Nostro approfondimento: birra artigianale o crafty?

In Italia il fenomeno della birra artigianale è cresciuto molto negli ultimi anni, tuttavia la maggior parte dei consumatori non sanno neanche da cosa derivi la definizione “artigianale”. Il regolamento è chiaro riguardo ai parametri, ma ci sono alcune questioni aperte…

 

Negli ultimi cinque anni l’Italia, patria del vino, ha visto un boom del settore birrario. Un fenomeno che ha favorito una proliferazione di birrifici, attualmente sono 750, ma che non è stato accompagnato da una crescente consapevolezza e conoscenza da parte dei consumatori. Infatti il termine “birra artigianale” è sempre più utilizzato, spesso per indicare quelle birre che costano più di sette euro a bottiglia, e che magari hanno un’etichetta che richiama ad una non meglio specificata “tradizione”.

Il regolamento. In pochissimi sanno che una birra per essere definita artigianale deve rientrare all’interno di alcuni parametri. Come spiega il professor Giuseppe Italo Francesco Perretti, direttore del Centro Eccellenza per la Ricerca sulla Birra dell’Università di Perugia, uno di questi riguarda la quantità di ettolitri prodotti in un anno, che non devono essere più di 200 mila. Gli altri due parametri riguardano le modalità di preparazione della birra (che non deve essere né microfiltrata né pastorizzata), ed infine l’indipendenza finanziaria.

Artigianale o crafty? Nonostante il regolamento sia chiaro ci sono delle questioni aperte. Innanzitutto il quantitativo di ettolitri. Così tanto alto che, in sé per sé, non è indicativo. Si pensi che un’etichetta commerciale medio – grande in Italia ne produce circa 90 mila. Ma il tema forte è l’autenticità o meno del prodotto artigianale. In commercio esistono birre, di etichette multinazionali, non microfiltrate, con ricette più ricercate rispetto alle classiche bionde da 66 cl, che si avvicinano più ai sapori artigianali ma che, ovviamente, non lo sono. Questa tipologia di birra viene chiamata crafty. Il problema vero nasce quando, come sta capitando ultimamente, le grandi multinazionali acquisiscono i birrifici artigianali, rendendo il confine tra artigianale e crafty ancora più labile agli occhi del consumatore.

 

Questioni aperte. Come sottolinea Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai, associazione di categoria di birrifici indipendenti italiani, negli ultimi 4 anni la vendita di crafty è quadruplicata, sull’onda dell’esplosione del fenomeno birrario. “I produttori indipendenti sono chiaramente danneggiati da questo – spiega Ferraris – anche per il fatto che c’è poca informazione al riguardo. Un consumatore poco informato che deve scegliere tra una artigianale ed una crafty di un marchio che conosce e che magari costa di meno, probabilmente sceglierà quest’ultima. L’indipendenza dei produttori è l’elemento fondamentale che dà al prodotto la sua unicità. Essendo indipendenti i mastri birrai sono liberi di sperimentare ed esprimere la creatività attraverso le birre senza per forza sottostare a logiche di profitto. Per tutelare questo prodotto bisogna fare informazione e rendere consapevole il consumatore di ciò che sta bevendo.”

 

Diverso è il punto di vista di Leonardo Di Vincenzo, patron di Birra del Borgo, una delle maggiori realtà birrarie italiane che è stata acquisita da un grande gruppo, passando dall’altra parte della barricata. “Ultimamente c’è stato un aumento esponenziale di produttori, ma questo aumento non è stato ugualmente forte sul fronte dei consumatori. La questione vera – spiega Di Vincenzo - non riguarda l’indipendenza finanziaria o meno dei birrifici, che per me non è mai stata sinonimo di qualità. Il fatto è che non si sta pensando al futuro del mercato, che di questo passo verrà sempre più frazionato tra piccoli produttori. Non faccio più parte della realtà artigianale, ma credo che quello su cui bisognerebbe lavorare è l’apertura del mercato il quale sta diminuendo la sua spinta propulsiva, parallelamente ad un aumento dei produttori”.

 

Futuro del movimento. Nell’ambito di questa dinamica la “formazione” del consumatore è essenziale. E probabilmente quest’onere ricade sui produttori. “Gli eventi che ogni anno aggregano di persone centinaia – spiega Emiliano De Venuti, organizzatore del Birròforum di Roma - di sicuro non devono essere intese solamente come un’occasione per vendere, ma come un’opportunità per avvicinare sempre più persone a questo mondo, per molti versi ancora in via di stabilizzazione”.    

 

Stefano Bellachioma

 

BirraArtigianaleInchiesta
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