Domenico Pasetti: un precursore dell’enologia abruzzese che guarda al futuro con rinnovato entusiasmo

La sua azienda, nata a Francavilla al Mare circa vent’anni fa, è oggi la maggiore produttrice di Pecorino in Abruzzo

Parlare con Domenico Pasetti di vino significa essere spettatori di una vera e propria lezione di enologia ed avvicinarsi con un entusiasmo unico al vino abruzzese oggi conosciuto in tutto il mondo. Quando parla dei suoi prodotti e della sua azienda gli brillano gli occhi, definisce il vino un’esperienza di vita, anzi alla fine per lui può diventare l’unica della vita stessa. La sua azienda nasce a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, ma circa vent’anni fa la voglia di investire sulla qualità porta Pasetti alla scelta mirata di estendersi e di portare le sue proprietà anche a Pescosansonesco e Capestrano. Personaggio affascinante, quando si discute di vini con lui si rimarrebbe ore ed ore ad ascoltarlo… tanti i segreti e le curiosità che potrebbe infatti soddisfare.

“Il vino è un’esperienza di vita, non è una scienza esatta”

- Domenico Pasetti -  

Il vino per lui non è un prodotto codificato né una materia comune: parlare di vino è una cosa, lavorarlo è ben altro. Nella diversità e nell’incostanza del prodotto c’è il pregio del prodotto stesso: se fosse costante nel tempo e negli anni non avrebbe questa particolarità e questo fascino. Particolarmente azzeccato il paragone per il vino fatto da Pasetti, prima con una donna e poi con il cammino dell’uomo… è come una bella donna che si presenta sempre con una sfumatura diversa, sottile e quasi impercettibile. C’è poi il piacere di andare a cercare questa sfumatura e diversità negli anni… lo stesso vino è cioè in grado di esprimersi in modi diversi man mano che gli anni passano, è particolare nella sua origine e nella sua evoluzione. È come un uomo che ha il suo percorso di vita che, in base alle circostanze in cui si trova e alle influenze che ha dall’esterno, assume caratteristiche diverse.

Il vino infatti si rivede molto nel percorso dell’uomo: in base a come viene trattato risponde, se viene lavorato o conservato in due modi diversi dà risposte diverse, basta anche una piccola differenza di temperatura. Il vino ha la capacità di rispondere all’ambiente: questa è la sua magia. È fondamentale l’uva e per la qualità dell’uva lo è il territorio, quindi tutto parte dal territorio. Se un grado della temperatura incide sul vino figurarsi quanto possa essere influente la qualità e la caratteristica del terreno o dell’aria e dunque dell’ambiente dove cresce l’uva. Poi c’è la mano dell’uomo: ciascun individuo, seppur dovesse fare la stessa procedura di un altro, nel farla nella sua manualità otterrebbe due prodotti diversi. Qui un altro azzeccato paragone per Pasetti, quello con due cuochi che stanno in cucina fanno un dolce usando gli stessi ingredienti ma alla fine le torte sono diverse, ecco dunque il valore della manualità: il potare, il lavorare la terra, lo scegliere la giusta tempistica. La tempistica della vendemmia è importantissima. Fondamentale è anche la percezione: a pelle si guarda l’uva e ti viene dentro decidere quando vendemmiare. Nella composizione del vino finale dunque la tradizione, la mano dell’uomo è fondamentale. Si diceva del territorio... La decisione di delocalizzare la produzione come fattore importante per fare il salto di qualità. Lo “scontro generazionale” all’epoca di Domenico Pasetti con il padre che poi alla fine capì quanto fosse azzeccata la scelta.

La qualità del vino dipende infatti da quella dell’uva e, siccome quest’ultima dipende dall’ambiente, fu giusto all’epoca individuare quale fosse l’ambiente ideale per la viticoltura, dunque quali fossero le condizioni ideali che il territorio potesse dare. Il vino che si produceva a Francavilla non era infatti all’altezza della richiesta di mercato ed ecco la scelta caduta su Pescosansonesco e Capestrano, località vicine ma divise proprio dalla montagna. Il fattore clima è stato fondamentale: a Pescosansonesco c’è infatti un clima freddo condizionato dai venti freddi che vengono dal mare, altezza circa 500 mt., terreno di natura argillosa quindi vengono fuori dei vini potenti e molto generosi, un terreno cioè che si presta molto bene a produrre “Rossi longevi”.

A Capestrano, nonostante faccia freddo come Pescosansonesco, il terreno è diverso, ciottoloso, molto friabile e drenante, quindi più minerale e dà un’altra tipologia di vini: lì dunque vengono bene “i Bianchi”, ad esempio il Rosato ed il richiestissimo Pecorino. Due ambienti dunque completamente diversi sia per il terreno, ma anche per il clima, uno marino e l’altro prettamente montano, però tutti e due, vista l’altezza, sono caratterizzati da climi freddi in inverno e sbalzi di temperatura nella fase di vendemmia.

