Cantine del Notaio: una storia di amore e passione

Gerardo Giuratrabbocchetti lavora da sempre il vitigno principe, l’Aglianico del Vulture

 

"Ti chiami Gerardo" disse, ti chiami come me "Per questo, le mie vigne ti apparterranno." Oggi, ripensando a mio nonno, sorrido, riflettendo su come, dopo varie vicende e dopo oltre 30 anni, abbia ritrovato, fiero, le mie radici, raccogliendo quell'eredità e decidendo di farne il centro della mia vita. La passione per la viticoltura è antica nella famiglia Giuratrabocchetti e si tramanda da generazioni. E' da questa tradizione che nasce, nel 1998, l'azienda Cantine del Notaio, quando Gerardo Giuratrabocchetti, laureato in Scienze Agrarie, raccoglie, con la moglie Marcella, la sfida di valorizzare l'Aglianico del Vulture coltivato nelle proprie vigne, unendo tradizione, innovazione, storia e cultura del territorio.

 

Come è nata la sua passione per il vino?

“Dopo la laurea, la vita mi ha portato a fare cose ben diverse da quanto mi ero immaginato iscrivendomi all’università. Pur essendo molto soddisfatto del mio lavoro e dei risultati raggiunti, un giorno, in occasione di una serie di avvenimenti decisamente duri che avevano toccato i miei diretti familiari, mi trovai a passeggiare nelle vigne di mio nonno. Lì mi sono sentito come “chiamato” da mio Nonno che mi rimproverava per non aver fatto nulla per quella vigna! So che può sembrare pazzo o assurdo quanto sto scrivendo, ma la cosa fu così forte che ho trovato la giusta energia e determinazione per abbandonare tutto e sottolineo tutto e ricominciare una nuova vita”.

 

Ha lasciato la sua vecchia vita?

“Ho lasciato il mondo universitario, il mio posto da dirigente, da responsabile del laboratorio di genetica molecolare e mi sono rimesso a studiare per affrontare con la giusta competenza una nuova vita. E così, simbolicamente il 5 ottobre 1998 è cominciata questa nuova avventura con la benedizione di mia moglie con cui avevo, nel frattempo, messo su famiglia con due figli a carico. L’azienda che è partita con i due ettari di vigna di mio nonno e poche decine di migliaia di bottiglie, oggi ha in proprietà una quarantina di ettari e produce oltre 420.000 bottiglie”.

 

Che tipi di vino offrite?

“Lavoriamo il nostro vitigno principe, l’Aglianico del Vulture. Vitigno che è il più tardivo nella raccolta ma che è molto eclettico. Dallo studio del vitigno, sono nati tanti tipi diversi di vino, ma sempre su base Aglianico del Vulture. Si parte con lo spumante metodo classico (La Stipula), per passare ai vini bianchi (Il Preliminare, La Raccolta, La Parcella), ai rosati o meglio roSSati (La Scrittura e Il Rogito), per arrivare a diversi rossi sempre più strutturati (si va dall’Atto, al Repertorio, alla Firma ed infine al Sigillo che è una sorta di amarone ma ottenuto da uve fatte disidratare sulla pianta). Non mancano il vino frizzante rosso tipico della nostra area (Il Protesto) e gli spumanti charmat (Il Passaggio brut e La Postilla moscato dolce). Si chiude, infine, con un vino da uve passite di Moscato e Malvasia che è l’Autentica. Ovviamente tutti i nomi sono legati all’attività notarile”.

 

Quali sono le cantine che fanno parte de Le Cantine del Notaio?

“Nel sottosuolo di Rionero in Vulture ci sono oltre 1200 cantine scavate nel tufo vulcanico. E’ una città sotto la città! Con mia moglie pensammo che aprire alcune di queste cantine al pubblico avrebbe dato la possibilità ai visitatori di “immergersi” nella storia enologica del nostro paese e del nostro areale. Oggi Cantine del Notaio possiede diverse cantine sotterranee, collegate tra loro, dove trovano giusto riposo circa un migliaio di barriques e viene offerto un giro di visita in questi “sotterranei” suggestivi, dove la storia passata ed il presente, si legano in modo emozionale!”.

 

Quanto il territorio influenza i vostri vini?

“L’aspetto climatico è fondamentale. D’estate, le correnti africane portano temperature che raggiungono anche i 40°C, ma il Vulture, richiamando aria più fresca di notte (brezze di terra e di mare), consente un abbassamento oltremodo significativo. Ragione per cui c’è un’escursione termica estremamente importante e significativa. Unitamente all’assenza di piogge (che caratterizza il clima estivo) ed al tufo che “allatta” le piante, si creano condizioni uniche e irripetibili in altre aree di allevamento dell’Aglianico”.

 

Martina Suez

 

Cantine_Notaio
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