Fondata nel 1973, Codice Citra riunisce oggi nove cooperative sociali in un territorio che è la culla del Montepulciano e Trebbiano D’Abruzzo

Nell’Abruzzo Citeriore l’azienda che valorizza la qualità e la peculiarità del lavoro tradizionale dei suoi 3000 soci vignaioli

D’Annunzio nel suo romanzo più importante, “Il Piacere”, scriveva “Il verso è tutto”…Parafrasando proprio D’Annunzio, “il vino è tutto” per Giuseppe Colantonio, marketing manager di Codice Citra. “Citra” , avverbio latino identificativo su tutte le cartine geografiche prima dell’Unità d’Italia dell’Abruzzo Citeriore, sta ad indicare al di qua del fiume Pescara o al di là della Majella e del Gran Sasso, un territorio vocato alla cultura della vigna che oggi è per lo più nella provincia di Chieti e parzialmente a sud di quella di Pescara,fra mari e monti, dove ci sono microclimi e luoghi che si prestano benissimo alla produzione di ottime uve.

Codice Citra riunisce infatti 9 cooperative che vanno da quella più a nord che si trova a Torrevecchia Teatina, fino a quelle più a sud che sono a Paglieta e Pollutri, poi ci sono altre che si trovano vicino al mare o anche a Rocca San Giovanni o altre in zona più montana come quella a Crecchio e altre ancora a Lanciano.

Il fatto di avere 9 cooperative e 3000 soci e 6000 ettari a vigna permette di sfruttare il meglio di ogni territorio e andare ad esaltare le peculiarità di ognuno di essi: ci sono territori più vocati per uva a bacca bianca, altri per uva a bacca rossa, in alcune zone ad esempio si può avere un Montepulciano con determinate caratteristiche più fruttato o più vegetale. Ogni bottiglia di Codice Citra rappresenta il meglio della produzione di 3000 soci in 6000 ettari, il che significa una produzione di 1000000 di ettolitri. Oggi vengono imbottigliati solo il 20%, scegliamo cioè le migliori uve da destinare alla vinificazione. Si possono così magari ammortizzare meglio gli andamenti di un’annata infelice prendendo la produzione migliore delle diverse zone e poi assemblandola. Questo è il vero punto di forza di Codice Citra, avere la fortuna di poter sfruttare almeno nove microterritori e microclimi differenti e garantire al consumatore una costanza e coerenza di qualità.

All’interno del brand Codice Citra ci sono tante etichette, ma la parola codice è meglio spiegata dalle tre “v” racchiuse nel pay-off. La prima è quella di “vini”, legata dunque in maniera indissolubile al territorio di appartenenza, l’Abruzzo Citeriore. La seconda è quella di “volti”, con la quale si vuole sottolineare il codice genetico dell’abruzzese, tenace, forte e gentile, la sua capacità di essere caparbio e determinato di fronte alle difficoltà e quindi la forza di saper raccogliere le sfide del mercato. La terza è quella dei “valori”: Codice Citra è un codice etico, fatto di regole per lo più non scritte tramandate di padre in figlio con le quali guardare con fiducia alle sfide del futuro. Codice Citra vuole promuovere e valorizzare l’eccellenza della vitivinicoltura abruzzese. Il sogno e l’ambizione è poter portare sulle tavole di tutto il mondo le bottiglie di vino abruzzese. Già presente in circa 50 nazioni, in Canada il suo vino rosso è il più venduto a valore, negli Stati Uniti è la nona azienda più venduta a volume, è presenti in Inghilterra, Germania, nello zoccolo duro della parte del vecchio continente dell’Europa, in Cina ha due importatori, è anche in Giappone ed Australia. Citra dagli anni’80 è stata la prima a focalizzarsi sull’export, ma come ha sottolineato l’amministratore marketing Giuseppe Colantonio si può fare sempre di più e ancora meglio.

“Il vino è una passione tramandata a me dai miei nonni, poi nel tempo è diventata un’opera d’arte che prevede il lavoro ed il sacrificio. Il vino è l’emblema della nostra regione ed anche una fonte di reddito: più si lavora bene e più si garantisce remunerazione e redditività alle uve dei nostri soci”

- Giuseppe Colantonio -  

Promuovere e valorizzare il territorio è una vera mission di Codice Citra, ma per farlo si deve rispettarlo ed amarlo: per far questo bisogna dunque cercare di mettere in atto una serie di progetti ecosostenibili a partire dalla vigna cercando di avere trattamenti meno invasivi possibili e per finire su tutto ciò che riguarda la catena produttiva abbiamo un impianto di fotovoltaico, c’è una scelta accurata di materie prime ad esempio per le bottiglie un vetro più leggero, materiali riciclabili. Oggi in Italia il Montepulciano è uno dei vitigni più venduti in CDO, ma anche in nel vecchio continente e Nord America è uno dei più conosciuti dell’Italia Meridionale.

L’Abruzzo per Giuseppe Colantonio deve portare avanti però nuove sfide: fare squadra, non avere campanilismi, non avere proliferare di esigenze diverse fra piccolo produttore e grande realtà cooperativistica, cogliere cioè l’opportunità che viene data dai vitigni autoctoni come il pecorino o la passerina d esempio che hanno ritagliato uno spazio sul mercato italiano, lo stanno facendo nel contesto europeo. La regione deve avere la forza di commercializzare e veicolare ad esempio il pecorino anche negli States o in Canada o in altre nazioni. Se si fa squadra e si ha la visione imprenditoriale sono sfide che l’Abruzzo può vincere: sfruttare il marketing per dare maggiore visibilità al brand Abruzzo piuttosto che al brand dei singoli vitigni autoctoni e poi la capacità di dare remunerazione e redditività a chi lavora in vigna. Non si deve mancare su questa sfida, significherebbe non cogliere un’opportunità da un lato e dall’altro si vedrebbe dissolvere una tradizione che sin dai tempi dei Romani in Abruzzo che è la vitivinicoltura.

Codice Citra
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