Goppion Caffè: le miscele italiane dal sospiro internazionale e biologico compiono settant’anni

Una storia tipicamente italiana che abbraccia l’organic growing e il self trade

 

La pianura veneta ci riserva grandi sorprese: siamo a Preganziol, vicino Treviso, da settanta anni l’azienda Goppion Caffè produce miscele con drupe provenienti dagli angoli più remoti del pianeta cercando di “studiare delle miscele che abbiamo delle caratteristiche di sapore molto diverse tra loro, di vestirle in modo diverso, dando loro un significato tangibile allo sguardo”. “Lavorare nella qualità”, questo il mantra della famiglia Goppion, vale a dire che “abbiamo sempre comprato buoni caffè fin dall’origine, scegliendo pochi luoghi sul pianeta”.

Quella dell’azienda Goppion è una storia “tipicamente italiana”. Nata da sei fratelli nel 1948 dopo la seconda Guerra Mondiale, l’industria del caffè nel Trevigiano inizia a piccoli passi partendo dall’Etiopia per allargarsi via via in Italia, con un significativo successo nei mercati esteri. Dalla piccola attività alla Micro Roaster, - ossia di tostatura sul retro del negozio e vendita diretta con annesse mescite – all’azienda odierna che vanta un impianto di 10.000 metri quadri passano settant’anni di storie, di miscele e di viaggi in paesi lontani.

L’oro rosso, la drupa di caffè, arriva da piccole coltivazione spontanee cresciute nelle foreste del centro America, ma anche dell’Etiopia e dell’Indonesia  per poi essere lavorata in Veneto. Questa sembrerebbe una normale filiera di produzione di caffè, se non fosse per il fatto che l’azienda Goppion propone una linea interamente biologica frutto del self tribe: “Trent’anni fa, una grande realtà, la CTM – cooperative del terzo mondo, oggi Altro Mercato -, ci chiesero di partire con un loro prodotto e noi abbiamo accettato”. Nasce così Nativo, la miscela frutto dell’agricoltura biologica e del lavoro dei nativi del posto, ascrivibili per l’appunto, al self tribe, un organismo che crea lavoro per i locali aiutandoli a migliorare la loro qualità di vita, al fine di inserirli nei circuiti commerciali mondiali.

Giochi di equilibri tra acidità e dolcezza, note di vaniglia e fragranze di cacao: “le ciliegie rosse non vengono trattate in nessun modo” e, nel caso del caffè bio, la lavorazione viene certificata dalla nascita alla tostatura. La decisione di produrre in biologico abbraccia un principio etico atto ad aiutare le popolazione il cui sostentamento è costituito dalla coltivazione di caffè. La difficoltà di produzione di un prodotto simile risiede nel fatto di dover lavorare in mono-origine, data la difficile reperibilità della materia prima; un ulteriore spigolo che si sta pian piano smussando consta nelle vendite sul mercato: se nel nord Europa il caffè biologico è molto più apprezzato e comprato, “il pubblico italiano non è ancora pronto”.

Il Bel Paese dunque va sensibilizzato: “lavoriamo molto con le nostre miscele, facciamo in modo che si riconoscano”, perché, si sa, il caffè è “rito e un patrimonio comune” sia al bar che in casa, tant’è che Goppion Caffè ha pensato bene di creare delle linee dedicate al bar, “offrendo la possibilità di riproporle anche a casa con la Moka”. L’obiettivo è quello di “mantenere la saggezza dei nostri padri, quella di continuare a lavorare bene con un prodotto sano, buono, lavorato in mono-origine, riproponendolo con determinate attenzioni”.

Valentina Forte

 

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