Sottile per Pasetti, nella produzione del vino, anche il rapporto fra tradizione ed innovazione. La tradizione è la somma delle esperienze che si riesce ad acquisire e, principalmente a carpire, da chi ti ha insegnato le cose: il bagaglio personale viene arricchito se si riesce a fare tesoro delle esperienze degli altri, non tanto dei tuoi contemporanei ma dei tuoi padri o nonni. L’innovazione sta nel saper partire dalla tradizione e coniugarla con le innovazioni: le innovazioni sono le esperienze che si maturano quotidianamente o annualmente, ma anche quelle formative che si acquisiscono a scuola.

Tutto nella produzione deve essere un giusto mix fra tradizione e innovazione con un occhio non più rivolto al locale, regionale o nazionale, ma anche all’internazionale perché la viticoltura si è evoluta molto. Un altro punto fermo dei Vini Pasetti sta nelle etichette delle bottiglie: il vino deve parlare con le sue caratteristiche quando lo mettiamo nel bicchiere, ma anche ancor prima che venga stappato.

È importante cioè colpire con l’etichetta della bottiglia perché quello è il primo messaggio che passa al consumatore. Nessuna delle etichette Pasetti è stata fatta da un grafico, ma sono nate tutte in azienda. Ad esempio il “Testa Rossa” ha un’etichetta, che ha ben 32 anni, fatta dall’artista Emilio Patrizio. L’aneddoto raccontato da Pasetti rende il senso del suo istinto e passione. L’artista stesso lo chiamò quando aveva realizzato qualche bozza, lui all’appuntamento lo trovò con un foglio e una penna intento a disegnare di getto. Pasetti non scelse una delle bozze, ma il disegno realizzato di getto.

Sentimento anche nel nome... Il vino più rappresentativo dell’azienda, un marchio nel marchio, si chiama “Testa Rossa” perché sua nonna aveva i capelli rossi… lei originaria di Miglianico dove c’è ancora la casata “Coccia Roscie”… una persona molto forte in azienda perché ha perso il marito con una mina in campagna dopo il ritorno dalla guerra, lei con i figli piccoli dovette portare avanti l’azienda per molto tempo. Una storia raccontata sul retro dell’etichetta.

Quando è nata Francesca, la prima figlia di Domenico Pasetti, aveva i capelli rossi, da sua nonna nessun figlio coi capelli rossi, la sua generazione nessuno coi capelli rossi, fra i pronipoti nessuno, solo Francesca è nata coi capelli rossi quindi in quell’occasione fu creato questo vino dedicato a mia nonna. Anche i nomi degli altri vini non sono casuali... “Dieci Coppe”: non è altro che una località che sta a Pescosansonesco dal quale il vino proviene e ne ha preso il nome. Si racconta in poche righe il passaggio generazionale che c’è stato fra Domenico Pasetti e suo padre.

Nel nome “Collecivetta” c’è la località dove nasce questo vino. Da segnalare che da circa tredici anni sulle bottiglie si legge la dicitura “se bevi non guidare”: anche in questo Pasetti è stato un precursore. L’attenzione è stata come detto quella del territorio, ma anche del prodotto autoctono: non si producono nell’azienda vitigni internazionali, ma autoctoni.

Si è puntato molto sul Pecorino ed oggi Pasetti è la prima azienda in Abruzzo a produrlo. Dopo una quindicina d’anni ne è stata ristilizzata anche l’etichetta: si è voluto giocare dando un taglio più giovanile, sulla bottiglia è infatti raffigurata la figlia Francesca con i capelli rossi che risalta sullo sfondo nero, la ragazzina che se ne va a spasso nei campi felice e spensierata … beata gioventù con la pecorella che la segue come se fosse un cagnolino. Altra particolarità l’inserimento dei nomi di tutti i dipendenti dell’azienda sull’etichetta: un riconoscimento ai collaboratori. Molta attenzione viene dedicata alla sostenibilità e al rispetto per l’ambiente. Un aspetto particolare del fatto di aver trasferito la produzione sta anche nel vantaggio di qualità e genuinità intrinseca del prodotto. Al di là di trovare le condizioni per farne uno buono, si riesce infatti a trovare le condizioni per realizzarlo con interventi che non siano invasivi. Sull’etichetta delle bottiglie c’è la scritta “Parco Nazionale Gran Sasso Monti Della Laga”, territorio vergine e sano dove sorge l’azienda: c’è stata una convenzione con il parco, in Abruzzo Pasetti è l’unica ad avere questa etichetta e forse in Italia, è un marchio attraverso il quale garantire il prodotto al consumatore.

Domenico Pasetti non si ferma mai e guarda già al futuro: prossimo obiettivo realizzare una nuova cantina. Tutto il processo di sviluppo che ha avuto negli ultimi anni è stato fatto con le risorse aziendali: è aumentata la superficie vitata non con soldi esterni, ma investendo tutto ciò che è stato marginalizzato. Ora la cantina: trasferirla nella zona di produzione e realizzarla a Capestrano. Si sta già lavorando sul progetto, le nuove generazioni andranno a dunque Capestrano.

Domenico Pasetti
Domenico Pasetti
Domenico Pasetti
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