerretano ci racconta un aneddoto che lo riempie di orgoglio: una volta una cliente gli disse che il suo vino le piaceva perché sentiva il profumo dell’uva.

Già, la purezza dei vini: ecco il vero segreto di Cerretano, far sentire i sapori, non essere schiavi dei profumi, ma armonizzare il bere. Edvige Ciccarelli aggiunge a riguardo che spesso gli enologi cercano di andare troppo incontro a ciò che la gente chiede rinunciando invece ad educare: si vuole invece fermamente rispettare la tipologia del vigneto, del territorio e dell’annata perché un vino ogni anno è diverso e mai identico a quello fatto magari l’anno precedente. Regalare una piacevole esperienza sensoriale al cliente, questo lo scopo finale del prodotto: in un calice di vino devono riassumersi la tradizione e la genuinità, il rispetto per la vita tutta e per la natura ed il gusto. Qui si parla, oltre che di biologico, anche di “vino vegano”. Non tutti i vini sono vegani. Il vino si fa con l’uva, in genere nella produzione del vino viene utilizzata solo l’uva, ma anche coadiuvanti tecnologici che possono essere di origine animale. Solo due (albumina e caseina), in quanto allergeni, vanno poi messi in etichetta, gli altri rimangono sconosciuti. 

Con l’aspetto vegano ci si rivolge ad un pubblico in più e si ottiene un vino ancora più sano e genuino del biologico. Da produttori biologici bisogna infatti considerare ogni minimo passaggio che si fa per arrivare al prodotto finale, il tutto nel segno del rispetto del pianeta. I coadiuvanti tecnologici provengono tutti dagli allevamenti intensivi che sono la prima o seconda causa di inquinamento planetario. Si arriva a produrre vino vegano non utilizzando questi prodotti che anche nel biologico sono purtroppo assolutamente legali: è dunque un vino in cui i coadiuvanti sono di origine vegetale e minerale, vengono utilizzati soltanto bentoniti. Negli anni’90 c’era una rincorsa ad utilizzare artisti per disegnare etichette di vini: ecco invece un altro tratto distintivo di Cantine Cerretano, la particolarità della scelta anche in questo senso.

Per le prime due fatte sono stati utilizzati due quadri proprio di Luigi Cerretano. Una in particolare quella dell’ “Angitia” rappresenta una donna e in controluce si vede un’altra donna. La dea Angizia è la dea precristiana della terra e delle coltivazioni, ma anche una guaritrice, si dice che guarisse dalle punture dei serpenti. Nell’etichetta quelle che possono sembrare meduse in realtà sono delle angizie. “Testa con i serpenti”: dee della terra e guaritrici, tolgono il veleno, guariscono dai veleni, un po’ quello che si cerchiamo di fare a Cerretano con i vini come azienda biologica.

Anche nei nomi dei vini c’è ricerca: ad esempio quello del rosato è “Kerù” che in assiro vuol dire “terra coltivata”, torna dunque il culto della dea terra. Bello sentir dire Luigi Cerretano che l’obiettivo futuro è non crescere troppo perché significherebbe industrializzare in maniera eccessiva il processo: ferma dunque la volontà di voler rimanere una piccola importante realtà con il desiderio semplicemente di continuare a voler fare un vino sempre più buono.

Cantine Cerretano
Cantine Cerretano
Cantine Cerretano
Cantine Cerretano

 

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