Donnafugata: un profondo amore per la propria terra

Il volto femminile della storica azienda vitivinicola, José Rallo, ci racconta gli oltre centosessanta anni vissuti da questa cantina, ormai alla quinta generazione di produttori

 

Chi dice Donnafugata dice eccellenza: la storica cantina siciliana conosciuta come simbolo del Made in Italy nel mondo vanta un “fare sartoriale che valorizza la qualità del clima mediterraneo producendo una gamma di vini che si distinguono per complessità e piacevolezza”. Nel 1983 la penna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha ispirato il logo e il nome della cantina: Donnafugata significa donna in fuga ed è un chiaro riferimento al romanzo Il Gattopardo, dove si narra di una regina che trovò rifugio in quella parte della Sicilia dove oggi sorgono i loro vigneti.

Ogni cantina dell’azienda rappresenta un vero e proprio dialogo tra arte e vino, tra bellezza e singolarità: “la cura del bello e dell’accoglienza” mira a coinvolgere intimamente a 360° appassionati e curiosi nell’esperienza Donnafugata. Uno spiccato animo artistico e un occhio attento all’estetica danno vita a locations ricche di storia e di fascino. Sull’isola di Pantelleria è possibile vivere un’esperienza enologica ecosostenibile data da un’architettura che si inserisce armonicamente nei vigneti di Zibibbo. La Tenuta Contessa Entellina apre la notte del 10 agosto all’insegna dell’evento Calici di Stelle. Infine negli anni ’90 la famiglia Rallo ha aperto le porte dalla sua storica cantina a Marsala “per condividere e diffondere la cultura del vino” e per ammirare la seducente barricaia sotterranea scavata nella roccia di tufo nel 2007; qui si può “respirare la storia e allo stesso tempo testimoniare la capacità di innovazione tramite vari percorsi di degustazione”, dove la purezza del bianco e la delicatezza del rovere francese dominano l’ambiente. Quest’attenzione all’ospitalità  è arrivata a toccare la soglia di 10.000 presenze annuali, con una fetta del 30 per cento costituita da visitatori stranieri.

La spirito produttivo si alimenta di vini che rappresentano il volto innovativo di una Sicilia sostenibile e attenta all’ambiente, poiché “dalla vigna alla bottiglia non c’è qualità senza sostenibilità”. La creazione di ogni bottiglia “è come un piccola opera d’arte: richiede intelligenza delle mani, abilità dell’uomo, passione, curiosità, immaginazione e capacità d’interpretazione della materia prima e del territorio”. Persino le etichette “ispirate da Gabriella Rallo e disegnato da Stefano Vitale” non sfuggono a questa iper-personalizzazione artistica dei vini: si crea dunque non solo un legame con il territorio e con la letteratura, ma anche un’anima che interpreta la personalità di ogni prodotto. Calcolo dei Footprint, bottiglie più leggere e vendemmie notturne si traducono in una sostenibilità tout court nel pieno rispetto della biodiversità che ben si presta a essere una valida alleata della qualità, per questo motivo la cantina “ha realizzato due vigneti sperimentali finalizzati alla valorizzazione delle varietà autoctone”.

A raccontare la storia, l’essenza e la bellezza delle cantine Donnafugata è un vino in particolare, l’Anthìlia, “vino bianco basato su varietà autoctone” un classico intramontabile sempre moderno che è anche “il primo vino a essere stato concepito a Donnafugata”.

 

Valentina Forte

 

DonnaFugata
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